Card. Ouellet: sant’Agostino esempio per i vescovi di oggi

Ogni anno, nell’anniversario della sua ordinazione episcopale, sant’Agostino invitava a tavola i poveri: è solo un dettaglio, ma significativo, dello stile con cui il vescovo di Ippona viveva il suo ministero pastorale, portato sempre avanti con umiltà e con piena consapevolezza del peso della ‘grande responsabilità’ che il suo ruolo gli imponeva.

L’episodio è stato ricordato dal card. Marc Oullet, prefetto della Congregazione per i vescovi, durante il pontificale per la memoria liturgica a Pavia, nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro: “Non è per niente facile assumere e portare fino in fondo il peso della responsabilità che l’esercizio del ministero episcopale comporta… Egli avvertiva la responsabilità che comportava l’assunzione di un tale officio: il conto che Cristo giusto giudice gli avrebbe presentato alla fine dei suoi giorni”.

Il prefetto della Congregazione per i vescovi ha ripercorso sinteticamente le tappe fondamentali della vita di Agostino, quelle che lo portarono, dopo il battesimo ricevuto da Ambrogio, a dedicarsi dapprima alla vita monastica, poi a essere ordinato sacerdote quasi ‘contro voglia’ e, in seguito al suo illuminante contributo al concilio plenario dell’Africa del 393, a essere richiesto come coadiutore di Ippona dal vescovo Valerio:

“Egli visse in dignitosa povertà, scoprendo come unico bene necessario per la vita la parola di Dio, l’Eucaristia e la vita comune…. Il rispetto e l’amore per i fratelli, in nome di Cristo, erano per lui di fondamentale importanza per la sua crescita spirituale come cristiano e come vescovo”.

Il ritratto tracciato dal porporato canadese ha riproposto la figura del pastore esemplare indicata anche dai documenti del Concilio Vaticano II: “Un uomo amabile, fortiter et suaviter, pacato, vicino alla gente, capace di sincera e profonda amicizia con tutti; padre, fratello e amico dei suoi sacerdoti, in grado di portare il peso delle responsabilità insite nelle decisioni che solo lui deve prendere e di sopportare il peso della fragilità dei fratelli di fede uniti nella sua missione e dell’intero gregge affidato dal Signore alle sue cure pastorali”.

Fondamentale, ha sottolineato il cardinale, è il suo rapporto con la gente: “La porta della sua casa era aperta a tutti e la sua mensa accoglieva ogni sorta di persone… Non possedeva oggetti di valore, ma solo una semplice tunica scura che faceva risaltare il suo sguardo intenso e il suo capo totalmente rasato… Il genio obbediva al pastore. La sua santità è dovuta al fatto che Agostino spese il suo genio al servizio delle anime e che fu un pastore secondo il cuore di Dio”.

E nella celebrazione eucaristica del mattino il vescovo della diocesi, mons. Corrado Sanguineti, ha sottolineato i tratti del ‘buon pastore’, partendo dal suo ‘Discorso 340’ nell’anniversario della sua ordinazione: “Quante volte Agostino ha ricordato ai suoi fedeli la condizione che definiva la sua identità: ‘Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza’.

Il pastore, secondo il cuore di Cristo, dà la vita per le sue pecore, si sente legato al bene dei suoi fedeli, e il dono della vita non si realizza solo nel martirio, ma prima di tutto nell’offerta lieta e quotidiana di sé, nel consumare, giorno dopo giorno, energie e tempo nel servizio alla Chiesa, nell’amore fattivo alle anime”.

E sant’Agostino ha vissuto per le ‘sue pecore’: “Agostino ha vissuto l’impegno a fronteggiare i lupi del suo tempo, pur di non far mancare al suo popolo il pane buono e sostanzioso della retta dottrina e della Parola amorosamente spezzata e trasmessa…

Agostino era un vescovo che si lasciava incontrare dalla sua gente, che sapeva soffrire e gioire con i suoi fedeli, che cercava la comunione con i suoi presbiteri e con i diaconi della sua Chiesa: guidava il suo popolo, e nello stesso tempo camminava con il suo popolo, sapendo edificare amicizie belle ed evangeliche, che diventavano sorgente di luce e di grazia anche per la sua persona, così sensibile, così appassionata, così amante della bellezza e della bontà”.

E concludendo l’omelia ha affidato la Chiesa alla protezione del santo di Ippona: “Fratelli e sorelle, affidiamo a Sant’Agostino il Papa, i vescovi, i presbiteri perché siano davvero immagine e segno del buon Pastore, che continua a prendersi cura del suo gregge: circondiamo di affetto e di preghiera i nostri pastori, perché possano servire con fedeltà il popolo cristiano, e custodire il suo cammino nella via della verità e della carità”.

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