A Torino riaperta la Cappella della Sindone

Giovedì 27 settembre la Cappella della Sindone di Torino, tra i più grandi capolavori dell’architettura barocca mondiale, opera tardo secentesca del modenese Guarino Guarini, ha aperto nuovamente al pubblico dopo una lunga attesa durata quasi tre decenni. Dopo l’incendio devastante della notte tra l’11 e il 12 aprile del 1997, ora si può ammirare quello che alcuni hanno definito ‘il restauro del secolo’ per la sua complessità e per le tecniche innovative utilizzate per poter rendere nuovamente solida una struttura offesa dalle fiamme nella sua anima più preziosa.

Durante la cerimonia l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, ha ricordato il suo arrivo nel capoluogo piemontese: “Quando giunsi a Torino, nel novembre 2010, avevo conservato negli occhi e nella memoria le immagini terribili dell’incendio, e una soprattutto: ritraeva il mio predecessore, il card. Giovanni Saldarini, affiancato dal sindaco Valentino Castellani e dal comandante dei Carabinieri Franco Romano. I tre uomini che portano il peso della città e che guardano, da adulti, il rogo del suo cuore che brucia”.

Così dopo 21 anni dall’incendio mons. Nosiglia ha espresso soddisfazione per la riapertura dopo un complesso lavoro di restauro di questo patrimonio dell’umanità: “La Cappella è un opera complessa, avvincente per la genialità ascetica che l’architetto Guarino Guarini vi seppe infondere. Una genialità che si trasfigura in Bellezza assoluta per il sito destinato ad accogliere uno dei più importanti tesori della cristianità: la Santa Sindone”.

Però la Cappella della Sindone è la testimonianza di un dolore che salva: “Essa fa parte di un percorso che ogni uomo è chiamato a compiere dal buio della morte spirituale causata dal male alla luce salvifica che emana della risurrezione del Signore… E questa testimonianza è giunta fino a noi, in quella storia di fede in cui la Sindone è completamente immersa.

Sì, la cappella del Guarini è inscindibilmente legata alla Sindone che ha accolto e conservato per tanti anni. E’ stata per questo meta di pellegrinaggi che in essa hanno pregato e vissuto una esperienza spirituale ed ecclesiale che è rimasta senza dubbio impressa nel loro cuore”.

Ed a conclusione del convegno per la riapertura della Cappella mons. Nosiglia ha celebrato una messa, ricordando la resurrezione di Cristo: “In questi tempi travagliati e complessi, molti, anche credenti, non hanno più occhi per vedere e riconoscere accanto a sé il Signore, fonte prima di speranza e di forza per affrontare serenamente e con coraggio il cammino della vita e i problemi che si presentano, sia sul piano della fede che della famiglia, del lavoro e della vita sociale.

La Sindone può aiutare ad andare oltre il proprio travagliato vissuto e a scoprire che c’è un messaggio di morte e di vita strettamente congiunte nella vicenda storica di Cristo e della sua Passione e morte: e questo apre il cuore, la mente e la parte più intima e profonda di ciascuno alla fede e alla speranza”.

Ricordando l’appellativo dato alla Sindone da san Giovanni Paolo II (‘specchio del Vangelo’) ha sottolineato la tenerezza del Volto: “Sì, il fiume di pellegrini, che nei secoli è passato davanti alla Sindone, è fatto di persone che sono come gocce di un’umanità bisognosa di Dio, del suo affetto misericordioso, della sua comprensione amorosa e solidale, e che vuole sentirsi amata da un gesto di predilezione, accolta in un abbraccio affettuoso, che rincuora e unisce.

Allora, insieme a papa Francesco, possiamo ben dire che non siamo noi che guardiamo quel Volto, ma che fissandolo ci sentiremo guardati e invitati a non passare oltre, con superficialità, a tanta sofferenza attorno a noi e nel mondo”.

Ed ha ricordato il significato del ‘gioco artistico della cupola: “Ma, come ci offre il gioco artistico dei cerchi della cupola del Guarini, che si intrecciano a spirale salendo fino al bagliore del cielo, lo sguardo sulla Sindone si allarga ben al di là della nostra cerchia personale, non appena cerchiamo di entrare nella prospettiva del Redentore e prendere consapevolezza dei bisogni e delle sofferenze di ogni genere che travagliano l’umanità intera nel nostro tempo.

Il piano di Dio, creatore e Padre, che ha affidato all’uomo la cura del creato, dotandolo di ricchezze di ogni genere, è contrastato da un egoismo che crea disuguaglianza e disperazione in chi è debole, indifeso, sofferente”.

La Sindone permette di sperimentare la carità di Dio: “L’incontro con la Sindone ci fa sperimentare la mite presenza della carità totale, dimentica di sé, misericordiosa. E questo rappresenta un continuo invito a farci solidali con la sorte di quanti sentono venir meno forze fisiche e forze morali e sentono salire intorno a sé il freddo dell’abbandono e, nel loro cuore, il freddo della disperazione.

L’esperienza benedetta del contemplare la Sindone rivela l’estrema povertà del Figlio di Dio, la sua arrendevolezza alla morte, ma anche la sua speranza nella risurrezione. Benedetto XVI, davanti alla sacro Telo, disse: ‘La Sindone è l’icona del sabato Santo’, di quel giorno di assoluto silenzio in cui la Chiesa veglia accanto al sepolcro del suo Signore, in attesa dell’evento stupendo e atteso della sua risurrezione, che inonda di luce la notte santissima della Pasqua. Come ho già ricordato, a sua volta papa Francesco ha osservato che il nostro venerare la Sindone è un lasciarsi guardare da essa”.

Concludendo l’omelia mons. Nosiglia ha invitato a lasciarsi interrogare dalla sacra Sindone: “Ascoltiamo ciò che vuole dirci, nel silenzio, oltrepassando la stessa morte. Attraverso la sacra Sindone, ci giunge la Parola unica e definitiva di Dio: l’Amore fatto uomo, incarnato nella nostra storia; l’Amore misericordioso di Dio, che ha preso su di sé tutto il male del mondo, per liberarci dal suo dominio.

Questo Volto sfigurato assomiglia dunque a tanti volti di uomini e donne feriti da una vita non rispettosa della loro dignità, da guerre e violenze che colpiscono i più deboli… Eppure, il Volto della Sindone comunica una grande pace; questo Corpo torturato esprime una sovrana maestà”.

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