La Corea invita il papa

Nella scorsa settimana il presidente della Repubblica della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha invitato papa Francesco a visitare il Paese, e secondo l’agenzia stampa coreana YonHap News il papa ha espresso il desiderio di visitare anche la Corea del Nord:

“Papa Francesco ha espresso la sua disponibilità a visitare la Corea del Nord, se ufficialmente invitato, dicendo anche che ‘certamente’ risponderà a un tale invito da parte dello Stato comunista. Il commento è arrivato nel corso di un incontro con il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, che consegnato al papa un invito verbale da parte del leader nordcoreano Kim Jong-un affinché il Papa possa visitare Pyongyang”.

Durante i colloqui papa Francesco ha detto di sostenere l’impegno in favore della pace nella penisola coreana, come ha scritto la stessa agenzia: “Io sostengo con forza l’impegno del governo della Corea del Sud che sono messi in atto per il processo di pace nella penisola coreana”.

Il presidente sudcoreano nella permanenza italiana ha partecipato alla Messa per la Pace tra le due Coree, celebratasi nella Basilica Vaticana di San Pietro e presieduta dal segretario di stato, card. Pietro Parolin, e dalle pagine de L’Osservatore Romano il presidente Moon Jae-in ha spiegato l’importanza avuta dalla religione cattolica nel processo di pacificazione e dialogo tra le due Coree;

un contributo fondamentale perché “per realizzare la vera riconciliazione e cooperazione, e anche la pace permanente tra la Corea del Sud e quella del Nord, occorre qualcosa che vada al di là dei cambiamenti operati dalla politica e dal sistema. E’ necessario inoltre un cuore che ci tenga uniti, gli uni agli altri, come fratelli, non soltanto per la condivisione dei profitti economici.

Nel settembre scorso ho dichiarato, sulla base della mia filosofia governativa che mette al centro il bene della persona, che la Repubblica di Corea deve diventare una ‘nazione dell’inclusione’… Il cattolicesimo si affermò in Corea con l’insegnamento che tutte le persone erano uguali in dignità, poiché create a immagine di Dio. Questa antropologia della Chiesa cattolica risvegliò la Corea, il cui sistema sociale era allora fondato sulle caste.

Attenendosi fedelmente a questo credo, molti coreani sono stati martirizzati. Anche se il cattolicesimo non era la religione di stato, dalla sacra Scrittura il popolo coreano ha appreso la direzione che la vera democrazia deve percorrere e ha trovato il coraggio di affrontare l’ingiustizia. Durante il periodo della dittatura militare le chiese cattoliche in Corea erano anche santuari e rifugi della democrazia”.

Ed ha sottolineato il ruolo fondamentale del papa nel processo di pace: “Negli ultimi mesi la preghiera e la benedizione del Santo Padre hanno dato grande incoraggiamento e speranza al popolo coreano nel suo cammino verso la pace. Ho sempre ricordato i messaggi papali che mettevano in evidenza la diplomazia dell’incontro per la riconciliazione, proprio al fine di avviare una nuova era di pace e di prosperità nella penisola coreana.

Io e Kim Jong-un, presidente della commissione degli affari di stato della Repubblica Popolare Democratica di Corea, il mese scorso abbiamo annunciato congiuntamente la storica «Dichiarazione di Pyongyang di settembre». La Corea del Sud e quella del Nord hanno deciso di porre fine al confronto militare.

Gli Stati Uniti d’America e la Corea del Nord si sono seduti faccia a faccia, mettendo fine a un’ostilità durata settant’anni. La Corea del Nord ha cessato i test nucleari e missilistici. Inoltre la Corea del Sud e gli Stati Uniti d’America hanno interrotto le esercitazioni militari su larga scala. Sono questi i frutti dell’incontro e del dialogo…

La Chiesa cattolica si è impegnata e si impegna per superare la violenza e l’odio, la discriminazione e lo sfruttamento, l’indifferenza e l’intolleranza, la disuguaglianza e l’emarginazione. Essa, poi, ha la forza e la sapienza che possono lenire il dolore dei tempi, come un raggio di sole nella società buia del materialismo e della competizione illimitata.

Essa riflette seriamente su quale tipo di società Gesù desiderasse e si adopera per realizzarla. Credo che la Chiesa cattolica sostenga sempre, con fermezza, una politica dell’inclusione nella penisola coreana”.

Inoltre nella celebrazione eucaristica il card. Parolin ha descritto il cammino dei due Stati verso la pace: “La saggezza della Scrittura ci fa comprendere che soltanto chi ha sperimentato il mistero imperscrutabile dell’apparente assenza di Dio di fronte alle sofferenze, alla sopraffazione e all’odio, può comprendere fino in fondo che cosa significhi sentire nuovamente risuonare la parola pace…

Sappiamo bene, altresì, che la pace che viene dal Dio non è un’idea astratta e lontana, ma un’esperienza vissuta concretamente nel cammino quotidiano della vita. Essa è, come ha richiamato più volte papa Francesco, ‘una pace in mezzo alle tribolazioni’. Perciò, quando Gesù promette la pace ai discepoli, aggiunge anche: ‘Non come la dà il mondo, io la do a voi’…

Ecco perché la pace che Dio ci offre va oltre le attese meramente terrene, non è il frutto di un semplice compromesso, ma una realtà nuova, che coinvolge tutte le dimensioni della vita, anche quelle misteriose della croce e delle inevitabili sofferenze del nostro pellegrinaggio terreno”.

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