A Vilnius il papa esorta i giovani a non confondere il cammino

Nell’incontro con i giovani, conclusivo della giornata, papa Francesco li ha esortati ad essere giovani in cammino e forti come la cattedrale della città, dopo aver ascoltato le testimonianze coraggiose di Monica e Jonas, che nonostante le difficoltà della vita hanno conservato la fede:

“La cosa più pericolosa è confondere il cammino con un labirinto: quel girare a vuoto attraverso la vita, su sé stessi, senza imboccare la strada che conduce avanti”. E dopo le due testimonianze il papa ha sottolineato che la vita non è teatro:
“La vostra vita, però, non è un’opera teatrale, è reale, concreta, come quella di ognuno di noi che siamo qui, in questa bella piazza situata tra questi due fiumi. E chissà che tutto questo ci serva per rileggere le vostre storie e scoprirvi il passaggio di Dio… Perché Dio passa sempre nella nostra vita”.

Ed ha paragonato la vita dei giovani alla cattedrale della capitale lituana: “Come questa chiesa; la tua malattia, Jonas, avrebbero potuto devastarvi… E tuttavia siete qui, a condividere la vostra esperienza cattedrale, voi avete sperimentato situazioni che vi facevano crollare, incendi dai quali sembrava che non avreste potuto riprendervi.

Più volte questo tempio è stato divorato dalle fiamme, è crollato, e tuttavia ci sono sempre stati quelli che hanno deciso di edificarlo di nuovo, che non si sono fatti vincere dalle difficoltà, non si sono lasciati cadere le braccia. Anche la libertà della vostra Patria è costruita sopra quelli che non si sono lasciati abbattere dal terrore e dalla sventura. La vita, la condizione e la morte di tuo papà, Monicacon uno sguardo di fede, facendoci scoprire che Dio vi ha dato la grazia per sopportare, per rialzarvi, per continuare a camminare nella vita”.

Quindi li ha esortati a puntare alla santità: “Non cedete alla tentazione di concentrarvi su voi stessi, di diventare egoisti o superficiali davanti al dolore, alle difficoltà o al successo passeggero. Affermiamo ancora una volta che ‘quello che succede all’altro, succede a me’, andiamo controcorrente rispetto a questo individualismo che isola, che ci fa diventare egocentrici e vanitosi, preoccupati solamente dell’immagine e del proprio benessere.

Puntate sulla santità a partire dall’incontro e dalla comunione con gli altri, attenti alle loro necessità. La nostra vera identità presuppone l’appartenenza a un popolo. Non esistono identità ‘di laboratorio’, né identità ‘distillate’. Ognuno di noi conosce la bellezza e anche la stanchezza, e molte volte il dolore di appartenere a un popolo. Qui è radicata la nostra identità, non siamo persone senza radici”.

Riprendendo una frase di sant’Alberto Hurtado (‘Gesù ed io, maggioranza assoluta’) papa Francesco ha ricordato loro il costante incontro con l’Eucarestia con un paragone calcistico: “E l’incontro con Lui, con la sua Parola, con l’Eucaristia ci ricorda che non importa la forza dell’avversario; non importa se è primo il Žalgiris Kaunas o il Vilnius Rytas, non importa il risultato, ma che il Signore sia con noi.

Anche a voi è stata di sostegno nella vita l’esperienza di aiutare gli altri, scoprire che vicino a noi ci sono persone che stanno male, anche molto peggio di noi. Monica, ci hai raccontato del tuo impegno con i bambini disabili. Vedere la fragilità degli altri ci colloca nella realtà, ci impedisce di vivere leccandoci le nostre ferite”.

La sfida a cui i giovani sono chiamati è quella di dare speranza: “Quanti giovani se ne vanno dal loro Paese per mancanza di opportunità! Quanti sono vittime della depressione, dell’alcol e delle droghe! Quante persone anziane sole, senza qualcuno con cui condividere il presente e con la paura che ritorni il passato.

Voi potete rispondere a queste sfide con la vostra presenza e con l’incontro tra voi e gli altri. Gesù ci invita ad uscire da noi stessi, a rischiare nel ‘faccia a faccia’ con gli altri. E’ vero che credere in Gesù implica molte volte fare un salto di fede nel vuoto, e questo fa paura. Altre volte ci porta a metterci in discussione, a uscire dai nostri schemi, e questo può farci soffrire e tentare dallo scoraggiamento.

Però, siate coraggiosi! Seguire Gesù è un’avventura appassionante che riempie la nostra vita di significato, che ci fa sentire parte di una comunità che ci incoraggia e ci accompagna, che ci impegna nel servizio. Cari giovani, vale la pena seguire Cristo, non abbiamo paura di partecipare alla rivoluzione a cui Lui ci invita: la rivoluzione della tenerezza”.

Ed ha concluso l’incontro con l’invito a ‘trovare’ Gesù: “Non abbiate paura di decidervi per Gesù, di abbracciare la sua causa, quella del Vangelo. Perché Egli non scenderà mai dalla barca della vostra vita, sarà sempre all’incrocio delle nostre strade, non smetterà mai di ricostruirci, anche se a volte noi ci impegniamo nel demolirci.

Gesù ci regala tempi larghi e generosi, dove c’è spazio per i fallimenti, dove nessuno ha bisogno di emigrare, perché c’è posto per tutti. Molti vorranno occupare i vostri cuori, infestare i campi delle vostre aspirazioni con la zizzania, ma alla fine, se doniamo la vita al Signore, vince sempre il buon grano”.

Al termine l’arcivescovo di Vilnius, mons. Gintaras Grusas, ha ringraziato il papa per l’incontro: “Lei è venuto come pellegrino della speranza portata dalla luce di Cristo: non una speranza teorica, ma quella speranza che sorge dalla Risurrezione di Cristo, quella speranza che nasce quando ognuno di noi incontra la misericordia di Dio.

Il Signore viene a noi nei periodi più oscuri, ci porta la sua misericordia e la speranza della vita: è ciò che ci ricorda questo quadro della Divina Misericordia dipinto qui a Vilnius secondo la richiesta di Gesù. San Giovanni Paolo II ci ha chiesto di essere apostoli della Misericordia e di diffondere questo messaggio nel mondo”.

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