Mons. Massara alla diocesi di Camerino-San Severino: consideratemi vostro cittadino

‘Da oggi siete la mia famiglia. Insieme faremo molte cose buone’: con queste parole il nuovo arcivescovo di Camerino-San Severino, mons. Francesco Massara, ha salutato i fedeli della nuova diocesi, alla presenza dei sindaci di Castelraimondo, Renzo Marinelli; Camerino, Gianluca Pasqui; Montecavallo, Pietro Cecoli; San Severino, Rosa Piermattei; e dell’assessore regionale Angelo Sciapichetti.

Nella messa, celebrata con il card. Menichelli, mons. Brugnaro, mons. Marconi vescovo di Macerata, mons. Tani arcivescovo di Urbino, il camerte mons. Napolioni vescovo di Cremona, mons. Vecerrica, mons. Orlandoni, mons. Pennacchio arcivescovo di Fermo, mons. Coccia, vescovo di Fano e ed il vescovo di Mileto, mons. Luigi Renzo, la diocesi di origine, il nuovo arcivescovo ha ringraziato per l’accoglienza:

“Dobbiamo dire grazie, abbiamo smarrito il senso delle piccole cose. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza, la vera accoglienza è quella del cuore, senza la quale non si può fare nulla. Vi invito a camminare insieme perché nell’aiuto e nell’accoglienza si crea sempre qualcosa di buono”.

Mons. Renzo ha incoraggiato mons. Massara nel suo nuovo incarico, ancor più complicato dati i problemi causati dal terremoto: “Oggi la nostra Chiesa trabocca gioia per la nomina di Massara a presule di una diocesi antichissima e pregnante di storia. Da 36 anni nel nostro presbiterio non viene eletto un vescovo. Di questi tempi la missione del vescovo è quanto mai complicata ed è facile sentirsi smarriti.

Per te, don Franco, la difficoltà potrà provenire anche dalle situazioni che sarai chiamato ad affrontare, con tanti fratelli in grave sofferenza per il terremoto. Avrai la nostra vicinanza”.

Al termine della celebrazione, mons. Massara ha ringraziato i presenti, in particolare modo mons. Brugnaro, suo predecessore: “Sono chiamato a servire una chiesa particolare. Il vescovo è uomo di preghiera, annuncio, per aiutare i poveri, i sofferenti e gli ultimi, e comunione. Con le Marche voglio collaborare nel rispetto delle competenze di ciascuno per dare speranza nuova.

Un grazie carissimo a mons. Brugnaro per avermi accolto e consegnato alla mia nuova diocesi, che ha sofferto per la piaga del terremoto ma che si abbraccia alla speranza. Sarete da oggi la mia famiglia. Voglio condividere con voi gioie, speranze e sofferenze, convinto che nella collaborazione di tutti faremo sicuramente qualcosa di buono. Insieme ricostruiremo le coscienze, le ferite e perché no, le case e le chiese. Pregate per me”.

Al termine della celebrazione eucaristica mons. Massara ha invitato la città a considerarlo come nuovo cittadino: “Voglio fare un saluto anche io; con emozione saluto questa da oggi nostra bella terra ricca di arte, storia e di fede, da oggi consideratemi un vostro nuovo concittadino delle comunità locali, modesto e semplice, disponibile al dialogo, consideratemi un interlocutore privilegiato per cooperare allo sviluppo della dignità umana, del bene comune, ho visto come il sisma abbia compromesso il patrimonio umano e culturale, ho toccato con mano i disagi vissuti, più di ogni altra cosa ho visto le ferite interiori, di persone e famiglie, che hanno visto disperdere i sacrifici di una vita. Vi darò il mio aiuto concreto e sincero, la preghiera e la carità, per ritrovare la speranza. Invito tutte le istituzioni, ad una collaborazione sinergica per il bene comune”.

Ed il sindaco di Camerino, Gianluca Pasqui, gli ha dato il benvenuto nella diocesi colpita dal terremoto: “Accogliere per noi è un verbo difficile da pronunciare, avremmo voluto accoglierla in un altro luogo ma esprimiamo gioia ed apertura assoluta per il suo arrivo, le chiediamo di aiutarci a prenderci cura delle nostre fragilità. Avevamo tanto, avevamo tutto, non abbiamo perso la voglia di volerlo ancora, con lei il domani sarà migliore per qualità e bellezza. Le do il benvenuto con un grazie, perché lei accetta un lavoro faticoso, qualcuno ha chiesto se qui le sarebbe mancato il mare sì, a Camerino c’è un mare di guai”.

Le attività per il nuovo vescovo non mancano, come aveva sottolineato mons. Massara nella lettera di saluto, appena nominato vescovo: “Ecco io oggi chiedo a voi il ‘permesso’ di poter entrare nelle vostre vite, con delicatezza, in punta di piedi, per ascoltare ed incontrare tutti, impegnandomi a costruire relazioni sincere; affinché possiamo insieme crescere nella comunione e nella solidarietà.

Chiedo il permesso di abbracciare voi famiglie, segno tangibile di quanto e come l’amore sia sorgente di vita capace di farsi dono. Chiedo il permesso di versare l’olio della consolazione ed il vino della speranza su quanti vivono situazioni di fragilità umana e spirituale. Il Signore mi conceda la forza di non ‘passare oltre’ davanti alle vostre ferite.

A voi cari giovani chiedo il permesso di farmi vostro compagno di viaggio, per condividere insieme le gioie e le speranze di un mondo migliore, che ha come fine il suo regno, come condizione la libertà dei suoi figli, e come statuto il precetto dell’amore.

Ma chiedo soprattutto il permesso di poter portare il mio conforto e la benedizione di Dio a coloro che sono provati a causa del terremoto. A voi voglio essere vicino con particolare affetto, con la promessa di fare della ‘prossimità’ sostanza e non solo forma dell’annuncio evangelico”.

Al termine della concelebrazione è stata letta la bolla papale di nomina di mons. Massara alla guida della diocesi, che ha aggiunto: “Dobbiamo camminare insieme promuovendo la fraternità, il mio ministero non è un privilegio ma un servizio, sono qui per annunciarvi la speranza di un futuro possibile dopo il terremoto, non sarò l’amministratore di un’azienda, ma tra la gente e sulle strade.

Darò avvio alla chiesa del grembiule, al quale segue un servizio impegnato ed attivo. La speranza sembra sepolta dalle macerie, ma si può ritrovare sostenendo i più deboli”. Al termine dalla messa, il vescovo si è ritirato in preghiera davanti all’icona di ‘Santa Maria in via’, scelta come patrona del suo ministero con il motto: ‘Mater mea, fiducia mea’.

(Foto tratta da Appennino Camerte)

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