San Lorenzo martire: dalla verità sgorga la libertà

Venerdì 10 agosto a Genova il card. Angelo Bagnasco nell’omelia della messa pontificale per la solennità di San Lorenzo ha sottolineato che il suo esempio ricorda che la persecuzione fa parte della fede cristiana, perché il suo esempio ricorda che la persecuzione fa parte della fede cristiana:

“Non dobbiamo meravigliarci di questo, così come non dobbiamo cedere all’ottimismo ingenuo secondo il quale attorno a noi esiste solo rispetto e benevolenza. Così non è! Anche se non se ne parla, esiste un regime discriminatorio anticristiano. E ciò accade perfino nella nostra Europa, grembo del Vangelo e culla di civiltà.

Attraverso norme raffinate si limita la libertà di professare la fede pubblicamente, e sempre più la si spinge nella sfera privata. Con il pretesto di non urtare le diverse sensibilità religiose o culturali, si vuole creare un modo di vivere uniforme al ribasso, eliminando tradizioni legittime e rispettose di tutti, oppure cambiandone nomi, luoghi, simboli. E’ chiaro che si intende diluire la fisionomia della fede con lo scopo di spegnerla nella coscienza collettiva e in quella personale, riducendola da tradizione a vago ricordo”.

Ricordando ai fedeli la vita del martire il vescovo di Genova ha ribadito il significato della memoria: “Abbiamo bisogno di incontrare qualcuno che, piuttosto che rinnegare le ragioni del vivere, accetta di morire. E’ questa la bellezza della tradizione di un popolo, di una famiglia, della fede cristiana: accogliere quanto ci è tramandato, nel quale siamo cresciuti, farlo scoprire ai giovani, aiuta ad incontrare il Signore e a crescere in Lui.

Tra i santi, i martiri hanno un posto speciale, poiché hanno effuso il sangue per Cristo e la Chiesa. San Lorenzo, diacono della Chiesa di Roma nel III secolo, avrebbe potuto salvare la vita rinnegando Cristo, ragione della sua vita. Ma davanti all’imperatore Valeriano, che pretendeva la confisca dei beni ecclesiastici, egli si rifiuta e li dona ai poveri, presentando loro come la vera ricchezza della Chiesa”.

Quindi la fede non può essere una religione di Stato, come ai tempi dell’imperatore Valeriano, ma qualcosa che libera l’uomo: “La fede, invece, è riconoscimento della verità che è Dio stesso: in Lui diventa possibile riconoscere la verità di ogni altro essere, e tale riconoscimento genera un modo diverso di pensare,che rende liberi di fronte a qualunque autorità umana e, nello stesso tempo, diventa un contributo formidabile per la costruzione della comunità civile.

Il primo servizio che la fede fa alla politica è la liberazione dell’uomo dalla irrazionalità dei miti politici, rischio di ogni tempo… La fede ricorda che la morale politica sta anche nel resistere alla seduzione delle grandi parole con cui ci si prende gioco dell’umanità dell’uomo. Il diacono Lorenzo, rifiutando di obbedire all’imperio sovrano, manifesta questa assoluta novità, e rende un servizio alla società del tempo, dovendo, lo Stato, perseguire la giustizia”.

La fede è un invito a riconoscere la verità ed a viverla come san Lorenzo nel servizio al Vangelo: “Per questa ragione, tradire il Vangelo è tradire Dio e anche l’uomo: oggi, spesso si vede che il Vangelo non è negato ma, forse in buona fede, tradito. L’umanità vede che quanto più si allontana da Dio e si crede autosufficiente, tanto più, dalle profondità del suo essere, salgono i demoni che pensava di avere sconfitto con le sue mani.

Quei fantasmi ricordano all’uomo di temere il suo potere e, nello stesso tempo, la sua impotenza: il suo potere di distruggere, e la sua impotenza di ritrovare se stesso e di dominare la sua disumanità sempre pronta a fagocitare tutto. Fuori della verità, il diritto può dichiarare legittimi i comportamenti, ma non li può rendere giusti, aprendo così la strada al sopruso.

E’ dalla verità della persona umana, come Dio l’ha creata, che sgorga la libertà, l’amore, la fedeltà, la giustizia, e si può costruire una società coesa e aperta, che ha un volto proprio e che si pone in dialogo onesto con tutti, senza strumentalizzare nessuno, soprattutto se deboli”.

Ed anche a Perugia, la cui cattedrale è dedicata a san Lorenzo, il presidente della Cei e vescovo della diocesi, card. Gualtiero Bassetti, ha ricordato che la missione della Chiesa è il servizio ai ‘piccoli’, cioè i poveri: “L’essere cristiani non è caratterizzato soltanto dai doveri che abbiamo verso Dio o la nostra famiglia, ma dal vivere per gli altri e questo è il vero modo di mettere Dio al primo posto, come ha fatto San Lorenzo…

Anche la carità, cosiddetta politica, che stimola le persone a mettere i propri talenti e le proprie energie a servizio del bene comune per la costruzione della città e dello stato deve nascere dal desiderio di servizio disinteressato. Di conseguenza, come diceva il beato Paolo VI, che tra poco più di due mesi verrà canonizzato, la carità deve investire la politica con la propria forza di illuminazione, energia di dedizione, capacità di servizio. Certo tutto questo esige un impegno pedagogico ed educativo molto forte; ma se non si fossero mossi in questo senso i nostri padri, noi oggi non avremmo una carta costituzionale, che rimane un orientamento sicuro”.

Anche a Grosseto, altra città posta sotto la protezione di san Lorenzo il card. Giovanni Angelo Becciu, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ha raccontato l’attualità del Santo: “La memoria di Lorenzo ci incoraggia a prendere sul serio ogni piccolo frammento di umanità che siamo chiamati a condividere con il nostro prossimo, perchè in ogni situazione Dio ci chiede di vivere una sincera amicizia con Lui e di testimoniarla agli altri con la bontà e la verità dei nostri comportamenti”.

E, ricordando le persecuzioni durissime da parte dell’Impero verso la Chiesa nascente, ha invitato a “dire grazie a Lorenzo e a tutti i primi cristiani, perchè con il loro sacrificio hanno onorato Dio, hanno manifestato fedeltà al Vangelo, ma hanno anche difeso il primato della coscienza su qualsiasi autorità terrena.

Sono stati essi a difendere la distinzione tra sacro e profano, sono stati essi, pur non essendone consapevoli, a gettare i semi delle moderne democrazie ove la coscienza di ogni cittadino è sacra e ove vige il primato dei diritti delle persone contro qualsiasi autoritarismo. Possiamo ben dirlo: Lorenzo è uomo dei nostri tempi! Grazie al suo sacrificio e a quello di tutti i martiri cristiani noi abbiamo imparato a porre Dio al primo posto e a non barattare mai la nostra coscienza”.

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