La Chiesa tedesca ha presentato lo studio sugli abusi

Il card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera e presidente della Conferenza episcopale tedesca, intervenendo all’inaugurazione del primo master interdisciplinare in salvaguardia dei minori promosso dal Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università Gregoriana, ha ricordato che nel 2002, quando il caso esplose a Boston, la Chiesa ‘fu confrontata per la prima volta’ con lo scandalo degli abusi sessuali dei sacerdoti sui minori.

E poi di nuovo nel 2010, quando la questione è emersa anche in Germania, ‘da allora abbiamo imparato, imparato, imparato, ma non siamo arrivati alla fine’ e, come dimostrano gli ultimi casi riemersi, così come un recente rapporto commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca sugli abusi commessi dal 1946 al 2014 nelle diocesi del Paese, la Chiesa si trova ancora davanti ad una ‘situazione urgente’ e ‘dopo tanti anni è scioccante e incomprensibile che questo crimine sia avvenuto e in queste dimensioni nella Chiesa’:

“Bisogna porre i minori al centro della nostra attenzione, accettare pienamente le responsabilità, ascoltare le vittime: se la Chiesa fallisce, se falliamo, perdiamo la credibilità come autorità morale, e le persone non vogliono più ascoltare la voce della Chiesa su altre questioni morali, perde la sua forza missionaria nell’evangelizzare, nel costruire il regno di Dio che è anche regno di giustizia… In tutta chiarezza dico questo: l’abuso sessuale è un crimine. Chi è colpevole deve essere punito.

Troppo a lungo nella Chiesa si è negato l’abuso, si è girato lo sguardo e si è tenuto nascosto. Chiedo perdono per tutti i fallimenti e per tutto il dolore. Provo vergogna per la fiducia che è stata distrutta, per i crimini fatti a persone da parte di autorità della Chiesa e sento vergogna per i molti che guardano dall’altra parte, che non vogliono accettare quello che è successo e che non hanno pensato alle vittime.

Questo vale anche per me. Non abbiano saputo ascoltare le vittime. Questo non deve rimanere senza conseguenze! Le vittime hanno diritto alla giustizia”.

Ed ha rimandato allo studio indipendente commissionato dalla Conferenza episcopale tedesca a un’equipe delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen sul tema degli abusi sessuali su minori compiuti nella Chiesa cattolica in Germania dal 1946 al 2014, in cui si afferma che ‘L’abuso sessuale è prima di tutto anche abuso di potere’, a cui hanno partecipato le 27 Diocesi del Paese.

Lo studio, durato quasi 4 anni, parla di 3.677 minori abusati in 68 anni da parte di sacerdoti, diaconi e membri di ordini religiosi. Il 62,8% delle vittime è di sesso maschile. Tre quarti delle vittime avevano un rapporto religioso o pastorale con gli accusati. Quando lo studio parla di abuso di potere collegandolo al clericalismo, intende “un sistema autoritario in cui il sacerdote può assumere un atteggiamento autoritario di dominanza nell’interazione con persone non consacrate, dato che la sua funzione e la sua consacrazione lo mettono in una situazione di superiorità”.

Gli abusati lamentano da parte degli accusati e dell’istituzione ‘Chiesa’ la mancanza di una credibile ammissione delle proprie colpe e del proprio pentimento. Lo studio registra pochissime sanzioni di natura ecclesiale contro gli accusati e la pratica del semplice trasferimento, con il rischio di ricadute.

I ricercatori riconoscono progressi nel lavoro di prevenzione e questo può ‘servire da modello ad altre istituzioni’. Quindi hanno elogiato i vescovi tedeschi per aver commissionato una tale ricerca che “potrebbe fungere da modello per il necessario, e finora trascurato, studio dell’abuso sessuale in altri contesti istituzionali”.

Riguardo alla prevalenza di vittime di sesso maschile, i ricercatori hanno affermato: “Non ci sono sufficienti spiegazioni secondo cui è dovuta ad un’unica causa la netta prevalenza di bambini e ragazzi di sesso maschile tra le vittime di abusi sessuali da parte di religiosi della Chiesa cattolica. Qui si può parlare di molti fattori.

Uno di questi potrebbe essere la presenza di varie e più numerose possibilità di contatto dei religiosi con bambini e ragazzi di sesso maschile. Prima del Concilio Vaticano Secondo, ad esempio, al servizio di ministrante erano ammessi solo i maschi. Inoltre, in passato, i maschi accolti nei collegi e negli istituti cattolici erano più delle bambine e ragazze”.

Per quanto riguarda il rapporto tra omosessualità e celibato i ricercatori hanno specificato che essi non sono cause di abuso: “Tutto questo però non può spiegare la chiara prevalenza di vittime di sesso maschile. In questo contesto si potrebbe perciò parlare anche di spiegazioni e atteggiamenti ambivalenti della morale sessuale cattolica nei confronti dell’omosessualità e sul significato del celibato.

L’obbligo di una vita nel celibato potrebbe sembrare la soluzione dei propri problemi psichici a seminaristi inclini a negare le proprie tendenze omosessuali, dato che offre anche la prospettiva di una stretta convivenza esclusivamente con uomini, perlomeno in seminario. A questo riguardo specifiche strutture e regole della Chiesa cattolica potrebbero avere un elevato potenziale di attrazione per persone immature con tendenze omosessuali.

Ma ufficialmente la Chiesa non ammette rapporti o pratiche omosessuali. C’è quindi il pericolo che queste tendenze debbano essere vissute ‘di nascosto’. La complessa interazione di immaturità sessuale, di possibili latenti tendenze omosessuali negate e respinte in un ambiente in parte anche manifestamente omofobo potrebbe essere un’altra spiegazione della prevalenza di vittime di sesso maschile nell’abuso subito da religiosi cattolici.

Tuttavia né l’omosessualità né il celibato sono di per sé cause dell’abuso sessuale su minori”. Inoltre i ricercatori hanno evidenziato che il rischio dell’abuso non è concluso: “Il rischio dell’abuso sessuale su bambini dentro le strutture della Chiesa cattolica non è un fenomeno concluso. La problematica persiste ed esige azioni concrete al fine di evitare situazioni di rischio o di minimizzarle il più possibile.

I risultati dell’indagine dimostrano chiaramente che l’abuso sessuale su minori da parte di sacerdoti della Chiesa cattolica non è dovuto al comportamento sbagliato di singoli ma che si deve rivolgere l’attenzione anche alle caratteristiche strutturali di rischio dentro la Chiesa cattolica, che favoriscono l’abuso sessuale su minori o rendono più difficile la sua prevenzione”.

Infine il commissario per le questioni sugli abusi sessuali nella Chiesa e per le questioni sulla protezione dei bambini e dei minori della Conferenza episcopale tedesca, mons. Stephan Ackermann, vescovo di Treviri, ha sottolineato che lo studio dà indicazioni chiare su quali strutture e quali dinamiche possono favorire gli abusi nella Chiesa:

“Negli ultimi anni abbiamo adottato tutta una serie di misure contro la violenza sessuale nell’ambito della Chiesa. Ciò vale soprattutto per il settore della prevenzione grazie all’impegno delle persone incaricate alla prevenzione insieme alle loro molte collaboratrici e ai loro molti collaboratori.

Ma la relazione finale ci mostra che noi vescovi dobbiamo intervenire con maggiore coerenza e maggiore coordinazione reciproca e che tutte le misure di intervento e prevenzione sono inadeguate se non sono inserite in una cultura ecclesiastica e in strutture che contribuiscono a prevenire efficacemente l’abuso del potere”.

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