Asia Bibi: nel silenzio dell’Occidente, l’Italia mostri coraggio!

Dopo 3421 giorni di prigionia, la vicenda della pakistana Asia Bibi sembrava essersi risolta nella maniera più equa e ragionevole: la giovane cristiana, madre di cinque figli, falsamente accusata di blasfemia, è stata assolta dall’Alta Corte.

Sembrava, purtroppo: a causa delle violente sommosse della componente islamista della popolazione, il governo ha sospeso la procedura di espatrio, in attesa della valutazione di un reclamo contro la sentenza.

Lo stato di diritto sembra essere eclissato da pressioni fondamentaliste; le faziosità ideologiche sovrastano sui principi essenziali di libertà religiosa ed uguaglianza davanti alla legge. Asia Bibi, agli occhi dei suoi aguzzini, non è una donna, ma il simbolo degli infedeli, poco importa se abbia o meno commesso il crimine di blasfemia.

In questa vicenda, così densa di significato culturale, ciò che è più assordante non è il clamore fondamentalista, ma il silenzio dell’Occidente. Tra tutti i leader mondiali, l’unico che ha alzato la voce e attivato i canali diplomatici è stato il Santo Padre; gli unici media che hanno trattato l’argomento sono stati quelli cattolici, con Avvenire in testa.

Al momento dell’assoluzione, ben poca è stata la risonanza nei canali d’informazione. Di fronte al laico Occidente, che proclama la realpolitik della neutralità su alcune tematiche, per tutelare i rapporti di forza internazionali, quale può essere il peso di Asia Bibi?
Quale campagna elettorale potrà giocarsi sull’averla o meno salvaguardata? E l’Italia, che parte ha avuto nella vicenda?

Lasciamo parlare l’avvocato Saif ul-Malook – di religione musulmana, sottolineo – che si sta battendo, a costo della vita, per salvare Asia Bibi: “Non metterò più piede in Italia, a Roma mi sono sentito accolto come un terrorista, è stato avvilente per uno che ha messo a repentaglio la sua vita per combattere contro i fondamentalisti. E fa ancora più male che mi abbiano trattato così nel Paese del Papa, dopo che sono stato costretto a lasciare la mia casa in Pakistan per difendere una donna cattolica”.

L’avvocato, che è dovuto fuggire dal Pakistan per il pericolo di rappresaglie, si stava recando ad Amsterdam, ospite di una ONG, per poter decidere la nuova strategia difensiva e ha dovuto far scalo a Fiumicino. E, in quest’occasione, l’Italia ha mostrato tutto il suo zelo nella lotta contro il terrorismo… sul soggetto sbagliato.

Ora, l’Italia mostri di avere altrettanto zelo, attivandosi per la pronta liberazione di Asia Bibi, accogliendola e concedendole asilo.
Credo che, davanti al suo calvario, nessuno potrà parlare di ‘pacchia’ o ‘aiutiamoli a casa loro’, anzi, dovremmo tutti abbassare lo sguardo dinanzi alla coerenza e alla tenacia di una donna e della sua famiglia contro la barbarie fondamentalista.

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