Aiuto alla Chiesa che Soffre: le persecuzioni contro i cristiani aumentano

“Il Santo Padre rivolge il suo affettuoso saluto ai giovani che prendono parte al pellegrinaggio diocesano promosso da codesto Patriarcato e dalla fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma di tanti cristiani perseguitati a motivo della loro fede”.

E’ iniziato così il messaggio di papa Francesco al patriarca di Venezia Francesco Moraglia, a firma del Segretario di Stato card. Pietro Parolin, durante la festa veneziana della Madonna della Salute, con l’iniziativa ‘Venezia in rosso’ che ha ‘colorato’ la basilica della Salute ed altri luoghi simbolo della città in memoria dei cristiani martiri e perseguitati nel mondo.

Il messaggio è stato concluso da una preghiera per i cristiani perseguitati: “Papa Francesco incoraggia a pregare affinché questi nostri fratelli e sorelle vessati per le proprie convinzioni religiose possano resistere forti nella prova, sentendo accanto a loro la presenza orante e consolante dell’intera comunità cattolica così da diventare seme di nuova vitalità e di speranza per la Chiesa. Con tali voti, il Sommo Pontefice assicura un orante ricordo e volentieri invia la benedizione apostolica, quale incoraggiamento ad essere ovunque artefici di riconciliazione e di pace”.

Ed il XIV rapporto della Fondazione pontificia ‘Aiuto alla Chiesa che Soffre’, presentato l’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, ha messo in evidenza tale ‘massacro’ dei cristiani. Nel rapporto è sottolineato che nel mondo un cristiano ogni 7 vive in un Paese di persecuzione: sono infatti quasi 300.000.000 i cristiani che soffrono la persecuzione.

Nel periodo preso in esame dal Rapporto (da giugno 2016 a giugno 2018) si riscontra un aumento delle violazioni della libertà religiosa in molti Stati. In totale sono stati identificati 38 Paesi in cui si registrano gravi o estreme violazioni della libertà religiosa. 21 Paesi sono classificati come di persecuzione: Afghanistan, Arabia Saudita, Bangladesh, Birmania, Cina, Corea del Nord, Eritrea, India, Indonesia, Iraq, Libia, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Siria, Somalia, Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan e Yemen. 17 invece sono luoghi di discriminazione: Algeria, Azerbaigian, Bhutan, Brunei, Egitto, Federazione Russa, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mauritania, Qatar, Tagikistan, Turchia, Ucraina e Vietnam.

Quindi dal rapporto risulta che il 61% della popolazione mondiale vive in Paesi in cui non vi è rispetto per la libertà religiosa; nel 9% delle nazioni del mondo vi è discriminazione; e nell’11% degli Stati vi è persecuzione. Inoltre in 17 dei 38 Stati in cui si registrano violazioni della libertà religiosa la situazione è peggiorata durante il periodo in esame. In altri (Corea del Nord, Arabia Saudita, Nigeria, Afghanistan ed Eritrea) il quadro è rimasto invariato, giacché così grave da non poter peggiorare. Invece una tendenza preoccupante emersa nel periodo analizzato è l’aumento del nazionalismo aggressivo ai danni delle minoranze, degenerato a tal punto da poter essere definito ‘ultra-nazionalismo’.

Tale fenomeno si è sviluppato in modo diverso a seconda dei Paesi. Significativo il caso dell’India dove si evidenziano sempre più atti di violenza ai danni delle minoranze religiose. Il forte aumento delle violenze ai danni delle minoranze religiose in India è coinciso con l’ascesa del Bharatiya Janata Party (BJP) e non registra battute di arresto. Nel 2017 sono stati infatti compiuti 736 attacchi contro i cristiani, con un netto aumento rispetto ai 358 del 2016. L’ultra-nazionalismo non si identifica necessariamente con una religione.

Spesso infatti si manifesta come una generale ostilità dello Stato nei confronti di tutte le fedi e si traduce in misure restrittive che limitano fortemente la libertà religiosa. Esempi eclatanti sono la Cina, dove i nuovi ‘regolamenti sugli affari religiosi’, impongono ulteriori restrizioni ai gruppi religiosi, e la Corea del Nord, dove si ritiene che migliaia di cristiani siano detenuti in campi di prigionia, dove ricevono un trattamento più duro degli altri detenuti a causa della loro fede.

Inoltre il successo delle campagne militari contro l’ISIS ed altri gruppi iper-estremisti ha in qualche modo ‘celato’ la diffusione di altri movimenti militanti islamici in regioni dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia. Il fondamentalismo di matrice islamica è presente in 22 Paesi, in cui vivono in totale un miliardo e 337.000.000 persone. E così se Boko Haram in Nigeria sembra perdere terreno, nel periodo in esame sono aumentate le violenze da parte dei pastori militanti islamici di etnia fulani. E violenti attacchi anticristiani continuano a verificarsi in Egitto, dove ai quattro gravi attentati avvenuti nel periodo in esame al Cairo, Alessandria, Tanta e Minya, si aggiunge l’attacco terroristico del 2 novembre scorso al bus di pellegrini copti a Minya.

Un’altra piaga che affligge la comunità cristiana egiziana è il rapimento e la conversione forzata all’Islam di adolescenti, ragazze e donne cristiane. Almeno sette ragazze copte sono state rapite e convertite nell’aprile 2018. La stessa sorte spetta ogni anno a circa 1000 ragazze cristiane e indù in Pakistan.

Non va sottaciuta inoltre la cortina di indifferenza dietro la quale le vulnerabili comunità di fede continuano a soffrire, mentre la loro condizione viene ignorata da un Occidente secolarizzato. La maggior parte dei governi occidentali non ha provveduto a fornire la necessaria e urgente assistenza ai gruppi di fede minoritari, in particolare alle comunità di sfollati che desiderano tornare a casa nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire.

Infine il Rapporto ha evidenziato anche criticità riscontrate in Occidente: “Il periodo in esame ha visto un aumento dell’antisemitismo in Europa, un fenomeno spesso legato alla crescita dell’Islam militante… In Francia, dove la comunità ebraica è la più popolosa d’Europa e conta circa 500.000 appartenenti, vi è stato un picco ben documentato di attacchi antisemiti e di violenze contro centri culturali e religiosi ebraici”.

Anche l’avversione nei confronti delle minoranze islamiche ha registrato un forte aumento. Il biennio analizzato ha visto poi un’ondata di attacchi terroristici in Occidente, in particolare in Europa: “La maggior parte dei governi occidentali non ha provveduto a fornire la necessaria e urgente assistenza ai gruppi di fede minoritari, in particolare alle comunità di sfollati che desiderano tornare a casa nelle rispettive nazioni dalle quali sono stati costretti a fuggire”.

In conclusione il direttore Monteduro si è rivolto ad ‘un Occidente analfabeta’ chiedendo che la libertà religiosa sia posta tra le priorità della politica internazionale.

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