Nella festa della Polizia il papa invita a difendere i deboli

Sabato 29 settembre si è rinnovato il gemellaggio tra la Polizia di Stato e il Corpo della Gendarmeria Vaticana che insieme onorano il loro santo Patrono, san Michele Arcangelo. Nella Chiesa di Santa Maria della Famiglia, presso il Governatorato della Città del Vaticano, il card. Giovanni Angelo Becciu, ha celebrato la messa, insieme ai cappellani delle due Istituzioni, alla presenza del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, del capo della Gendarmeria Vaticana, com. Domenico Giani e del capo della Polizia, direttore generale della Pubblica Sicurezza, prefetto Franco Gabrielli.

Difensore del popolo di Dio, vincitore nella lotta del bene contro il male, san Michele Arcangelo fu proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XII, il 29 settembre 1949. Nell’omelia il cardinale ha ricordato che nella devozione popolare l’arcangelo era invocato contro le ‘potenze delle tenebre’:

“La prima e decisiva lotta contro la forza del Male la dobbiamo sostenere all’interno di noi stessi. Il drago ce lo portiamo dentro. La vita morale, la nostra coscienza umana e cristiana, diventa molto spesso un campo di battaglia dove il Maligno ci assedia con il fuoco incendiario della cupidigia, dell’invidia, dell’odio, dell’egoismo, del sospetto, del disprezzo o del rifiuto dell’altro, e di ogni genere di pensieri distruttivi.

Questa guerriglia spirituale ‘urbana’ cioè interiore, si trasferisce spesso sul campo ‘extraurbano’ dei rapporti familiari, dei rapporti lavorativi e sociali in genere. Dentro di noi si scatena una lotta impari tra il bene che desideriamo compiere e il male che invece prende il sopravvento perché mascherato da angelo di luce che inganna la libertà umana”.

Ed ha invocato il suo aiuto nella lotta contro il maligno: “L’intercessione dell’arcangelo Michele ci induca a riconoscere e a compiere sempre il bene per noi e per gli altri, a costo di qualunque sacrificio, perché il bene verrà sempre ripagato da Dio con altrettanto bene.

San Michele sia sostegno ed esempio soprattutto di voi, impegnati a custodire, difendere e promuovere la giustizia, le regole della comune convivenza civile, la sicurezza sociale. Egli custodisca la vostra onesta operosità e il vostro infaticabile impegno per la difesa di ogni cittadino, specialmente dei più deboli”.

Ha spiegato il motivo per il quale le forze dell’ordine sono chiamate ‘angeli’: “La vostra missione, tuttavia, non è quella di combattere le persone, ma di contrastare le scorrettezze compiute dalle persone. Quanti lavorano nelle Forze dell’ordine e di polizia sono chiamati a distinguere sempre tra il male e l’uomo che compie il male: la persona, la sua dignità, merita di essere sempre rispettata, qualunque cosa abbia commesso.

Il peccato e il reato invece no, non possono essere accettati, devono essere sempre combattuti con tutto l’impegno. Molte volte non è facile distinguere tra il peccato e il peccatore, tra il reato o l’illecito e colui che li compie, però è necessario combattere il male e l’ingiustizia, mettendo quanti sbagliano nella condizione di non sbagliare più. Dovete agire sempre come gli angeli, cioè con lo spirito di chi è mandato per l’edificazione del bene”. Q

uesto è il motivo della festa: “Allora il significato di questa festa consiste proprio nel guardare a san Michele Arcangelo, perché tutti noi, ispirati da lui, possiamo diventare dei buoni angeli nel nostro lavoro quotidiano. Soltanto così saremo in grado di lottare con tutte le nostre forze il male della società per poterlo estirpare totalmente, affinché la convivenza della comunità civile possa essere una convivenza veramente serena, pacifica, rispettosa tanto delle leggi quanto dei diritti e della dignità della persona umana, e possa impegnare tutti a costituire un’unica famiglia, ad essere pronti a mettersi al servizio gli uni degli altri per dare vita a quella famiglia umana che insieme si dirige verso il regno di Dio”.

Terminata la celebrazione eucaristica l’associazione nazionale della Polizia di Stato è stata ricevuta in udienza da papa Francesco, che ha coniugato legalità e sicurezza in difesa degli ‘ultimi’: “Quando vengono a mancare la legalità e la sicurezza, sempre sono i più deboli i primi a essere danneggiati, perché hanno meno mezzi per difendersi e provvedere a sé stessi.

Ogni ingiustizia infatti colpisce anzitutto i più poveri, e tutti coloro che in vario modo possono dirsi ‘ultimi’. Ultimi, nel nostro mondo, sono coloro che lasciano la loro terra a causa della guerra e della miseria, e devono ripartire da zero in un contesto del tutto nuovo; ultimi sono coloro che hanno perso la casa e il lavoro, e faticano a mantenere la loro famiglia; ultimi sono coloro che vivono emarginati e ammalati, o sono vittime di ingiustizie e soprusi.

A tutti costoro voi vi fate prossimi quando cercate di prevenire il crimine e vi adoperate nel contrasto al bullismo e alle truffe; quando mettete a disposizione il vostro tempo e le vostre energie nella formazione dei giovani e nella vigilanza presso le scuole, nella tutela del territorio e del patrimonio artistico; nell’organizzazione di convegni e nella formazione a una cittadinanza più attiva e consapevole”.

Ed ha ricordato il loro impegno nella lotta contro le ingiustizie: “Lo vediamo bene se consideriamo i primi secoli del Cristianesimo: come i valori trasmessi dal Vangelo abbiano radicalmente trasformato la vita e la mentalità di tutta la società umana. E’ così che l’annuncio della fratellanza tra tutti gli uomini, portato dai primi discepoli di Gesù e dai loro successori, ha scalzato a poco a poco le basi su cui si giustificava la schiavitù, fino a farla percepire come un istituto iniquo e a provocarne l’estinzione.

Allo stesso modo, il messaggio di un Dio che muore sulla croce senza accusare ma perdonando, e accettando per amore la sofferenza e l’umiliazione, ha rovesciato la gerarchia dei valori e dato nuova dignità ai derelitti e agli esclusi”.

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