Dall’India una lettera al Papa per dichiarare martiri le vittime dell’Orissa

Secondo fonti dell’Agenzia Fides a fine agosto i cattolici indiani hanno scritto una lettera a papa Francesco chiedendo di accelerare il processo per ‘dichiarare’ martiri le vittime della violenza che dieci anni fa trasformò il distretto di Kandhamal, nello stato indiano di Orissa, in un pogrom dove gruppi estremisti indù compirono una ‘pulizia etnica’ dei cristiani locali.

Infatti nel 10° anniversario di quella tragedia John Dayal, laico cattolico indiano, intellettuale ed ex presidente dell’ ‘All India Catholic Union’, il più antico movimento laicale in Asia, ha raccontato la storia dei cristiani nel Paese: “Ma ci sono stati momenti di trauma nella nostra storia.

Negli anni della fine del XVIII secolo, il Sultano di Mysore, Tipu, fece prigionieri 100.000 cattolici della costa occidentale del Kerala e Mangalore. Un gran numero di loro morì di torture e malattie. Fino al 2008, quella fu la più grande violenza contro la comunità cattolica. E finora, le vittime non hanno ricevuto il riconoscimento che meritano”.

Poi ha descritto cosa è accaduto quel 25 agosto 2008: “Nel 2008 nel distretto di Kandhamal, nello stato di Orissa, abbiamo visto il secondo più grande pogrom contro i cristiani. E’ iniziato il 25 agosto 2008 e ha continuato per diverse settimane, guidato da bande di estremisti, complice lo Stato. Le cifre dei morti avrebbero potuto essere alte come quelle di 300 anni fa, ma la salvezza è stata offerta dalla fitta foresta che circondava villaggi e case”.

I numeri sono la miglior testimonianza di quello che è avvenuto: oltre 60.000 bambini, donne e uomini, vecchi, giovani, neonati e donne incinte, sono fuggiti nella foresta; 30.000 di loro hanno vissuto un anno nei campi profughi sistemati dal governo. In oltre 400 villaggi c’è stata l’epurazione dei cristiani, 6.000 case sono state distrutte, insieme a oltre 300 chiese e ogni istituto sociale costruito da ordini religiosi e suore.

Sono state uccise 120 persone, tra cui padre Bernard Digal, prete dalit e tesoriere dell’Arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar, che include il distretto di Kandhamal. Però, purtroppo, ancora dopo 10 anni, non è stata fatta completamente giustizia:

“Dieci anni dopo, la maggior parte degli assassini sono liberi. Ci sono voluti anni di processi fino alla Corte Suprema dell’India per ottenere un risarcimento proporzionato e per ricostruire le loro case. Ma ricostruire vite è una questione diversa. Gli studenti hanno dovuto interrompere gli studi. I bambini soffrono di traumi. Le famiglie sono state distrutte e oggi non hanno mezzi di sostentamento”.

La lettera si conclude chiedendo il riconoscimento di martirio per la fede: “Crediamo che fede dei cristiani di Kandhamal debba essere riconosciuta nelle modalità con cui la Chiesa ha storicamente riconosciuto tale sacrificio. Abbiamo chiesto all’Arcivescovo Cuttack Bhubaneswar e ai Vescovi indiani che le vittime della violenza del 2008 siano riconosciute dalla Chiesa come Martiri della Fede.

Questo è quello che sono. Il loro riconoscimento rafforzerà la fede del popolo indiano, specialmente in un momento come quello che stiamo attraversando… L’Arcivescovo di Cuttack Bhubaneswar ha formalmente avviato il processo. Preghiamo e chiediamo a papa Francesco che il processo sia accelerato. Questo rinnoverà la fede di ciascuno di noi”.

A conferma delle atrocità raccontate nella lettera mons. John Barwa, arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, ha definito: “Barbari eventi che non sarebbero mai dovuti accadere e non dovranno accadere mai più”. A 10 anni di distanza da quelle violenze, l’arcivescovo ha affermato che i cristiani ‘non hanno ostilità contro nessuno’, in una lettera al suo popolo nella traduzione italiana di Asia News:

“Il popolo dell’Orissa desidera voltare pagina e vuole una società rinnovata, piena di pace e armonia sociale. La comunità cristiana crede in un Dio, che è Dio di perdono, riconciliazione e pace. Anche dopo 10 anni, ricordiamo quanto l’odio e la rabbia possano ferire la nostra società. Desideriamo ricordare cosa è accaduto perché non accada di nuovo. Non abbiamo ostilità verso nessuno…

Negli ultimi 10 anni l’arcidiocesi di Cuttack-Bhubaneswar è rimasta vicina alle vittime, ed è stata la prima forza promotrice del processo legale, ricercando la giustizia per le vittime e il conforto per quanti hanno sofferto. A tale scopo abbiamo organizzato diverse marce, presentato memorandum e stiamo ancora combattendo nei tribunali per avere giustizia…

Cogliamo quest’occasione per ringraziare il governo dell’Orissa, che ha mostrato impegno nel lavorare per la crescita e il progresso di tutti, a prescindere da casta, fede e colore della pelle. Speriamo e preghiamo che il completo conforto arrivi a quanti ancora lo cercano”.

Inoltre l’ong ‘Porte Aperte’ ha denunciato che in due stati meridionali dell’India, Telangana e Andhra Pradesh, in questo anno sono aumentati gli episodi di violenza contro i cristiani.

89.31.72.207