Mons. Agostino Marchetto: giovani e discernimento vocazionale nella prospettiva del Vaticano II

Il Meeting internazionale del Movimento Mariano Regina dell’Amore, che da 27 anni si svolge a Schio dal 12 al 15 Agosto, ha ospitato mons. Agostino Marchetto, che ha affrontato il tema del discernimento vocazionale nella prospettiva del Concilio Vaticano II con un ricordo personale:

“Ricordo come fosse oggi la prima volta in cui un prete, che non conoscevo, mentre stavo arrangiando la rete della porta nel campo di football, in vista di un match fra ragazzi, a bruciapelo mi chiese se mai avessi pensato a diventare sacerdote. Pur appena uscito dalla crisi adolescenziale quella domanda fu l’inizio del cammino vocazionale che mi condusse, in effetti, nell’ordine delle intenzioni ad un sacerdozio per i giovani. Così pensavo, così volevo. Ma invece, ecco che arriva la chiamata romana per girare il mondo al servizio della S. Sede che mi lasciava con una preoccupazione”.

Con questo inizio mons. Marchetto ha spiegato l’amore dei papi per i giovani: “Qui faccio allora l’aggancio con ‘la fede’, nel tema proposto per il Sinodo sulla Gioventù, grazie a Guardini (che ebbe molto influsso su Paolo VI e lo esercita anche su papa Francesco)… Per questo nel Vaticano II troviamo al centro la Chiesa che cerca un nuovo approccio, un nuovo linguaggio che tenga conto della Sitz im Leben della cultura. Essa oggi, almeno in gran parte, è ‘universale’ (globalizzata per i giovani, se non altro perché è digitale)”.

Ed ha analizzato il linguaggio utilizzato dal papa: “Sempre in tema linguistico almeno una menzione voglio fare al linguaggio che papa Francesco usa con i giovani, gli adolescenti, i bambini specialmente. E’ straordinaria la sua capacità espressiva e di tenere viva l’attenzione dell’uditorio. Mi limito a citarvi un solo discorso, su un periodo speciale, diciamo, della vita giovanile, l’adolescenza, ‘che non è una malattia’, fornendo sei chiavi per aprire la porta dell’educazione giovanile, e cioè ‘in romanesco, connessi in movimento, una educazione integrata, sì all’adolescenza, no alla competizione’ la ‘golosità’ spirituale (tema dell’austerità)”.

Ed ha sottolineato che la fede non può essere solo un fatto individuale: “A questo proposito, nel Documento preparatorio, sotto la voce ‘Strumenti’, vi è un qualche paragrafo dedicato al silenzio, alla contemplazione e alla preghiera, legati al ‘discernimento’, che non c’è senza ‘coltivare la familiarità con il Signore e il dialogo con la sua Parola. In particolare la Lectio Divina, si attesta, è un metodo prezioso che la tradizione della Chiesa ci consegna…

Un obiettivo fondamentale della pastorale giovanile vocazionale è offrire occasioni per assaporare il valore del silenzio e della contemplazione e formare alla rilettura della propria esperienza e all’ascolto della coscienza’… Questo coltivare l’interiorità porterà poi a condividere le aspirazioni nobili più diffuse dell’umanità per rafforzare il suo dominio (inteso nel giusto senso) sul creato e ‘per instaurare un ordine politico, sociale ed economico che sempre più e meglio serva l’uomo e aiuti i singoli e i gruppi ad affermare e sviluppare la propria dignità’”.

Ed ha esaminato la vocazione secondo la ‘Lumen Fidei’: “Stiamo qui entrando nell’accompagnamento vocazionale, in cui la fede, in quanto partecipazione al modo di vedere di Gesù, è la fonte del discernimento ‘perché ne offre i contenuti fondamentali, le articolazioni specifiche, lo stile singolare e la pedagogia propria’…

Le Sacre Scritture presentano numerosi racconti di vocazione e di risposta di giovani, o di un ragazzo. Ne ricorderò solo uno, quello della chiamata di Samuele. Eli, sebbene padre incapace di condurre i propri figli sul cammino di Dio, è lui che “insegna” al piccolo cosa e come fare per rispondere alla chiamata notturna divina. Gli insegna a formulare una risposta stupenda: ‘parla Signore che il tuo servo ascolta’.

Straordinaria reazione di ogni chiamato, di grande bellezza. Ma voglio aggiungere (ne traggo la conseguenza) che per la misericordia di Dio per il suo Popolo, anche i non santi da altare diciamo così, possono cioè guidare chi si imbarca nella grande avventura della ‘sequela Christi’: ciò naturalmente non significa che la testimonianza non sia componente nell’accompagnamento.In ogni caso lo spazio di questo dialogo, di cui abbiamo un esempio in Samuele, è la coscienza”.

Ed ha concluso affermando che scopo del discernimento è formare cristiani responsabili: “L’obiettivo resta il promuovere scelte davvero libere e responsabili. Il discernimento ne è lo strumento principe, che permette di salvaguardare lo spazio inviolabile della coscienza, senza pretendere di sostituirsi ad essa e il tempo è fondamentale per verificare l’orientamento effettivo della decisione presa… Ma la guida spirituale rinvia la persona al Signore e prepara il terreno all’incontro con Lui”.

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