Milano: mons. Delpini invita i giovani a ‘cercare’ Gesù

“L’incontro che cambia la vita, oggi come duemila anni fa. Quello con il Signore, del quale si ricorda persino l’ora precisa in cui è avvenuto, come accadde a Giovanni che, nel primo capitolo del suo Vangelo, narra che “erano circa le quattro del pomeriggio”: con questa allocuzione sabato 6 ottobre nel duomo di Milano mons. Delpini ha celebrato con i giovani la ‘Redditio Symboli’ con l’Ostensorio donato da san Giovanni Paolo II in occasione del Congresso eucaristico del 1983.

Mons. Delpini ha spiegato che dal dialogo tra Gesù ed i discepoli nasce un ulteriore passo indicato alla Chiesa in cammino: “La domanda impone una sosta, la domanda mette in imbarazzo, scava dentro, la domanda pretende una risposta, una risposta che devo dare io, che devi dare tu. Non si può rispondere: ‘Mah!… io non cerco niente, solo seguo le indicazioni di una persona di fiducia… io non cerco niente, sono venuto solo perché è venuto il mio amico…’.

Che cosa cercate? è la domanda che può entrare nell’anima e fare chiarezza, dare voce alla confusione perché diventi una risposta, mettere ordine in una vita perché trovi una direzione, far emergere un gemito perché trovi una speranza,una consolazione. La gente che segue vorrebbe diventare gente che sta insieme: Maestro, dove abiti? Andarono dunque e videro dove egli dimorava. In questo dialogo la gente che segue arriva a chiarire a se stessa l’intuizione di una speranza, l’aspettativa di una direzione, la disponibilità a una proposta”.

Quindi l’inizio della fede è stato un incontro pieno di gioia: “L’irradiarsi della gioia è più significativo della comunicazione verbale, il desiderio di condividere l’esperienza è più incisivo del tentativo di indottrinamento. Andrea, presumibilmente, non aveva capito gran che di Gesù: Giovanni gli aveva detto ‘agnello di Dio’, invece lui confida al fratello: ‘Abbiamo trovato il Messia’.

Forse Andrea non era molto portato alle sottigliezze teologiche o forse quel giorno non era stato sufficiente. Ma certo era bastato per convincere Andrea che Gesù meritava di essere conosciuto personalmente e che sperimentare il dimorare con lui era una possibilità desiderabile anche per suo fratello Simone”.

Più difficile è comprendere a pieno il significato dell’espressione ‘agnello di Dio’: “Forse capiscono coloro che contemplano l’agnello immolato che ha stabilito la nuova ed eterna alleanza, quelli che vanno fino sotto la croce; forse coloro che hanno attraversato il mare con quelle barche (il riferimento è ai barconi dei disperati che solcano e spesso naufragano nel Mediterraneo), hanno capito di più Gesù con la sua morte che dà vita, che merita di essere seguito non solo perché è un maestro o perché ci si più aspettare una prospettiva di vittoria e di rivincita, ma perché ha dato il suo sangue”.

Ed infine la consegna della responsabilità di edificare, con i coetanei e gli amici di altri Paesi, un’Europa dei popoli: “Voi che andrete a votare per le elezioni europee l’anno prossimo e che state crescendo in questo Continente che cerca un’identità, costruite l’Europa non sulle beghe politiche o sugli affari.

Credete nell’amicizia come aiuto per il bene. Dovete considerare chi sono gli amici con i quali potete fare l’Adorazione o andare a trovare qualcuno che è malato o, magari, organizzare un viaggio missionario. L’amicizia deve essere un aiuto per andare insieme ad aggiustare questo mondo, a farlo diventare più bello”.

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