Sinodo: dai circoli minori italiani le priorità per la Chiesa

I circoli minori del Sinodo sui Giovani hanno concluso la loro attività per lasciare all’Assemblea Plenaria il compito di trarre le conclusioni. Lavorando sulle tre parti dell’Instrumentum Laboris, i Padri sinodali hanno scambiato le proprie vedute sul complesso rapporto tra ascolto della realtà, discernimento vocazionale e proposte pastorali di conversione.

Focalizzando l’attenzione sui lavori dei gruppi di lingua italiana, si nota un filo rosso che conduce la riflessione: l’attenzione alla testimonianza come antidoto alla crisi nella trasmissione della fede.Il circulus Italicus A ha proceduto per immagini bibliche per esprimere i frutti del lavoro sulle parti dell’Instrumentum: i discepoli di Emmaus, la vocazione di Samuele e la moltiplicazione dei pani.
Anzitutto, la Chiesa deve imparare da Cristo l’arte della prossimità: nell’annunzio del messaggio evangelico, è necessario pensare la comunione e il cammino con i giovani, prima ancora che la progettazione per i giovani.

L’esigenza di comunione è irrinunciabile nell’attuale contesto di individualismo, dove tutto si riduce ad un ‘benessere psicologico autocentrato’. L’annunzio del Vangelo diventa, poi, la chiave del percorso di crescita vocazionale, perché senza un’adeguata formazione cristiana non è possibile riconoscere la voce di Dio che ci ha chiamati all’esistenza e continua a chiamarci al dono.

La vita di fede deve essere considerata un’esperienza segnata dal battesimo, orientata alla santità e contraddistinta dall’appartenenza concreta e fruttuosa al Popolo di Dio. Le proposte pastorali del circulus Italicus A si riassumono nella priorità dell’ascolto del Vangelo, che deve essere frequentato con le specifiche sensibilità personali e comunitarie; nel ministero d’amore per i poveri, che ci fa riconoscere come cristiani e ci permette di aprire itinerari di dialogo, anche ecumenico; nella formazione al discepolato con la riappropriazione dell’itinerario battesimale; nella riscoperta dell’Eucarestia come centro della comunità.

I lavori del circulus Italicus B si sono svolti nel segno dell’attenzione agli appelli che provengono dal mondo giovanile e sulla ricerca di luoghi di incontro. I Padri sinodali hanno notato come il legame tra le generazioni si sia allentato, se non rotto definitivamente, obbligando così la Chiesa a trovare nuovi canali di trasmissione del Vangelo.

La prima tappa è ricostruire, attraverso la catechesi e il servizio ai poveri, momenti molto partecipati dai giovani, legami autentici ed empatici. L’approfondimento critico della parte dell’Instrumentum dedicata al discernimento vocazionale ha permesso di valutare la complessità dei messaggi in cui siamo tutti immersi inconsapevolmente: in questo clima è difficile compiere scelte esistenziali responsabili.

E’ necessario ripartire dalla figura dell’apostolo Andrea nella moltiplicazione dei pani nel racconto del Vangelo di Giovanni: egli è un ponte tra il ragazzo e Cristo; attraverso l’apostolo, il poco del ragazzo è reso abbondante dono per la folla. Di qui l’attenzione alla formazione permanente di guide, anche laiche, che supportino la maturazione, e alla dimensione comunitaria in cui deve svilupparsi la chiamata alla santità.

Le proposte pastorali del circulus Italicus B sono: mettere in evidenza il primato dell’azione dello Spirito Santo nella vita personale ed ecclesiale; la trasmissione della fede e l’accompagnamento nelle scelte etiche; la riscoperta del dialogo tra fede e ragione; il consolidamento del dialogo e della comunione tra vescovo e presbiteri.

Il circulus Italicus C ha adottato un approccio antropologico di studio dell’Instrumentum, al fine di coinvolgere tutti i giovani, anche non appartenenti alla comunità ecclesiale. Fin dall’inizio, i Padri sinodali hanno sottolineato l’importanza della riscoperta della dimensione materna e paterna della Chiesa, del suo essere madre e maestra, capace di vedere oltre e scorgere i segni religiosi anche in manifestazioni apparentemente insensibili al Vangelo.

Bisogna interrogarsi sul perché i giovani scelgano di non impegnarsi con totale dedizione ad un progetto di vita, ma scelgano opzioni a tempo parziale. “Esplicitare l’interrogativo vocazionale significa incoraggiare i giovani a percorsi di discernimento personale e comunitario, che spesso gli adulti non hanno saputo o voluto fare”: la sana inquietudine della vocazione ha bisogno di consolidarsi e di fruttificare nel servizio degli altri.

Un ruolo fondamentale hanno i movimenti ecclesiali, che hanno mostrato una forza attrattiva verso i lontani, offrendo percorsi di fede, di accoglienza e di valorizzazione, di nuova evangelizzazione, di riscoperta dell’ascesi cristiana. Le priorità per il circulus Italicus C sono indicate iconicamente dal decalogo della Stella: dalla Stella della fede (kerygma e catechesi) a quella del Samaritano (servizio concreto e generoso); dalla Stella della sapienza (formazione sociale) a quella di Abramo (dialogo interreligioso); dalla Stella dell’amore (formazione affettiva alla luce della Tradizione) a quella dell’Esodo (integrazione sociale e gestione dei flussi migratori), tutto converge verso la Stella della Pasqua, centro della vita cristiana e del dono totale di sé nel segno del chicco di grano.

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