Il papa prega per il creato

“Preghiamo affinché le acque non siano segno di separazione tra i popoli, ma di incontro per la comunità umana. Preghiamo perché sia salvaguardato chi rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro migliore. Chiediamo al Signore e a chi svolge l’alto servizio della politica che le questioni più delicate della nostra epoca, come quelle legate alle migrazioni, ai cambiamenti climatici, al diritto per tutti di fruire dei beni primari, siano affrontate con responsabilità, con lungimiranza guardando al domani, con generosità e in spirito di collaborazione, soprattutto tra i Paesi che hanno maggiori disponibilità.

Preghiamo per quanti si dedicano all’apostolato del mare, per chi aiuta a riflettere sui problemi in cui versano gli ecosistemi marittimi, per chi contribuisce all’elaborazione e all’applicazione di normative internazionali concernenti i mari che possano tutelare le persone, i Paesi, i beni, le risorse naturali (penso ad esempio alla fauna e alla flora ittica, così come alle barriere coralline o ai fondali marini) e garantire uno sviluppo integrale nella prospettiva del bene comune dell’intera famiglia umana e non di interessi particolari.

Ricordiamo anche quanti si adoperano per la custodia delle zone marittime, per la tutela degli oceani e della loro biodiversità, affinché svolgano questo compito responsabilmente e onestamente. Infine, abbiamo a cuore le giovani generazioni e per esse preghiamo, perché crescano nella conoscenza e nel rispetto della casa comune e col desiderio di prendersi cura del bene essenziale dell’acqua a vantaggio di tutti.

Il mio auspicio è che le comunità cristiane contribuiscano sempre di più e sempre più concretamente affinché tutti possano fruire di questa risorsa indispensabile, nella custodia rispettosa dei doni ricevuti dal Creatore, in particolare dei corsi d’acqua, dei mari e degli oceani”.

Nella IV Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, che è celebrata con gli ortodossi e con l’adesione di altre Chiese e comunità cristiane, il messaggio di papa Francesco si è concentrato sull’acqua, con il dramma di chi non ha accesso a sorgenti potabili o di chi, alla ricerca di una vita più umana, trova la morte tra i flutti del mare.

Secondo i dati forniti dalla Fondazione ‘Charity Water’ nel mondo ci sono 663.000.000 persone che non hanno accesso all’acqua potabile; quindi nel pianeta una persona ogni 11 beve acqua sporca e che il 52% delle malattie hanno nell’acqua la loro causa principale.

Anche il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, ha inviato ai propri fedeli un messaggio, ricordando che la Chiesa ortodossa celebra il ‘Giorno di protezione dell’ambiente’ da 29 anni:

“Le iniziative ecologiche del Patriarcato Ecumenico hanno costituito un’esca per la teologia, per far risaltare i principi ecologici della antropologia e della cosmologia cristiane e per presentare la verità che nessun ideale nel cammino dell’umanità nella storia ha valore, se non comprende anche la speranza di un mondo che funzioni come ‘casa’ reale dell’uomo, in un’epoca durante la quale la minaccia continuamente in aumento verso l’ambiente naturale ha in gestazione una catastrofe ecologica mondiale.

Questa evoluzione è la conseguenza di una scelta specifica di un modo di sviluppo economico, tecnologico e sociale, che non rispetta né il valore della persona umana, né la sacralità della natura. E’ impossibile interessarsi realmente della persona umana e allo stesso tempo distruggere l’ambiente naturale, la base della vita, in sostanza cioè minare il futuro dell’umanità”.

Nella lettera il patriarca Bartolomeo ha ricordato la visione ecologica dell’Ortodossia: “La cultura ecologica dell’Ortodossia è la realizzazione della visione eucaristica della creazione, che si condensa e si esprime nell’insieme liturgico della vita ecclesiastica.
Questo è il messaggio eterno della Chiesa Ortodossa sul tema dell’ecologia. La Chiesa dice e annuncia ‘sempre le stesse cose’ e ‘riguardo a esse’, in accordo anche con le insuperabili parole del suo Fondatore e capo: ‘Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno’.

Allineandosi a questo spirito, la Madre Chiesa chiama le Arcidiocesi e le Metropoli attraverso il mondo, le parrocchie e i sacri Monasteri, a sviluppare iniziative e azioni coordinate, programmi di sensibilizzazione ambientale, a organizzare convegni e omelie, affinché i fedeli prendano coscienza che la protezione dell’ambiente naturale è responsabilità spirituale di ciascuno di noi.

Il bruciante tema del cambiamento climatico, le sue cause e le sue conseguenze per il pianeta e per la quotidianità delle persone costituiscono un’occasione per approcci e discussioni sulla base dei principi della ecologia teologica e per particolari interventi pratici”.

Ed il Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) ha celebrato questa Giornata Ecumenica ad Assisi, aperto dal saluto del card. Angelo Bagnasco: “Purtroppo, la cultura del profitto spinge non ad uno sviluppo responsabile, ma allo sfruttamento irrazionale che mira al tornaconto massimo e immediato, senza senso del futuro, senza rispetto per i deboli e le generazioni che verranno.

Una nuova mentalità colonialistica è avanzata, forse meno evidente nelle apparenze, ma non meno violenta, arrogante, omicida. Chiediamo a Dio, Creatore dell’universo, che abiti nei nostri cuori e che ci renda saggi: più siamo abitati da Dio, e più diventiamo anche sensibili a ciò che ci circonda, capaci di riconoscere i riflessi invisibili del suo volto, le impronte della sua bellezza e del suo amore.

Se Dio illumina la nostra coscienza allora tutto diventa luminoso, il senso della vita è più acuto: senza la luce divina l’uomo è portato a disprezzare se stesso e le cose che lo circondano, a non avere rispetto di sé, della sua dignità, del suo volto.

Emerge così la centralità dell’ecologia umana, che consiste nel riconoscimento della dignità inviolabile di ogni persona: se l’uomo si degrada, infatti, si degrada anche l’ambiente in cui vive. Se la cultura tende al nichilismo, anche la natura ne pagherà le conseguenze. Quando l’ecologia umana è rispettata nella società, allora anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio”.

Il presidente della Conferenza delle Chiese Europee (KEK) rev. Christian Krieger, ha definito la giornata un’opportunità per i cristiani: “La ‘Stagione del Creato’ è per la famiglia cristiana, al di là di ogni denominazione, un’opportunità per celebrare insieme Dio come Creatore, per esprimere la nostra gratitudine comune per il dono di tutta la vita, per portare a Dio il nostro rammarico per l’abuso del nostro ambiente e delle risorse naturali, per diventare consapevoli della nostra responsabilità verso tutti gli esseri umani e verso il creato, e impegnarci ad agire. Per approfondire la nostra relazione con Dio, dobbiamo approfondire la nostra relazione gli uni con gli altri e con tutta la creazione”.

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