Da Piazza Politeama, l’appello ai giovani: “Siate portatori di speranza!”

Piazza Politeama a Palermo è in festa: dalle strade limitrofe tutti attendono l’arrivo di Papa Francesco, che concluderà la sua visita pastorale con l’incontro con i giovani accorsi da tutta la Sicilia. Cosa spinge più di cinquemila ragazzi a confrontarsi con il Santo Padre in un momento di crisi generazionale? Forse il carisma del Papa, forse la voglia di aggregazione, forse la necessità di trovare un punto di riferimento autorevole?

Forse tutto ciò, ma, come confidano, quasi all’unisono, Roberto, Maria Pia e Alice, provenienti da Catania, Cefalù e Trapani, vi è una grande voglia di mettersi in gioco, e la presenza del Santo Padre è una conferma e un invito a camminare sulle orme di quanti, come Padre Pino Puglisi, hanno donato la vita per gli altri.

Proprio i giovani sono la prova migliore del fatto che, nonostante il male sia appariscente, c’è una silenziosa crescita di bene, che si diffonde tra le pieghe malate della società. Poco dopo le ore 17, si sentono le prime grida di gioia: lungo il percorso che separa la
Cattedrale (dove si era svolto l’incontro con il clero e i religiosi) da Piazza Politeama, il Santo Padre è accolto dall’affetto di quanti si sono riversati nelle strade.

Mentre Francesco saliva sul palco, il grido ‘Papa Ciccio’ ha consacrato la piena integrazione del Papa nella memoria dei siciliani.Le tre domande poste da Emmanuel, Gaia e Francesca esprimono la ricerca della volontà di Dio nella propria vita, l’impegno per costruire una società accogliente e capace di integrare le culture, il bisogno di speranza in Sicilia.

Nonostante il discorso preparato, il Santo Padre procede a braccio, sulla base degli appunti che aveva preso mentre i ragazzi gli ponevano le domande. “Il Signore non si ascolta in poltrona, ma si scopre camminando”: il cristianesimo è esperienza di incontro e relazione dinamica. Contro il pericolo di sentirsi arrivati, anzi, ‘pensionati’, l’esortazione è relazionarsi, ‘metterci la faccia’, ‘sporcarsi le mani’ con la realtà, senza perdere di vista i propri sogni.

E, di fronte alle possibili figuracce, ricordare che è “meglio essere buoni idealisti che pigri realisti, meglio don Chisciotte che Sancho Panza”! La tentazione di ‘stare in tribuna’ a guardare (e giudicare) chi si mette in gioco, si supera col servizio verso il prossimo. In Sicilia, crocevia del Mediterraneo, l’urgenza di servizio è particolarmente sentita e favorita proprio dal continuo incontro con le culture: la fede e l’identità dei siciliani si sono costruite attraverso il dialogo tra i popoli.

“La dignità, l’accoglienza, la solidarietà non sono buoni propositi per gente educata, ma tratti distintivi del cristiano”: nonostante dilaghi la carestia d’amore, sostituito dal sentimentalismo, bisogna tornare alla semplicità del dono gioioso di sé.

L’impegno che il Papa consegna ai giovani è di diventare ‘albe di speranza’, sentinelle che abbattono i muri di delinquenza e omertà, che vincono il fatalismo e la delusione, che non scendono a patti col male, ma lo denunciano con fermezza. Perciò, riscoprendo le proprie radici, attraverso il dialogo e il confronto costruttivo con gli anziani, avendo il presente tra le mani, tutti potranno costruire il proprio futuro col Signore per divenire ‘portatori di gioiosa speranza’.

In conclusione, la benedizione del Santo Padre diventa una preghiera perché i giovani, anche non credenti, diventino “ricercatori di bene e felicità, operosi nel cammino e nell’incontro con gli altri, audaci nel servire, umili nel cercare le radici e nel portarle avanti per dare frutti, per avere identità e appartenenza”.

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