Mons. Delpini: la resistenza semina speranza

Nella diocesi di Milano, secondo il calendario ambrosiano, domenica 18 novembre è iniziato il tempo di Avvento e mons. Delpini ha invitato a viverlo con la ‘resistenza’, che può vincere l’impazienza ed illuminare la storia: “Il tempo tribolato non passa mai, dura in modo esagerato. Chi non riesce a dormire nella notte, guarda l’orologio e sembra fermo tanto sono lenti i minuti. Chi aspetta un conforto o un sollievo, tiene d’occhio la porta: e non si apre mai”.

Infatti l’impazienza inquieta l’uomo, che non sa discernere il tempo: “La situazione che opprime, il male che non si è meritato, lo spettacolo della desolazione che si è stanchi di guardare, l’accumularsi delle disgrazie che risultano insopportabili, tutto contribuisce ad alimentare l’impazienza.

L’impazienza divora l’anima tribolata con l’agitazione che aspetta un esito che tarda troppo: quando, quando si potrà vedere la liberazione dal male? L’impazienza inquieta l’anima tribolata con la suscettibilità di chi soffre dell’ingiustizia: perché a me e non agli altri? perché sono punito in questo modo, se non ho fatto niente di male? L’impazienza irrita l’anima tribolata con il risentimento che cerca uno che ha colpa della tribolazione: che sia Dio? o che sia la vita? o che sia il destino?..

L’impazienza rende intrattabili quando diventa agitazione, suscettibilità e risentimento e così chi ha più bisogno di prossimità e di aiuto finisce per ritrovarsi più solo e più abbandonato, perché, in realtà, si è reso insopportabile”.

Però davanti agli eventi della storia Gesù invita al discernimento con parole di speranza: “Il tempo d’Avvento si apre con una parola che viene da Dio e visita il tempo della tribolazione: tutte le mani sono fiacche, ogni cuore d’uomo viene meno. Spasimi e dolori li prendono, si contorcono come una partoriente.

Ognuno osserva sgomento il suo vicino: i loro volti sono volti di fiamma. Che cosa dice Dio a questa terra tribolata? Che cosa dice Gesù ai suoi discepoli e alla gente del suo tempo immersi nel dramma della storia? Dice all’impazienza: non è subito la fine! Dice ai suoi discepoli: non lasciatevi prendere dall’impazienza. Piuttosto attrezzatevi per la resistenza, disponetevi alla perseveranza, continuate a scrutare il tempo, il cielo e la terra per riconoscervi i segni dell’avvicinarsi del Figlio dell’uomo”.

Ed ecco cosa significa evangelicamente la parola ‘resistenza’: “Coloro che sono attrezzati per la resistenza e disposti alla perseveranza sono quelli che sono capaci di vivere le situazioni come occasioni. Voi che resistete e perseverate nella tribolazione avrete occasione per dare testimonianza.

I discepoli vivono ogni situazione come adatta per eseguire la missione ricevuta: alzano il capo e si rallegrano perché la liberazione è vicina; affrontano la persecuzione senza lasciarsi terrorizzare perché sono miti e disponibili alla benevolenza anche verso chi li fa soffrire, sono pronti alla solidarietà anche mettendo a rischi la propria vita, sono testimoni di speranza anche quando sono circondati dal disprezzo e dallo scherno.

Non dicono parole proprie, ma parole che vengono da Dio: perciò benedicono e non maledicono. Si è compiuto in loro quella trasfigurazione che ha operato il Cristo: ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Proprio questo è avvenuto: eravate tenebre, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce.

Ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. La resistenza può, per grazia di Dio, vincere l’impazienza. La resistenza può, per grazia di Dio, illuminare la storia. La resistenza può, per grazia di Dio, seminare speranza”.

Prima della celebrazione eucaristica l’arcivescovo di Milano ha incontrato i fedeli con difficoltà uditive: “Sono molto contento di avere questa occasione per celebrare con voi l’inizio dell’Avvento. Vi ho invitati oggi per dare un messaggio a tutta la Diocesi perché desidero che coloro che hanno difficoltà ad udire possano vivere una vita cristiana accompagnati dalla Chiesa nelle loro comunità…

Ascoltare la Parola di Dio è, talvolta, difficile anche per chi non è sordo. Le età della vita, le malattie, i traumi possono rendere difficile sentire: per questo le nostre comunità devono trovare aiuti perché tutti possano ascoltare. Voi dovete diventare protagonisti di questa sensibilizzazione nelle vostre parrocchie e dire che il Vescovo desidera trovare un aiuto, per chi non sente, perché la Parola di Dio è consolazione necessaria per tutti… Ascoltare la Parola di Dio è una soddisfazione immensa”.

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