Papa Francesco ed il patriarca Mar Gewargis III pregano per i cristiani perseguitati

Nella scorsa settimana in Vaticano si sono incontrati papa Francesco e il Catholicos Patriarca Mar Gewargis III per pregare per i cristiani perseguitati in Medio Oriente, in occasione della conferenza commemorativa del settimo centenario della morte di Abdisho bar Berika, metropolita di Nisibi, svoltasi l’8 e il 9 novembre al Pontificio istituto orientale (Pio).

Il metropolita di Nisibi è considerato uno tra i teologi, poeti e canonisti più importanti della tradizione di questa antichissima Chiesa, conosciuta nella storia anche come ‘nestoriana’ e ‘sira orientale’. Con le sue radici in Iraq, essa un tempo costituiva un’entità vasta, globale, che si diffuse fino a Cipro ad occidente e fino in Cina ad oriente, producendo importanti pensatori in tutto il Medioevo, alcuni dei quali contribuirono alla trasmissione del pensiero greco nel mondo islamico.

Al termine dell’incontro hanno firmato una dichiarazione comune in cui hanno descritto il percorso di dialogo tra le Chiese: “Negli ultimi decenni, le nostre Chiese sono diventate più vicine di quanto non siano mai state nel corso dei secoli. Sin dal loro primo incontro a Roma nel 1984, i nostri predecessori, di venerata memoria, papa san Giovanni Paolo II e il Catholicos Patriarca Mar Dinkha IV, hanno intrapreso un cammino di dialogo.

Siamo molto grati per i frutti di questo dialogo di amore e di verità, che confermano che la diversità di usanze e di discipline non è in alcun modo un ostacolo all’unità, e che certe differenze nelle espressioni teologiche sono spesso complementari piuttosto che contrastanti. E’ nostra orante speranza che il nostro dialogo teologico ci aiuti a spianare il cammino verso il giorno a lungo atteso in cui potremo celebrare insieme il sacrificio del Signore sullo stesso altare. Nel frattempo, intendiamo procedere nel mutuo riconoscimento e nella testimonianza comune del Vangelo”.

Nella dichiarazione hanno sottolineato la grave situazione in cui vivono i cristiani nel Medio Oriente: “Nel nostro pellegrinaggio verso l’unità visibile, sperimentiamo una sofferenza comune che nasce dalla drammatica situazione dei nostri fratelli e sorelle cristiani in Medio Oriente, specialmente in Iraq e in Siria.

L’importanza della presenza e della missione cristiana in Medio Oriente è stata evidenziata ancora una volta in modo chiaro durante la Giornata di preghiera e riflessione che si è tenuta a Bari il 7 luglio 2018, quando i capi delle Chiese e delle comunità cristiane del Medio Oriente si sono riuniti per pregare e per parlare gli uni con gli altri.

La Buona Novella di Gesù, crocifisso e risorto per amore, è giunta dal Medio Oriente e nel corso dei secoli ha conquistato cuori umani, non con la forza terrena, bensì con la forza disarmata della Croce. Tuttavia, da decenni ormai il Medio Oriente è un epicentro di violenza, dove ogni giorno intere popolazioni sopportano prove dolorose. Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini innocenti soffrono immensamente a causa di conflitti violenti che nulla può giustificare.

Le guerre e le persecuzioni hanno aumentato l’esodo di cristiani dalle terre in cui hanno vissuto fianco a fianco con altre comunità religiose dai tempi degli apostoli. Senza distinzione di rito o confessione, soffrono perché professano il nome di Cristo. In loro vediamo il Corpo di Cristo che, ancora oggi, è tormentato, percosso e oltraggiato. Siamo profondamente uniti nella nostra preghiera d’intercessione e nel nostro impegno caritatevole verso questi membri sofferenti del corpo di Cristo”.

E nonostante questo martirio hanno invitato i cristiani queste terre che hanno visto la nascita delle tre religioni monoteiste: “Dinanzi a questa situazione, ci uniamo ai nostri fratelli e alle nostre sorelle perseguitati per essere voce di chi non ha voce. Insieme faremo tutto il possibile per alleviare la loro sofferenza e aiutarli a trovare modi per iniziare una nuova vita. Desideriamo ribadire ancora una volta che non è possibile immaginare il Medio Oriente senza cristiani.

Questa convinzione non si fonda solo su basi religiose, ma anche su realtà sociali e culturali, poiché i cristiani, insieme ad altri credenti, contribuiscono largamente all’identità specifica della regione: un luogo di tolleranza, mutuo rispetto e accettazione. Il Medio Oriente senza cristiani non sarebbe più il Medio Oriente”.

Ed hanno chiesto una pace, fondata sulla cittadinanza e non una tregua: “Una tregua mantenuta con muri e dimostrazioni di forza non porterà alla pace, poiché la pace autentica può essere raggiunta e conservata solo attraverso l’ascolto reciproco e il dialogo. Pertanto, esortiamo ancora una volta la comunità internazionale a implementare una soluzione politica che riconosca i diritti e i doveri di tutte le parti coinvolte.

Siamo convinti della necessità di garantire i diritti di ogni persona. Il primato del diritto, compresi il rispetto della libertà religiosa e l’uguaglianza dinanzi alla legge, basato sul principio di ‘cittadinanza’, a prescindere dall’origine etnica o dalla religione, è un principio fondamentale per l’istituzione e il mantenimento di una coesistenza stabile e produttiva tra i popoli e le comunità del Medio Oriente.

I cristiani non vogliono essere considerati una ‘minoranza protetta’ o un gruppo tollerato, bensì cittadini a pieno titolo, i cui diritti sono garantiti e tutelati insieme a quelli di tutti gli altri cittadini”.

Nell’incontro con il patriarca papa Francesco ha ricordato l’incontro avvenuto a Bari nello scorso luglio: “Condividiamo infatti la grande sofferenza che deriva dalla tragica situazione che vivono tanti nostri fratelli e sorelle in Medio Oriente, vittime della violenza e spesso costretti a lasciare le terre dove vivono da sempre.

Essi percorrono la via crucis sulle orme di Cristo e, pur appartenendo a comunità differenti, instaurano tra loro rapporti fraterni, diventando per noi testimoni di unità. E’ per la fine di tanto dolore che più tardi pregheremo insieme, invocando dal Signore il dono della pace per il Medio Oriente, soprattutto per l’Iraq e la Siria”.

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