La diocesi di Torino a sostegno dei lavoratori

La Fondazione don Mario Operti, il Comune di Volpiano, la parrocchia Santi Pietro e Paolo Apostoli di Volpiano e l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro nei giorni scorsi hanno avviato, in chiave sperimentale, il progetto ‘sostegno ai lavoratori in difficoltà economica’.

E, sollecitati dalla situazione di stallo entro cui si sono venuti a trovare i lavoratori Comital e Lamalù, hanno istituito un fondo economico per erogare prestiti attraverso la partnership di un istituto di credito, come ha detto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia:

“Tale iniziativa, oltre a render sollievo alle famiglie dei lavoratori più in difficoltà, desidera aprire una sperimentazione sul nostro territorio diocesano e metropolitano. L’erogazione del sussidio monetario avverrà sotto forma di prestito per permettere alle famiglie e ai lavoratori di provvedere alle necessità più impellenti, prendendo ispirazione dal prestito della speranza della CEI.

Il progetto affonda le radici nell’idea della microfinanza che, oltre a scommettere sulle capacità restitutorie delle persone e di dignità della persona stessa, desidera affermare il principio della solidarietà circolare. Infatti tale fondo vorrebbe rimanere in piedi oltre la situazione di Comital-Lamalù per andare incontro a tutte quelle situazioni similari. L’iniziativa si dovrà alimentare grazie alle restituzioni dei prestiti e all’aggregazione di nuovi soggetti che desiderano investire su tale progetto”.

Ed ha spiegato le modalità di accesso: “Coloro che desiderano, su base volontaria, accedere al prestito o contribuire economicamente all’iniziativa sopracitata possono mettersi in contatto con la Fondazione don Mario Operti al numero 0115636930”.

Mentre venerdì 14 settembre aveva celebrato nel duomo torinese una messa in ricordo del manager di FCA, Sergio Marchionne, alla presenza di circa duemila operai e manager. Nell’omelia mons. Nosiglia ha ricordato “il coraggio, la sua intelligenza, il cammino della sua vita, lungo il quale ha conosciuto bene la condizione difficile dell’emigrato. Un cammino in cui ha imparato la tenacia necessaria per guadagnarsi i suoi talenti, attraverso lo studio e il duro lavoro, facendoli poi fruttare nelle situazioni in cui la vita lo ha portato”.

Eppoi ha sottolineato che il manager aveva anteposto la sua malattia per il ‘bene’ della fabbrica: “Quando guardiamo alla vita che conducono i ricchi e i potenti ci sembra sempre che essi non abbiano problemi; non siamo portati ad accorgerci dei loro drammi personali e umani. Ma poi, quando arriva una malattia incurabile, a cui segue repentina la morte, allora emerge la solitudine che ha provato anche il Figlio di Dio sulla croce. A Sergio Marchionne è stato affidato un patrimonio glorioso, nel momento in cui era più gravemente compromesso.

C’era bisogno non solo di risanare conti economici ma, insieme, di ricostruire il senso della ‘fabbrica’ in rapporto alla città che con la fabbrica era cresciuta e sulla fabbrica aveva costruito il suo destino di metropoli. Il suo lavoro, a Torino come in America, è stato per tutti uno sprone a non perdere mai la speranza, ci ha aiutato a comprendere che dobbiamo continuamente fare i conti con la nostra storia, ma che non dobbiamo aver paura del nuovo, dell’aggiornare i nostri orizzonti; dobbiamo considerare le difficoltà come opportunità su cui scommettere, non accontentandosi mai dei risultati raggiunti ma guardando in avanti verso nuovi e ambiziosi obiettivi”.

E prendendo spunto dal brano evangelico del ‘servo fannullone’ ha esortato la città a non avere ‘paura’ del futuro: E’ di questa speranza che Torino oggi ha bisogno per scuotersi dalla rassegnazione. Come nella parabola, non può bastare neppure a noi oggi limitarci a custodire i talenti acquisiti nel tempo: dobbiamo invece camminare con convinzione e speditamente verso un avvenire in cui tutte le componenti della città, industriali ed economiche, politiche e culturali, religiose e sociali condividono con gli altri ciò che hanno di più prezioso, per superare uniti l’opaca stagione che stiamo vivendo”.

Inoltre ha chiesto i ‘abbattere’ la barriera tra il centro e la periferia: “E’ questa utopia della speranza basata su garanzie concrete di occupazione e di sviluppo innovativo che mi auguro possa continuare a Torino ad essere considerata una scelta irreversibile. Anche oggi, come ogni giorno della nostra vita, siamo chiamati a costruire il futuro: ciascuno di noi come singolo individuo, e tutti insieme come comunità che condivide lo stesso territorio.

I nostri progetti, le scelte che facciamo, sono la ‘domanda sui talenti’ che il Signore ci pone. Ma il suo giudizio non è in relazione soltanto con le nostre scelte terrene, e tanto meno sul successo di questa o quella strategia. Il mistero della morte ci sovrasta in ogni momento, è l’orizzonte a cui non possiamo non guardare”.

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