Giornata mondiale: 86 italiani su 100 puntano sul risparmio

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio, celebratasi il 31 ottobre, ha inviato al presidente dell’ACRI, Giuseppe Guzzetti, un messaggio: “L’attenzione all’etica e allo sviluppo, temi chiave di questa 94^ Giornata, sottolinea il valore sociale del risparmio che va ben oltre la sfera individuale e familiare.

La tutela del risparmio, prevista dall’art. 47 della Costituzione, corrisponde alla garanzia dell’irrinunciabile libertà delle famiglie di poter autonomamente individuare i mezzi atti a sostenere le proprie scelte di vita e, insieme, sottolinea l’enorme valore rappresentato, per la stabilità del sistema economico-finanziario italiano, dal popolo dei risparmiatori.

I risparmi delle famiglie rappresentano complessivamente un elemento di forza che va accuratamente tutelato… Lo sviluppo, e quindi la creazione e la diffusione di benessere nel Paese, passa attraverso la capacità di iniziative dirette alla crescita dell’economia reale. Sono quindi particolarmente benvenute le iniziative di finanza etica, attente alla produzione e distribuzione di beni e servizi, e all’impatto sociale delle proprie attività”.

Per l’occasione sono stati resi noti i risultati dell’indagine Acri – Ipsos che quest’anno ha dedicato un focus al tema ‘Etica del risparmio e sviluppo’. Ne emerge il ritratto di una popolazione che vive un momento di incertezza che spinge a risparmiare per il futuro, anzi l’80% degli italiani ritiene che sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese. Consumi guardinghi, ma donazioni costanti, anche se il 16% ne ha ridotto l’importo.

I risultati dell’indagine sono suddivisi in due macroaree: la prima, comune a tutte le rilevazioni (dal 2001 al 2018), che consente di delineare quali siano oggi l’atteggiamento e la propensione degli Italiani verso il risparmio, evidenziando i cambiamenti rispetto al passato. L’indagine ha rilevato che gli italiani stanno vivendo una fase di incertezza.

Consapevoli di elementi di miglioramento rispetto al passato sperano in una situazione più positiva per il futuro, anche se in maggioranza ritengono che la crisi durerà ancora qualche anno. Più positivi risultano i giovani fino ai 30 anni nel Centro Sud, molto meno i 31-44enni del Nord Est, per i quali si registra un calo di fiducia.

In questo contesto “la tensione al risparmio rimane molto forte, con segnali di ulteriore rafforzamento, soprattutto in un’ottica cautelativa. Cresce anche il valore sociale che al risparmio viene attribuito: l’80% degli italiani ritiene, infatti, che sia utile per lo sviluppo sociale e civile del Paese”.

Le prospettive dell’Italia sembrano fortemente legate all’Europa: se da una parte è forte la delusione per i progressi del processo di unificazione europea (il 53% ha una bassa fiducia), dall’altra ancor più che in passato si ritiene fondamentale la scelta europeista del Paese (il 66% ritiene che l’uscita sarebbe un danno per il Paese, in crescita rispetto al 61% del 2017; chi ritiene l’uscita un vantaggio scende dal 17% al 14%). Allo stesso tempo sempre più italiani sono convinti che rimanere nell’euro sia la scelta più idonea (il 56% ritiene che sarà un vantaggio, contro il 29% che preferirebbe non avere l’euro in futuro).

Inoltre l’incertezza che stanno vivendo gli italiani ha effetti evidenti sulle decisioni di risparmio e di consumo: la tensione al risparmio, ovvero il desiderio di risparmiare, è molto forte e riguarda l’86% degli italiani, come lo scorso anno, ma ben il 38% addirittura non vive tranquillo se non mette da parte dei risparmi (+1 sul 2017), e il 39% delle famiglie afferma di essere riuscito effettivamente a risparmiare (+2 punti percentuali sul 2017), mentre diminuiscono coloro che consumano tutto il reddito: sono il 37% contro il 41% del 2017.

Al contempo aumentano lievemente le famiglie in saldo negativo di risparmio: dal 21% del 2017 al 22% attuale; in quest’ambito decresce il numero di coloro che intaccano il risparmio accumulato (dal 16% dello scorso anno al 14% attuale), ma aumentano coloro che ricorrono a prestiti (sono l’8% contro il 5% del 2017).

L’aumento del risparmio lordo delle famiglie (+18% rispetto allo stesso periodo del 2017) è riscontrato anche dall’Istat (che rileva lo stock di risparmio, non il numero dei risparmiatori). Inoltre gli italiani sono piuttosto soddisfatti (13% molto soddisfatti e 54% abbastanza soddisfatti) di come gestiscono i propri risparmi.

L’investimento ideale non esiste più: gli italiani si dividono in 3 gruppi quasi omogenei: il 30% ritiene che l’investimento ideale proprio non ci sia (-3 punti rispetto al 2017), il 32% lo indica negli immobili (+1 punto sul 2017), il 31% indica gli investimenti finanziari reputati più sicuri. Ultimi, con il 7%, sono coloro che indicano come ideali gli strumenti finanziari più rischiosi (con una percentuale stabile rispetto all’anno passato). Comunque quando gli italiani pensano al risparmio i rimandi sono soprattutto positivi (82%), legati all’idea della tranquillità (39%), della tutela (21%) o della saggezza (19%).

Però il risparmio è anche sacrificio per il 30%, cioè una rinuncia a consumare oggi, o una situazione che ricorda la crisi (7%) e a volte mette un po’di tristezza (4%). Il risparmio è anche molto legato all’idea di futuro (27%), al pensiero di cosa succederà, a farsi trovare pronti per il domani, bello o brutto che sia.

Nel complesso, considerando l’andamento dei vari indicatori rilevati (personale, territorio, Italia, Ue e mondo) si assiste a una ripresa di ottimismo (il saldo tra ottimisti e pessimisti è positivo di 5 punti contro il +2 dello scorso anno), trainata, oltre che dalla percezione legata al futuro personale, da una rinata fiducia nella crescita dell’economia mondiale (+7 nel 2018, +1 nel 2017).

Stazionaria la percezione del futuro del proprio territorio (saldo +2), del Paese (-3) e dell’Europa (+2).

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