In Polonia i vescovi europei elogiano il volontariato

A Poznan, in Polonia, si è conclusa l’Assemblea Plenaria dei Presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa con un appello allo spirito solidale dell’Europa: “Il volontariato muove milioni di cristiani in Europa e si presenta come un fenomeno corposo e capillare, capace di intercettare, con singolare dinamismo caritativo, i tanti poveri ed emarginati che sono presenti nelle nostre società opulenti… Ai cristiani impegnati nel volontariato – da quello organizzato a quello più spontaneo, da quello strutturato a quello più occasionale – vogliamo far giungere la nostra vicinanza, il nostro incoraggiante sostegno, la nostra gratitudine”.

A Poznań, i vescovi europei hanno potuto sperimentare l’accoglienza di una comunità, fortemente radicata e attaccata alle sue radici cristiane. Questo attaccamento della società polacca all’eredità e cultura cristiana, è particolarmente evidente anche nelle parole rivolte da chi regge le istituzioni politiche dello Stato Polacco: nel Primo Ministro, Mateusz Morawiecki, che ha incontrato i partecipanti nella sessione di apertura dei lavori al Presidente della Repubblica di Polonia, Andrzej Duda, che ha incontrato nel pomeriggio di sabato 15 settembre i presidenti delle conferenze episcopali.

Il messaggio è stato ribadito anche dal card. Angelo Bagnasco “Sì, l’Europa non può non essere solidale. E cioè non può non essere cristiana, rinnegando le sue radici. Dimenticare la solidarietà significa rinnegare la nostra stessa umanità. E anche gli Stati, nella misura in cui dimenticano la solidarietà, negano se stessi”.

Nel comunicato conclusivo i vescovi europei hanno sottolineato la necessità di una formazione cristiana permanente ed organica: “Vogliamo rendere più intensa e organica la necessaria formazione che è richiesta d’oggi, partire dalla formazione spirituale come adesione a Cristo Signore: più ci si alimenta con la Sua Parola e i sacramenti, più si sviluppa l’urgenza caritativa e la qualità della testimonianza. Siamo profondamente convinti che l’esperienza di fede e il servizio della carità devono essere strettamente collegati per il bene di tutti e del creato.

Consapevoli che è questa la via per venire incontro a tanti fratelli e sorelle che vivono nel bisogno, ma anche per rigenerare la nostra attività pastorale, e per evangelizzare, come scrive papa Francesco con l’Evangelii Gaudium, anche gli ambiti delle nuove povertà: il mancato rispetto della vita, lo sfaldamento della famiglia, l’imposizione della cultura di genere, il ristringersi delle libertà, compresa quella religiosa, i migranti e i rifugiati.

Qui si inserisce anche il tema del dialogo ecumenico e interreligioso, e comunque del dialogo civile, tanto necessari nella delicata stagione che vive il nostro Continente a causa di crescenti tensioni al suo interno. Anche su questo fronte i cristiani, impegnati nel volontariato, possono coltivare significative sinergie in un quadro di rinnovata solidarietà per la giustizia, la pace, e operosa sussidiarietà”.

Poi i vescovi hanno affrontato anche il fenomeno delle migrazioni alla luce delle diversificate situazioni e delle scelte dei governi, e alla luce del Vangelo: “Noi non siamo degli esperti di geopolitica, ma, come Pastori, siamo sul campo delle nostre comunità in ogni circostanza. Rileviamo la grande complessità del fenomeno, ma ribadiamo, insieme al Santo Padre Francesco, che la solidarietà è la strada maestra irrinunciabile per l’affronto dei problemi nazionali, internazionali e mondiali.

Essa è fatta di accoglienza, di integrazione e di ogni forma possibile. La cultura individualista, che sembra prevalere come ‘pensiero unico’, porta ad una visione economicista dove la solidarietà non ha casa, i più deboli sono sentiti un peso, e gli immigrati vengono percepiti come stranieri”. Ed infine hanno espresso solidarietà al papa “ringraziandolo per la convocazione a febbraio dei presidenti delle conferenze di tutto il mondo per riflettere insieme sull’abuso sui minori”.

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