Card. Becciu: i martiri spagnoli uccisi per fedeltà a Cristo

“Ieri, a Barcellona, è avvenuta la Beatificazione di Padre Teodoro Illera del Olmo e quindici compagni martiri. Si tratta di tredici consacrati e tre fedeli laici. Alla Congregazione di San Pietro in Vincoli appartenevano nove religiosi e i laici; tre religiose erano Cappuccine della Madre del Divin Pastore e una era Francescana del Sacro Cuore.

Questi nuovi Beati sono stati tutti uccisi per la loro fede, in luoghi e date diversi, durante la guerra e la persecuzione religiosa del secolo scorso in Spagna. Lodiamo il Signore per questi suoi coraggiosi testimoni”: così nell’Angelus domenicale papa Francesco ha ricordato i nuovi 16 martiri beati, che sabato 10 novembre la Chiesa ha riconosciuto in quanto uccisi durante la persecuzione religiosa in Spagna negli anni 1936-1937 nella Sagrada Familia a Barcellona con una messa celebrata dal card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

I 13 religiosi appartengono alla Congregazione di San Pietro in Vicoli, la Congregazione delle Suore Cappuccine della Madre del Divino Pastore e la Congregazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori, mentre i 3 laici “hanno vissuto coerentemente la loro vocazione cristiana alla carità, diventando apostoli di aiuto fraterno e ospitalità premurosa nei confronti dei religiosi della Congregazione di San Pietro in Vincoli”, ha detto nell’omelia il Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi.

Sottolineando le loro virtù cristiane il card. Becciu ha evidenziato la loro coerenza con il Vangelo: “Questa è la vittoria che essi hanno riportato nel periodo segnato da un clima di persecuzione nei confronti di tutti coloro che si professavano membri della Chiesa cattolica, fossero essi consacrati o fedeli laici.

I nuovi Beati erano fedeli alla Chiesa e per questo spargevano il bene sia nelle parrocchie, sia nei collegi dove insegnavano e in altre attività attinenti al loro stato di vita. Nel momento supremo della loro esistenza, quando dovevano confessare la propria fede, non ebbero paura: hanno accettato la morte poiché non negarono la loro identità di religiosi, religiose o di laici impegnati.

Il movente della loro uccisione è prettamente religioso, determinato dall’odio degli oppressori nei confronti della fede e della Chiesa cattolica, presa di mira in quel contesto storico che viveva la Spagna. L’odio verso la Chiesa ebbe il sopravvento e oppresse la dignità umana e i principi di libertà e di democrazia”.

E nonostante il clima di intolleranza ebbero fiducia in Dio, facendo un parallelo con i fratelli maccabei; “Pur consapevoli dei pericoli incombenti, non arretrarono e vissero la detenzione e la morte con grande fiducia in Dio e nella vita eterna. Imitarono così i sette fratelli martiri maccabei e la loro madre, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, che sopportavano ‘tutto serenamente per le speranze poste nel Signore’.

Nei Beati che oggi celebriamo, la cui vita fu sigillata dal martirio in odium fidei, la Chiesa riconosce un modello da imitare perché i credenti di tutti i tempi camminino più speditamente verso quella Gerusalemme celeste che loro già abitano”.

Per il Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi occorre ‘morire’ per portare ‘frutto’: “Questi nostri fratelli e sorelle, che oggi sono stati proclamati Beati, in ogni loro scelta furono ‘chicco’ perché accettarono di morire poco alla volta nel quotidiano spendendosi al servizio del Vangelo, fino al gesto eroico finale.

La fecondità di ogni annuncio e di ogni servizio nella Chiesa si misura nella disponibilità di essere chicco di grano caduto in terra, come Gesù che ha portato molto frutto quando è morto. Come la caduta nella terra è la condizione della fecondità del grano di frumento, così con la morte, Gesù, innalzato da terra, attira tutta l’umanità al Padre”.

