Il papa agli scalabriniani: sentitevi migranti

Gli scalabriniani, riuniti a Rocca di Papa per il XV Capitolo generale ordinario della congregazione scalabriniana, hanno eletto la nuova Direzione generale a superiore generale p. Leonir Chiarello, che sarà coadiuvato da p. Giovanni Borin in qualità di primo consigliere e vicario generale; da p. Mariano Cisco come secondo consigliere generale; da p. Mario Geremia come terzo consigliere generale e da p. Graziano Battistella come quarto consigliere generale; inoltre p. Giovanni Borin è stato eletto all’ufficio di economo generale, e p. Luigi Sabbarese all’ufficio di procuratore generale.

P. Chiarello, nato a Serafina Correa in Brasile il 19 maggio 1967 e ordinato sacerdote il 5 agosto 1995, è stato il direttore esecutivo dello Scalabrini International Migration Network e il suo rappresentante permanente presso le Nazioni Unite e altre organizzazioni internazionali:

“Non mi aspettavo questa missione. Ma come ho fatto durante tutto il mio ministero, dopo 23 anni come sacerdote e 30 anni di vita religiosa, ho cercato sempre di obbedire e di riconoscere la volontà di Dio che si manifesta negli avvenimenti nella vita e anche in quello che in confratelli ci indicano. Insieme possiamo riconoscere i segni dei tempi, i segni di Dio attraverso le migrazioni per dare come scalabriniani una risposta adeguata e significativa a queste sfide”.

Invece p. Borin, riferendosi al discorso di papa Francesco ha esortato a non rimanere indifferenti di fronte ai migranti: “Penso che è ciò che stanno vivendo Europa e Africa sia purtroppo in profonda consonanza con quello sta succedendo in varie parti del mondo. Non possiamo considerare i paesi di provenienza dei migranti come delle realtà che non ci interessano…

Non c’è più un angolo della terra che possa essere escluso dal nostro interesse e dalla nostra solidarietà. I migranti ci fanno riscoprire la geografia, la storia, i diritti umani, i diritti religiosi, il senso della solidarietà. Il mondo è una casa… Il migrante, oltre che il disagio e la sofferenza personale, cade troppo facilmente vittima di persone senza scrupoli. Oggi non possiamo rimanere indifferenti prima di tutto alle persone che vivono il dramma di dover lasciare, partire inserirsi e trovare uno spazio”.

Ed alcuni giorni prima, ricevendo i ‘capitolari’, papa Francesco lo aveva esortati ad insegnare a ricevere lo straniero. Nel dialogo papa Francesco aveva affermato di averli conosciuti quando era vescovo a Buenos Aires e rispondendo alle domande ha affermato: “E’ più facile accogliere uno straniero che essere accolto, e voi dovete fare ambedue le cose. Voi dovete insegnare, aiutare ad accogliere lo straniero, e dare tutte le possibilità alle nazioni che hanno di tutto o il sufficiente per usare queste quattro parole che Lei ha detto. Come accogliere uno straniero…

L’Argentina ha questa esperienza di accogliere, perché c’era lavoro e c’era anche bisogno. E l’Argentina, per la mia esperienza, è un cocktail di ondate migratorie, voi lo sapete meglio di me. Perché i migranti costruiscono un Paese; come hanno costruito l’Europa. Perché l’Europa non è nata così, l’Europa è stata fatta da tante ondate migratorie durante i secoli”.

Eppoi il papa ha sottolineato che ognuno è straniero: “Anche noi siamo stranieri. E se noi non cerchiamo di essere accolti dalla gente, da quelli che sono migranti e da quelli che non lo sono, manca un’altra parte nella nostra coscienza: diventeremo i ‘padroni’, i padroni dell’immigrazione, quelli che sanno di più delle migrazioni.

No. Occorre avere, nella vostra esperienza religiosa, questa esperienza: di essere anche voi migranti, almeno migranti culturali. Per questo a me è sempre piaciuto, nel vostro itinerario di formazione, il fatto di far girare gli studenti: fare la teologia qui, la filosofia là…, perché possano conoscere diverse culture.

Essere straniero. E questo è molto importante. Dalla propria esperienza di essere stato straniero, per gli studi o per le destinazioni, cresce la conoscenza di come si accoglie uno straniero”.

Un’altra parola sottolineata dal papa ha riguardato la preghiera: “Il migrante prega. Prega perché ha necessità di tante cose. E prega a modo suo, ma prega. Un pericolo per tutti noi, uomini e donne di Chiesa, ma per voi di più, per la vostra vocazione, sarebbe non avere bisogno di preghiera… Bussare alla porta della preghiera. Essere migranti nell’esperienza della migrazione, come voi fate nelle destinazioni, ed essere migranti nella preghiera, bussare alla porta per essere ricevuto dal Signore: questo è un aiuto molto importante”.

Eppoi, pensando alle migrazioni in America, ha sottolineato il significato della comunità: “E un altro fenomeno dei migranti (pensiamo alla carovana che va dall’Honduras agli Stati Uniti) è l’ammucchiarsi. Il migrante di solito cerca di andare in gruppo. A volte deve andare solo, ma è normale ammucchiarsi, perché ci sentiamo più forti nella migrazione. E lì c’è la comunità.

Nel calcio c’è la possibilità di un ‘libero’, che possa muoversi secondo le opportunità, ma da voi non c’è possibilità, i ‘liberi’ da voi falliscono. Sempre la comunità. Sempre in comunità, perché la vostra vocazione è proprio per i migranti che si ammucchiano. Sentitevi migranti. Sentitevi, sì, migranti davanti ai bisogni, migranti davanti al Signore, migranti fra voi. E per questo il bisogno di ammucchiarsi”.

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