Sinodo: nel dialogo spazio al silenzio

Ieri papa Francesco aveva aperto i lavori del Sinodo, ringraziando i giovani “per aver voluto scommettere che vale la pena di sentirsi parte della Chiesa o di entrare in dialogo con essa; vale la pena di avere la Chiesa come madre, come maestra, come casa, come famiglia, capace, nonostante le debolezze umane e le difficoltà, di brillare e trasmettere l’intramontabile messaggio di Cristo”.

Ed i giovani hanno fatto sentire la loro voce, sottolineando i passi più forti degli interventi. Proprio la testimonianza personale di uno degli intervenuti ha riproposto lo stile di ascolto e accoglienza che la Chiesa vuole avere con i giovani: su questo punto i 25 interventi dei padri sinodali del mattino sono stati concordi. E non è mancata la richiesta di perdono per i crimini degli abusi sessuali e il tradimento degli uomini di Chiesa, ma anche per tutte le mancanze, compresa quella di non essere testimoni credibili del Vangelo.

Tutti gli interventi di quattro minuti (ogni cinque interventi tre minuti vengono dedicati all’interiorizzazione dei contenuti e alla registrazione delle tante proposte) hanno confermato la volontà di dialogo a tutto campo. Dai giovani è arrivato il riconoscimento del ruolo decisivo dei parroci, degli educatori, dei catechisti e della famiglia, nonni compresi, per un cammino di fede che dia risposte alla ricerca del senso della vita ma anche di identità.

Da parte loro, i vescovi hanno riconosciuto che la pastorale finora non è stata all’altezza delle aspettative. E il primo passo da fare è essere dove i giovani sono, condividendone la quotidianità. Inoltre è stata ricordata la passione educativa di don Bosco, con la constatazione che i giovani attendono proposte evangeliche alte: non di essere coinvolti solo nello spostare sedie in parrocchia, quasi dovessero essere addomesticati e non responsabilizzati.

Le questioni della bellezza della sessualità e della corporeità, come anche il ruolo dello sport, sono state affrontate in alcuni interventi, con il suggerimento di entrare anche nel linguaggio delle nuove generazioni, a cominciare da quello del web.

Nella giornata di apertura il relatore generale, card. Sergio da Rocha aveva sottolineato la ‘ricchezza’ del Sinodo: “Auguro che questo Sinodo sia una bella esperienza per ristabilire e riqualificare quelle alleanze intergenerazionali che danno solidità e sicurezza al mondo e alla Chiesa… Vivremo insieme l’esperienza sinodale per quasi quattro settimane, condividendo gioie e speranze, fatiche e preoccupazioni, sogni e desideri, criteri e scelte”.

Ed ha sottolineato lo stile ecclesiale del Sinodo: “Non possiamo pensare che la nostra offerta di accompagnamento al discernimento vocazionale risulti credibile per i giovani a cui è diretta se non mostreremo di saper praticare il discernimento nella vita ordinaria della Chiesa, facendone uno stile comunitario prima che uno strumento operativo. Proprio come i giovani, molte Conferenze Episcopali hanno espresso la difficoltà di orientarsi in un mondo complesso di cui non hanno la mappa.

In questa situazione, questo stesso Sinodo è un esercizio di crescita in quella capacità di discernimento evocata nel suo tema. Abbiamo bisogno di una Chiesa che si metta in discernimento e mi auguro che il Sinodo sia davvero vissuto da tutti voi come un momento di autentico discernimento nello Spirito: le premesse ci sono tutte perché le cose possano davvero andare così!”.

Ha poi affrontato il tema del discernimento: “Sappiamo che il tema del discernimento è un tratto caratteristico dell’attuale pontificato. In moltissime occasioni e documenti papa Francesco ci spinge ad assumere l’habitus del discernimento.

Ciò significa stare e mantenersi in autentico ascolto, come una sentinella che non si lascia sfuggire nessun segnale dei cambiamenti in atto; saper valutare alla luce della fede ciò che avviene nel nostro cuore, nella vita del mondo e della Chiesa; sostare nelle ferite della storia con misericordia e bontà, mantenendo sempre le porte spalancate al Dio della tenerezza che agisce continuamente tra noi e si fa vivo attraverso la presenza e la parola dei piccoli e dei poveri…

Per entrare nel ritmo del discernimento è necessario quindi farsi attenti alle persone concrete, riconoscendo che in ogni persona vi è la presenza di Dio che va scoperta, accolta, accompagnata e resa feconda. Per questo ognuno ha diritto di parola e ciascuno va ascoltato con attenzione, perché Dio ci parla attraverso chi vuole, dove vuole e quando vuole. Egli è sommamente libero di intervenire nella storia nel modo in cui ritiene opportuno: sta a noi coltivare l’atteggiamento giusto per ascoltare la Sua voce”.

Ha concluso l’intervento ricordando il ‘compito’ dei padri sinodali: “Per prima cosa quello di essere disponibili all’azione di Dio in mezzo a noi, sicuri della promessa di Gesù: ‘Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro’. Siamo tanti, quindi abbiamo la certezza che il Signore Gesù sarà misteriosamente e quotidianamente presente in mezzo a noi per mezzo del suo Spirito, che continua a parlare alla Sua Chiesa.

Anche qui la promessa di Gesù non lascia alcun dubbio in proposito: ‘Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io ho detto’. Se vivremo il tempo che ci è dato di trascorrere insieme in questo clima spirituale sarà per noi possibile raggiungere il triplice frutto del discernimento che il Santo Padre e la Chiesa ci chiedono di compiere: riconoscere le sfide da affrontare, interpretare ciò che si è riconosciuto alla luce della fede e operare scelte coraggiose di rinnovamento”.

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