Ed ha ricordato che anche oggi i cristiani sono perseguitati: “La strada percorsa dal divino Maestro è la stessa che deve percorrere ogni discepolo. Gesù non ci chiede di perdere la vita materiale per avere quella spirituale, ma di vivere la nostra esistenza non nella conservazione e nell’attaccamento di noi stessi ma nel dono e nell’amore verso gli altri.

Solo chi dona totalmente se stesso per amore porta frutto e si apre alla vera vita… Il servizio è la vera strada della sequela. Solo chi è capace di servire può dire di essere sulla strada che Gesù sta percorrendo, di essere suo discepolo”.

Infine ha ricordato il significato attuale del martirio: “Ma questi martiri ci invitano anche a pensare alla moltitudine di credenti che vengono perseguitati anche oggi, nel mondo, in modo nascosto, lacerante, perché comporta la mancanza di libertà religiosa, l’impossibilità di difendersi, l’internamento, la morte civile: la loro prova ha punti in comune con quella dei nostri nuovi Beati.

Infine, dobbiamo domandare per noi stessi il coraggio della fede, della completa fedeltà a Gesù Cristo, alla sua Chiesa, nel momento della prova come nella vita quotidiana. Il nostro mondo troppo spesso indifferente o inconsapevole attende dai discepoli di Cristo una testimonianza inequivocabile, cioè, come quella dei martiri celebrati oggi:

Gesù Cristo è vivo; la preghiera e l’Eucaristia ci sono essenziali per vivere della sua vita; il nostro attaccamento alla Chiesa è tutt’uno con la nostra fede; l’unità fraterna è il segno per eccellenza dei cristiani; la vera giustizia, la purezza, l’amore, il perdono e la pace sono frutti dello Spirito di Gesù; l’ardore missionario fa parte di questa testimonianza; noi non possiamo tenere nascosta la lampada accesa della nostra fede”.

Con la fedeltà al Vangelo i nuovi beati hanno indicato una strada per ravvivare la fede: “Con la loro fedeltà con la quale hanno saputo essere eroici, essi ci insegnano a cercare incessantemente la volontà di Dio nel compimento del nostro dovere quotidiano. Sono una testimonianza viva di come in mezzo alle tribolazioni e alle ostilità, il discepolo di Cristo è chiamato a conservare pazienza e mansuetudine, unite ad una capacità di perdono, come Cristo sulla croce.

Questa beatificazione possa ravvivare così la nostra fede, la nostra testimonianza cristiana, la nostra vita!.. Beato Teodoro Illera Del Olmo e quindici compagni martiri, pregate per noi!”

Oltre a padre Teodoro Illera e otto confratelli della congregazione di San Pietro in Vincoli, gli altri beati sono suor Andrea Solans e due consorelle della congregazione di suore cappuccine della Madre del Divin Pastore, suor Carlota della Visitación Duque della congregazione delle francescane dei Sacri Cuori, e tre laici: Gregorio Díez, vedovo, Camila Díez, sorella di Gregorio, e Eliseo Moradillo.

Teodoro, Joaquín, Máximo e Joaquín José furono uccisi a Pallejà (Barcellona) il 27 luglio 1936, Bernardo lo stesso giorno a Barcellona, Estanislao di Kostka a Alcañiz (Teruel) il 18 settembre 1936, Ángel, Ricardo e Acacio María a Cerdanyola (Barcellona) il 15 febbraio 1937 (data dell’arresto) insieme a Gregorio e Camila, nella cui casa si erano rifugiati, Eliseo, Andrea e María Auxilio a Hospitalet de Llobregat (Barcellona) il 31 luglio 1936, e Patrocinio lo stesso giorno a Barcellona.

Carlota de la Visitación fu uccisa nel capoluogo catalano l’11 novembre 1936. I tre laici vennero uccisi proprio per aver accolto e protetto i consacrati.

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