La povertà colpisce i giovani

Un povero su due ha meno di 34 anni. Sei su dieci sono stranieri. Più di 4 su 10 non hanno problemi occupazionali. E’ la fotografia della povertà post-crisi scattata da Caritas Italiana: nel 2017 le persone in povertà assoluta hanno sfondato i 5.000.000. 6 su 10 sono stranieri. Più di 4 su 10 non ha problemi occupazionali e solo l’8% ha un unico problema, di tipo occupazionale.

Gli over65 sono appena l’8%, mentre le tre classi di età (18-34, 35-44 e 45-54) compongono insieme, in maniera equamente distribuita, il 75% della platea. Un povero su due in Italia ha meno di 34 anni, equivalenti a circa 2 milioni 320mila persone. Aumentano fra il 2016 e il 2017 i giovani fra i 18 e i 34 anni in povertà.

I nuovi utenti sono il 42% ma un buon 22% è in carico da oltre cinque anni. Crescono le storie connotate da un minor capitale relazionale. Oltre 26.000 persone vivono con figli minori e la situazione dei bambini risulta particolarmente preoccupante alla luce del fatto che tali deprivazioni materiali penalizzeranno irrimediabilmente il loro futuro, sul piano economico e socio-educativo.

Quattro persone su dieci manifestano problematiche afferenti a tre o più ambiti di bisogno fra povertà economica, occupazione, casa, salute, problemi familiari, handicap, problemi di istruzione, dipendenze, problemi legati all’immigrazione, detenzione e giustizia.

E’ questo l’identikit delle 197.332 persone incontrate nei centri di ascolto da Caritas Italiana. I centri di Ascolto raccontano storie di povertà sempre più complesse, croniche e multidimensionali, con un aumento della quota (il 22%) di chi vive situazioni di fragilità da 5 anni e più.

In Italia il numero dei poveri assoluti continua ad aumentare, passando da 4.700.000 del 2016 a 5.058.000 del 2017, nonostante i timidi segnali di ripresa sul fronte economico ed occupazionale. Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero di poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento avvenuto per effetto della recessione economica.

L’evidente particolarità di questi anni di post-crisi riguarda la questione giovanile: da circa un lustro la povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età, decretando i minori ed i giovani come le categorie più svantaggiate.

Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono 1.208.000 (il 12,1% del totale) ed i giovani nella fascia 18-34 anni 1.112.000 (il 10,4%): oggi quasi un povero su due è minore o giovane. L’istruzione continua ad essere tra i fattori che più influiscono sulla condizione di povertà.

Dal 2016 al 2017 si aggravano le condizioni delle famiglie in cui la persona di riferimento ha conseguito al massimo la licenza elementare (passando dal 8,2% al 10,7%). Al contrario i nuclei dove il ‘capofamiglia’ ha almeno un titolo di scuola superiore registrano valori di incidenza della povertà molto più contenuti (3,6%).

In linea con gli anni precedenti, nell’analisi dei bisogni spiccano anche per il 2017 i casi di povertà economica (78,4%), seguiti dai problemi di occupazione (54,0%) e dai problemi abitativi (26,7%), questi ultimi in aumento rispetto al 2016. All’interno di questa categoria si nota un evidente incremento, dal 44,3% al 52,5%, della situazione di chi è privo di un’abitazione.

Alle difficoltà di ordine materiale seguono altre forme di vulnerabilità che in molti casi si associano alle prime: problemi familiari (14,2%), difficoltà legate allo stato di salute (12,8%) o ai processi migratori (12,5%). Su 100 persone per le quali è stato registrato almeno un bisogno quasi 40 hanno manifestato 3 o più ambiti di difficoltà.

Solo il 36,5% ha manifestato difficoltà riferite ad una sola dimensione di bisogno (percentuale in calo rispetto all’anno precedente); le situazioni più frequenti di sovrapposizione di bisogni sono quelli in cui si combinano povertà e disagio occupazionale. Tuttavia non ci si rivolge alla Caritas esclusivamente per aspetti di povertà materiale o per problematiche lavorative: il 46,1% degli utenti non manifesta esplicitamente problemi occupazionali; il 4,2% del totale ha addirittura fatto riferimento ai centri di ascolto per problematiche che esulano sia da problemi economici che lavorativi.

In conclusione don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana, ha affermato che occorre un maggior impegno per combattere la povertà: “Sentiamo la responsabilità non di dovere chiedere di più per la povertà, ma di fare le scelte più adeguate e ragionevoli per affrontare ancora la sfida della lotta alla povertà.

Oggi vanno evitati errori che rischiano non solo di utilizzare in maniera non efficace le risorse, ma di compromettere l’idea stessa di lotta alla povertà, riconsegnando il tema alla sfiducia, all’incredulità e alla diffidenza. Nel nostro Paese c’è un processo in atto di rafforzamento del welfare territoriale, introdotto dal Reddito di inclusione, che a nostro modo di vedere non va interrotto, perché le nostre comunità locali hanno bisogno anche di servizi sociali territoriali in grado di ascoltare e in grado di accompagnare le famiglie in difficoltà fuori dal tunnel della povertà.

Accanto a questo, c’è la necessità di servizi per l’impiego efficienti, tali da accompagnare ulteriormente le persone nella ricerca di un lavoro e di una definitiva uscita dal disagio. Ma la povertà non è solo mancanza di reddito o lavoro: è isolamento, fragilità, paura del futuro. Dare una risposta unidimensionale a un problema multidimensionale, sarebbe una semplificazione che rischierebbe di vanificare un impegno finanziario mai visto su questo tema”.

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