Dall’Ucraina una richiesta per accompagnare i giovani a Cristo

Il Sinodo dei giovani volge alla conclusione e mons. Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, è intervenuto chiedendo che la Chiesa sia maestra di vita, perché i giovani ucraini sono ancora vittime della guerra e dalla crisi economica:

“Ormai è il quinto anno l’Ucraina è vittima dell’aggressione militare della Federazione Russa. Sono sopratutto i giovani ucraini di varie etnie, lingue, culture e appartenenze religiose che ogni giorno muoiono per la nostra Patria e difendono il Paese diventando i veri, principali protagonisti della trasformazione della nostra società. La guerra ha causato un’ondata di emigrazione spaventosa. Oggi gli immigrati ucraini, sopratutto in Europa centro-occidentale, si contano a milioni. Si tratta sopratutto della popolazione giovane.

Sono proprio loro, i giovani, che mi hanno chiesto di portare all’attenzione dei padri sinodali il loro bisogno di una Chiesa madre. Più che una istituzione essi cercano una comunità di persone con la fede autentica. Provano una certa avversione nei confronti della Chiesa che si presenta come una struttura fredda che lotta per la sua sopravvivenza e gli interessi geopolitici.

Dicono che la Chiesa di questo tipo non sarà mai giovane. Cercano una comunità formativa che potrebbe diventare un’oasi della vera umanità e dignità della persona. Ci chiedono di comprendere fino a che punto la Chiesa è una istituzione, e come vivere il nostro essere Chiesa come ‘un ospedale da campo’ per guarire le loro ferite”.

Ed ha chiesto persone mature per l’accompagnamento dei giovani: “E’da sottolineare che non solo cattolici ma tutta la società giovanile vuole vedere in noi un’autorità morale che offre i riferimenti chiari per la loro vita. Nel contesto dello smarrimento sociale e politico si parla oggi dell’urgente necessità di ‘ecologia dell’essere umano’ come di un sinonimo o di un’espressione pastorale del concetto della legge naturale.

Proprio partendo da questo fondamento comune, il ‘tessuto più profondo’ dell’umanità, con la grazia dello Spirito Santo possiamo illuminare la ricerca personale della propria identità della nostra gioventù, la propria vocazione e il servizio da compiere nella comunità della Chiesa di Cristo. Non dimentichiamo che non sempre le persone più grandi di età o quelli che hanno frequentato università o seminari, sono da considerarsi per questo maturi.

Spesso un giovane che ha sofferto, che ha guardato negli occhi della morte sul campo di battaglia o che ha salvato la vita dei civili sotto i bombardamenti, ha saputo guadagnarci la vita nelle condizioni estreme, capisce il prezzo della vita umana meglio di un prete arrogante o di un politico cleptocratico.

Non lo stato clericale, ma la maturità umana, spirituale, professionale sono necessarie per aiutare un giovane a discernere la propria vocazione umana e cristiana, a testimoniare quello che noi proponiamo come il senso della nostra vita, annunciamo come Il Vangelo e vogliamo trasmettere come il tesoro della nostra fede nell’unico Salvatore – Gesù Cristo”.

Ma un’altra tensione mette in fibrillazione gli ortodossi nel quadro dei preparativi per la concessione dell’autocefalia alla Chiesa ortodossa ucraina’: “Il patriarcato di Mosca è costretto a sospendere la commemorazione liturgica orante del patriarca di Costantinopoli e, con profondo rammarico, la concelebrazione con i gerarchi del patriarcato di Costantinopoli, oltre a interrompere la partecipazione della Chiesa ortodossa russa alle assemblee episcopali, ai dialoghi teologici, alle commissioni multilaterali e a ogni altro organismo presieduto o co-presieduto da rappresentanti del patriarcato di Costantinopoli”.

La situazione dei rapporti è molto complicato anche se il nunzio apostolico in Ucraina, mons. Claudio Gugerotti, al termine della Divina Liturgia nella Cattedrale di San Giorgio per l’apertura del Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina ad inizio mese aveva sottolineato il primato della Parola di Dio e la catechesi:

“La Parola di Dio è, sussiste, è il Signore Gesù Cristo, il Logos. La catechesi è quello che rende accessibile la Parola di Dio a coloro che ne sono i destinatari. Non teniamo quel libro della Sacra Scrittura sigillato, come il libro che verrà consegnato all’Agnello, secondo l’Apocalisse. Apriamolo quel libro, facciamolo passare, perché la notizia, per essere buona, deve essere trasmessa.

E la prima modalità per trasmettere la Parola è la vostra testimonianza di pastori. E poi tutto quello che stabilirete, deciderete, organizzerete perché questa Parola diventi ‘parole’ e ogni persona possa essere arricchita della Parola di Gesù”.

Ed ha ribadito l’esigenza della comunione tra le Chiese: “Nelle vostre Liturgie solenni, la terza invocazione del trisagion è cantata in lingua greca. Questo è il segno dell’unione con le radici, che in questo momento ci sono anche qui rappresentate dalla persona dell’Esarca per la Grecia.

Quello che vi chiedo è che durante questo grande trisagion, in cui i vostri occhi saranno sempre rivolti a Cristo Parola, ci sia posto per un ricordo per il Santo Padre Francesco in tempi anche per lui non facili: che in questa aula del Sinodo ci sia posto per ciascuno dei vostri figli e delle vostre figlie che non vi abbandoneranno, vi sosterranno, saranno sempre con voi.

La Chiesa universale, che vi sente come figli particolarmente amati, guarda anch’essa a voi, guarda ai vostri lavori, alle vostre decisioni, si aspetta molto da voi. Questa grande comunione universale è anche una grande responsabilità per la quale siete stati ordinati Vescovi”.

Ed ha concluso con un augurio per le prossime scadenze politiche: “Ci stiamo preparando alle prossime importanti scadenze politiche e anche questo costituisce un’occasione particolare per portare come Greco-Cattolici Ucraini una testimonianza che aiuti la gente a capire cosa vuole veramente e ad agire di conseguenza, testimoniando i valori di giustizia, di equità, di rispetto dei diritti umani, compresi quelli che a volte sono calpestati in silenzio e che riguardano la vita umana dal concepimento al suo naturale compimento.

Speriamo che anche questo attragga l’attenzione dovuta da parte di tutte le Chiese, che si sentano mobilitate in un tentativo di essere testimoni credibili della difesa di coloro che non hanno voce”.

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