Papa Francesco ha reso omaggio a Shabbaz Bhatti

Venerdì 30 novembre papa Francesco ha ricevuto in udienza i membri dell’associazione ‘Missione Shahbaz Bhatti’, il ministro pakistano per le minoranze ucciso dai fondamentalisti islamici nel 2011, ricordando le difficili situazioni in cui vivono i cristiani in Pakistan: “Rendo omaggio alla memoria del caro fratello Shahbaz, e mi rallegra sapere che oggi egli è amato e stimato da tanti in Pakistan e che il suo sacrificio sta portando frutti di speranza.

Anche per lui vale la parola di Gesù: ‘Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto’. Frutto di dialogo, di comprensione, di riconciliazione; frutto di fortezza, di coraggio, di mitezza”.

Rivolgendosi ai membri dell’associazione ha ricordato che le ‘sofferenze’ producono frutti: “E uno dei frutti delle sofferenze dei cristiani è il moltiplicarsi di gruppi e associazioni, come la vostra, che gettano ponti di fraternità attraverso il mondo, superando differenze di lingua, di cultura e a volte anche di religione.

Ponti di fraternità prima di tutto tra le stesse Chiese e comunità ecclesiali, che lo Spirito anima sempre più a camminare insieme nel servizio alla pace e alla giustizia. Ponti di fraternità e di dialogo pure con altri credenti, per favorire rapporti di rispetto e di fiducia reciproca”.

Ed ha rivolto loro di proseguire su questa strada, che ha ricevuto una pronta risposta dall’Italia: “Il vostro appello alla solidarietà ha trovato una risposta pronta e generosa in Italia, specialmente nel Triveneto, coinvolgendo Pastori e comunità, e di questo sono felice e riconoscente. Vi incoraggio ad andare avanti con questo stile evangelico che unisce fermezza e mitezza, per assicurare assistenza alle vittime di false accuse e, al tempo stesso, realizzare segni concreti di lotta alla povertà e alle moderne schiavitù”.

Infine li ha invitati a proseguire nella testimonianza: “Auspico che, sostenuti dalla preghiera e dalla solidarietà fattiva di tanti, possiate estendere la vostra azione in tutte le zone del Pakistan dove i cristiani e le altre minoranze sono più presenti e, purtroppo, anche discriminati e fatti oggetto di soprusi e violenze.

Possa il vostro segno distintivo essere sempre quello che brilla nella testimonianza di Shahbaz Bhatti e di tanti altri martiri del nostro tempo, vale a dire la fede umile e coraggiosa nel Signore Gesù e la capacità di mettere amore dove c’è odio. Questo non è opera nostra ma dello Spirito, e perciò chiedo alla Vergine Maria di mantenervi sempre aperti e docili al Paraclito”.

Prima del saluto papale Paul Jacob ha ricordato il fratello, ministro pakistano delle minoranze ucciso il 2 marzo 2011: “Vorrei dire che noi cristiani non lasciamo che le prove e le difficoltà rubino la nostra speranza, che è fondata sull’amore di Gesù e sulla fede dei martiri, e continueremo a testimoniare il Vangelo della mitezza e del dialogo anche con i nemici della pace”.

E proprio ‘per continuare la sua missione’ è stata fondata l’associazione a lui intitolata, con il sostegno di numerosi vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Essa, ha spiegato Paul Jacob Bhatti, ‘è impegnata in varie opere per difendere i più deboli perseguitati ed emarginati del Pakistan’. E lavora anche per contrastare ‘quella ideologia estrema’ che sottopone i bambini a un vero e proprio ‘lavaggio del cervello’, spingendoli a uccidere e a farsi uccidere. Inoltre «assicura l’assistenza legale alle vittime di false accuse, come quelle di blasfemia”.

A tal fine sono già operativi tre uffici (sostenuti dalle diocesi di Treviso, Venezia e Trento) e altri quattro dovrebbero sorgere nelle zone del Pakistan dove sono più concentrati i cristiani e le minoranze religiose: per questo ‘abbiamo bisogno di aiuto’, ha concluso Bhatti, sottolineando che “l’apertura di questi uffici ci darà la possibilità di sostenere, assistere e proteggere le vittime innocenti di false accuse di reato”.

Nel frattempo Aiuto alla Chiesa che Soffre ha raccolto l’appello di Joseph Nadeem, l’uomo che sin dalla condanna della donna cristiana per blasfemia si è preso cura della sua famiglia: “Abbiamo paura. Nei giorni scorsi hanno sparato sul cancello dell’abitazione in cui ci trovavamo. Riceviamo costantemente minacce ed in più di un’occasione sono stato seguito”.

Infatti anche Joseph Nadeem e la sua famiglia sono in pericolo e vivono assieme alle figlie di Asia Bibi: “Non appena Asia è stata assolta siamo dovuti fuggire. Lei e il marito sono in un luogo sicuro protetti dal governo, ma noi non potevamo stare con loro… Gli islamisti ci danno la caccia ed ogni volta che ci accorgiamo di essere in pericolo scappiamo immediatamente. Non possiamo neanche andare a comprare da mangiare. Io esco soltanto di notte e con il volto coperto”.

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