Mons. Delpini invita Milano a non dimenticarsi di Dio

Giovedì 30 agosto la diocesi di Milano ha ricordato in una celebrazione eucaristica i suoi vescovi, dal beato Alfredo Ildefonso Schuster, al card. Carlo Maria Martini, senza dimenticare i card. Giovanni Colombo, Eugenio Tosi e Dionigi Tettamanzi: “perché hanno in comune l’essenziale, hanno da dire una parola concorde, hanno vissuto il loro Ministero con un sentimento comune e possono rivolgersi a noi, alla città, con una voce unanime dicendo: Milano, quanto sei stata amata. Chiesa ambrosiana, quanto sei stata amata. Gente di questa terra, quanto sei stata amata”.

Ricordando che ogni vescovo ha una propria personalità, mons. Mario Delpini ha evidenziato l’amore dei vescovi per la città: “Non si sa bene che cosa capiti quando un vescovo arriva nella diocesi di Milano, che provenga da altrove o che sia cresciuto in questa terra, ma quello che è evidente è che cresce in lui un affetto, una decisione di dedicazione, un senso di responsabilità, una visione della Chiesa e della società che convince alla dedicazione senza risparmio, che rende possibile una lungimiranza sorprendente, che induce a non far più conto di sé, di quello che è congeniale, di quello che sta a cuore, della prudenza nel curare la propria salute.

Ecco i vescovi diventano liberi, disinteressati, generosi fino al limite delle loro forze per dire alla gente che abita in questa terra: quanto ti voglio bene, quanto ti stimo, come sento viva la mia responsabilità, tanto che non mi basta di trasmetterti il vangelo di Dio, ma ti sacrifico la mia stessa vita, i miei interessi, la mia salute, la mia realizzazione personale. Gente di questa terra, quanto sei stata amata”.

Ed infatti anche mons. Delpini sperimenta questo amore: “Amata perché sei gente che merita stima, gente seria, gente generosa, gente pronta al sacrificio, gente operosa, gente capace di dire le parole giuste e di fare silenzio, gente che diffida della retorica e ama le opere ben fatte: i vescovi ti hanno amato, gente di questa terra, perché ti hanno stimata.

Gente amata, con la sollecitudine e la trepidazione di chi si prende cura del tuo bene e avverte costantemente il pericolo che tu perda l’anima, che la tua operosità diventi frenesia, che la tua efficienza diventi utilitarismo, che la tua concretezza diventi materialismo, che la tua apertura diventi confusione”.

L’amore dei vescovi per Milano è stato espresso attraverso gesti generosi: “Quanto sei stata amata, gente di questa terra, gente di tutte le razze, gente di tutte le fedi, gente di tutte le idee! I tuoi vescovi ti hanno amata e non hanno risparmiato fatiche, insistenze, pazienza e fermezza per incoraggiare nei momenti tragici della guerra, del terrorismo, della crisi economica; i tuoi vescovi ti hanno amata e non hanno risparmiato parole e gesti simbolici, eventi e celebrazioni per sostenere la tua speranza, anche nei momenti di scoraggiamento e di difficoltà.

L’amore dei vescovi per te, chiesa di Milano, per voi, gente di questa terra si è espresso nel raggiungere ogni quartiere, nel rivolgere una parola di fraterna vicinanza a tutti, a tutti! nella sollecitudine per rendere presente l’abbraccio della Chiesa, la disponibilità delle sue strutture, l’attenzione ai bisogni in ogni centro e in ogni periferia”.

Milano è stata amata dai vescovi attraverso un amore speciale, quello di Dio: “Quanto sei stata amata, gente di questa terra! Ma l’amore, la stima, la fiducia dei vescovi nella gente di questa terra non sono stati vaghi sentimenti, espressioni retoriche. I vescovi ti hanno amato e hanno dato se stessi per la tua fede, per la tua speranza. Ti hanno amato in nome di Dio.

I vescovi di Milano non sono stati politici, né affaristi, né personaggi preoccupati di un consenso. Hanno amato la gente di questa terra in nome di Dio. Hanno ricordato e predicato e annunciato che non si può vivere e non si può sperare senza credere e affidarsi e decidersi nel nome di Dio. Perciò hanno ripetuto e rinnovato la parola del Vangelo: rimanete nel mio amore!”.

Concludendo l’omelia mons. Delpini ha invitato la città a non dimenticarsi di Dio: “Ecco, noi cristiani di questo tempo sentiamo la responsabilità di corrispondere a questa stima, a questo amore con generosità di opere e lungimiranza di pensieri!

Noi sentiamo la responsabilità di rinnovare per questa terra l’annuncio del Regno che viene, la rivelazione dell’amore di Dio Padre per tutti i suoi figli, la testimonianza che c’è un solo nome sotto il cielo in cui possiamo essere salvati. Terra tanto amata, non dimenticarti di Dio!

Gente tanto amata non perdere la speranza! Gente tanto amata, impara da chi ti ha amato a guardare oltre gli affari e le scadenze, per avere stima di te stessa e conservare la persuasione che non siamo condannati a morte, ma chiamati alla vita, nella comunione dei santi!”

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