Dalla tragedia siriana alle periferie esistenziali la Chiesa e la Madonna custodi di speranza

Domenica 7 ottobre il Cardinale Mario Zenari, Nunzio apostolico in Siria, ha presieduto la Santa Messa e la recita della Supplica nella Basilica della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. Nella sua omelia, ha commosso tutti ricordando la tragedia del conflitto siriano, in corso da quasi otto anni, invocando l’intercessione di Maria nel Santuario, la cui facciata è dedicata proprio alla pace universale.

Ma sono tanti i drammi del mondo e tutti i cristiani sono chiamati a testimoniare la propria fede nella carità, piegandosi sui bisogni, spesso sui drammi, dei propri fratelli. E’ la Chiesa chiamata ad essere ‘in uscita’ da papa Francesco, che intanto, durante l’Angelus di stamattina, rivolge il suo pensiero a Pompei e rinnova l’invito “a pregare il Rosario ogni giorno del mese di ottobre, concludendolo con l’antifona ‘Sotto la tua protezione’ e la preghiera a San Michele Arcangelo, per respingere gli attacchi del diavolo che vuole dividere la Chiesa”.

La funzione religiosa è stata concelebrata dall’arcivescovo di Pompei, mons. Tommaso Caputo, che ha rinnovato l’impegno della città a portare avanti le tante Opere sociali e a pregare incessantemente per la Siria, per il Sinodo dei Vescovi dedicato ai giovani e per l’unità della Chiesa. Si leva da Pompei un appello alla pace universale, alla fraternità, alla condivisione della gioia come della sofferenza.

Il maltempo non ha consentito l’usuale celebrazione sul sagrato del Santuario, quindi la Messa solenne è stata officiata all’interno del tempio, gremito oltremodo. Ma anche all’esterno, sul sagrato, una grande folla ha elevato l’invocazione alla Madonna, composta dal Beato Bartolo Longo nel 1883.

A presiedere l’Eucarestia e poi a guidare la recita della preghiera è stato il card. Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, concelebrata dall’arcivescovo di Pompei, mons. Tommaso Caputo; da mons. Lazzaro You Heung-Sik, vescovo di Daejeon (Corea del Sud); da mons. Luigi Travaglino, nunzio apostolico; da mons. Mario Milano, arcivescovo emerito di Aversa; da mons. Gioacchino Illiano, vescovo emerito di Nocera inferiore-Sarno.

E proprio mentre si recitava la Supplica a Maria, anche Papa Francesco, nel corso dell’Angelus a piazza San Pietro, ha voluto rivolgere il suo pensiero ai fedeli di Pompei: “Oggi, festa della Madonna del Rosario rivolgo uno speciale saluto ai fedeli radunati presso il Santuario di Pompei per la tradizionale Supplica, presieduta in questa occasione dal Cardinale Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria. Rinnovo l’invito a tutti a pregare il Rosario ogni giorno del mese di ottobre, concludendolo con l’antifona ’sotto la tua protezione’ e la preghiera a San Michele Arcangelo, per respingere gli attacchi del diavolo che vuole dividere la Chiesa”.

Nella sua omelia, il card. Zenari ha commosso i presenti ricordando la propria esperienza nella Siria martoriata da un conflitto terribile, che dura ormai da quasi otto anni: “Un conflitto che si può definire come la strage degli innocenti. Tanti sono i bambini estratti morti o feriti dalle macerie, dilaniati da esplosioni, abusati, torturati, arruolati, che hanno patito la fame. Quanti ne ho visti nei due ospedali cattolici di Damasco, con gli arti trapassati da schegge mentre andavano o tornavano da scuola.

Il sabato santo del 2014 nei visitai una sessantina. Laurine, 9 anni, quinta elementare, era assistita dai suoi genitori senza parole. Quel giorno era particolarmente nervosa, mi disse la Suora infermiera, perché si era resa conto di quello che le era capitato il giorno prima: avevano dovuto amputarle ambedue le gambe. Ripeteva in lacrime: ‘O Signore, perché è capitato a me tutto questo?’ Non c’è risposta, ha detto papa Francesco, alla sofferenza dei bambini”.

Il Nunzio, dinanzi al trono della Madonna, prega per il popolo siriano nel Santuario, la cui facciata è monumento alla pace universale, per volontà del fondatore, il beato Bartolo Longo. Ma al dramma della Siria, si aggiungono quelli quotidiani che colpiscono anche l’Italia e ogni nazione del mondo. In questo contesto, la Chiesa e i cristiani tutti devono essere segno di contraddizione e testimoniare al mondo le ragioni di una speranza, che non muore.

Nell’esempio della Madonna:. “Portatrice di grazia e di gioia, la Vergine Maria, nella visita alla cugina sant’Elisabetta, subito dopo l’annuncio dell’Angelo modello della Chiesa, Maria, che, come ci ricorda papa Francesco, deve essere ‘Chiesa in uscita’ verso le periferie esistenziali del mondo: sofferenze di ogni specie, fisiche e morali; bambini abbandonati, giovani ridotti in schiavitù dalla droga; famiglie senza lavoro o disgregate; anziani soli; degrado morale e ambientale… ‘Chiesa in uscita’, o, ancora ‘Chiesa ospedale da campo’, ci ricorda spesso Papa Francesco”.

Lo strumento potente per chiedere l’intercessione di Maria è il Santo Rosario, recitato per la pace, ma anche per le famiglia, delle cui gioie e sofferenze la Chiesa deve essere partecipe. Il Cardinale cita il filosofo Blaise Pascal: ‘Cristo è in agonia fino alla fine del mondo’. Eppure, proprio nel mondo, che ha bisogno di ritrovare il cuore e il senso dell’umanità, si vedono i segni concreti della speranza, i segni di una fede autentica perché si fa carità:

“La sua salita al Calvario continua anche oggi; siamo invitati ad asciugargli il volto, come la Veronica, o a dargli una mano, come il Cireneo, a portare la croce. Nonostante tanta indifferenza, quante Veroniche, quanti Cirenei, quanti Buoni Samaritani, presenti ovunque c’è sofferenza e lacrime da asciugare! Alcuni, in luoghi pericolosi, come in Paesi in guerra, hanno rischiato e perso anche la vita nel portare soccorso ai bisognosi”.

Pompei, con le sue opere sociali, così diventa custode di speranza, segno vivente che un altro mondo, più umano, più giusto, è possibile. Nel suo saluto al celebrante, mons. Tommaso Caputo, ricorda che quella fondata da Bartolo Longo “è la città della carità, città nella quale fioriscono, come un giardino di rose, tante opere sociali, a favore di bambini, ragazzi, donne e mamme in difficoltà, anziani, poveri, ex tossicodipendenti, migranti, diversamente abili. E la carità non avrà mai fine!”.

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