Ad Assisi le Chiese sfidano l’economia

Sabato 4 agosto a Santa Maria degli Angeli si è conclusa la 55ª Sessione di formazione ecumenica del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) sul tema ‘Le Chiese di fronte alla ricchezza, alla povertà e ai beni della terra. Una ricerca ecumenica’, con conclusioni del presidente Piero Stefani che ha ripreso temi trattati durante i lavori: il meccanismo del finanziamento delle chiese, le affermazioni fondamentali delle Scritture sulle ricchezze, gli slogan dell’ ‘economia civile’, l’eterogenesi dei fini nel rapporto tra religioni ed economia. Terminando con la convinzione che rispetto ai nodi umani ‘tutto è possibile a Dio e alla sua misericordia’.

L’ultima tavola rotonda della sessione, sul tema ‘Testimoniare il vangelo nelle società delle diseguaglianze economiche’, ha avuto come relatori mons. Erio Castellucci, vescovo della diocesi di Modena-Nonantola, e la pastora battista Lidia Maggi. Omissione, condivisione, testimonianza sono i tre tempi dell’intervento di mons. Castellucci che è partito dal magistero di papa Francesco per guardare alla situazione mondiale, caratterizzata da una grave precarietà in cui si trova la maggioranza della popolazione, mentre un’esigua minoranza possiede e utilizza la maggior parte delle risorse.

Il Vangelo stigmatizza il male dell’indifferenza, ‘l’esaltazione della ricchezza che conduce alla cupidigia e all’avarizia’ e indica uno stile di povertà volontaria che non è disprezzo delle cose materiali ma, in positivo, condivisione dei propri beni. La povertà involontaria, che non riesce ad essere condivisione, sarà colmata da Dio nella logica del Regno che non è solo nel futuro ma inizia oggi quando gli esseri umani continuano i ‘segni’ di Gesù a favore di tutti.

In questa prospettiva, testimoniare la risurrezione di Gesù significa, accanto alle preghiere e alla frazione del pane, la condivisione fraterna dei beni. Ciò implica che le chiese curino l’ambito economico-politico dell’etica, attraverso diverse azioni: la formazione in ambito economico, l’educazione sulla cultura del dono, vigilanza sulla provenienza delle grandi offerte e la lungimiranza sull’uso dei beni, scelta degli investimenti nel sostegno alla finanza non speculativa, come ha sottolineato mons. Castellucci:

“L’annuncio di Cristo, pane di vita eterna, richiede un generoso impegno di solidarietà verso i poveri, deboli, gli ultimi, indifesi. Questa azione di prossimità e carità è la migliore verifica della qualità nostra fede, tanto a livello personale, quanto a livello comunitario”.

Lidia Maggi ha svolto il tema in un linguaggio neo parabolico sulla chiesa, paragonandola a una donna che da troppo tempo perde energia vitale, si dissangua nel tentativo di vivere e generare futuro. Non osa trasgredire, agire con coraggio creatività, non vivere e generare futuro. Non osa trasgredire, agire con coraggio creatività, ‘toccare il mantello’ per essere guarita.

La chiesa è simile alla prima generazione di discepole che sotto la croce osservano sconcertate morire Gesù, il cui volto oggi è quello del profugo da guerre e disastri climatici, della ragazza vittima di tratta, del disoccupato senza futuro: “Cristo continua a morire crocifisso dal capitalismo selvaggio di fronte a una chiesa afona per omissione colpevole, complice perché non lo ha protetto. In questo eterno ‘venerdì santo’, testimoniare il vangelo della risurrezione significa fare seriamente i conti con il nostro fallimento di chiesa divisa tra ricchi e poveri che ha sostituito la comunità di uguali delle origini”.

Durante la settimana si sono alternate le relazioni di molti relatori e relatrici evangelici (Eric Noffke, Paolo Ricca, Luca Maria Negro, Davide Romano, Anna Maffei); cattolici (Lisa Cremaschi, Francesca Cocchini, Severino Dianich, Carlo Molari, Simone Morandini, Giovanni Cereti, Gianfranco Bottoni, Andrea Grillo); ortodossi (Traian Valdman e Dionisios Papavasileiou); ebraiche (la storica Anna Foa, il saggista Bruno Segre, la rabbina Barbara Aiello); islamiche (Nibras Breigheche e Chaimaa Fathii).

Quindi in conclusione le giornate del SAE hanno offerto molti stimoli, partendo dall’invito a leggere ed a studiare, decostruendo la vulgata secondo cui dai problemi dell’economia non ci si possa che difendere, come da attacchi demoniaci di fronte ai quali ci si sente forzatamente impotenti, come è stato affermato nella riflessione biblica introduttiva del presidente del SAE, Piero Stefani, che ha preso le mosse dalla doppia immagine biblica della spiga rigogliosa e della spiga gracile.

La domanda che la sessione estiva del SAE ha posto riguardava l’economia ‘giusta’ secondo l’auspicio di papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato sì’. L’ideologia dell’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, infatti, non fanno che accrescere le disuguaglianze, provocando il rifiuto di qualsiasi riferimento etico e alimentando la violenza come reazione degli esclusi da un sistema radicalmente ingiusto.

Ed al temine della settimana è stata approvata una mozione in cui si chiedeva un impegno da parte delle Chiese a non restare indifferenti rispetto a quanto stanno vivendo oggi le donne e gli uomini migranti: “Rivolgiamo poi un pressante appello alla Conferenza delle Chiese Europee (KEK), al Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e agli organismi rappresentativi di altre religioni nel nostro continente perché convochino con urgenza un Forum europeo per assumerci le nostre responsabilità di fronte alla grave situazione delle/i migranti e rispondervi in modo alto, degno e giusto”.

Nella seconda mozione i partecipanti hanno espresso solidarietà a Domenico Lucano, sindaco di Riace, in Calabria che ha iniziato uno sciopero della fame, in seguito alla decisione di escludere il comune, modello di accoglienza e integrazione, dal sostegno ai progetti in corso: “Riace è stata esclusa dal saldo luglio-dicembre 2017 e per il 2018 non è compresa tra gli enti beneficiari del finanziamento del primo semestre, nonostante tutte le attività siano state svolte e nessuna comunicazione sia pervenuta della chiusura del progetto. Sarebbe un danno enorme per l’economia della zona che si sta risollevando proprio grazie a un modello riuscito di integrazione”.

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