Papa Francesco ai ministranti: la santità non è per pigri

All’incontro con papa Francesco in piazza San Pietro si sono trovati in 100.000 ministranti di età compresa tra i 13 e i 23 anni, provenienti da 19 Paesi, che hanno partecipato a questa iniziativa della CIM (Coetus Internationalis Ministrantium) sul tema, tratto dal salmo 34: ‘Cerca la pace e perseguila!’.

A fare la parte del leone è la Germania, con 60.000 chierichetti accompagnati dal presidente della Commissione per i giovani della Conferenza Episcopale Tedesca, mons. Stefan Oster, ma anche Belgio, Francia, Gran Bretagna, Croazia, Lussemburgo, Austria, Portogallo, Romania, Russia, Svizzera, Serbia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ucraina, Ungheria e gli Stati Uniti e due delegazioni persino da Antigua e Barbuda.

Accogliendoli il papa ha detto che essi sono ‘coraggiosi’, perché hanno sfidato il ‘torrido’ caldo romano eppoi ha risposto alle loro domande sul significato della messa: “Oggi voi, come giovani, potete essere apostoli che sanno attirare gli altri a Gesù. Questo succede se voi stessi siete pieni di entusiasmo per Lui, per Gesù, se Lo avete incontrato, conosciuto personalmente, e siete stati, voi per primi, ‘conquistati’ da Lui.

Per questo vi dico: cercate di conoscere e amare sempre di più il Signore Gesù (voglio ripeterlo: cercate di conoscere e amare sempre di più il Signore Gesù), incontrandolo nella preghiera, nella Messa, nella lettura del Vangelo, nel volto dei piccoli e dei poveri. E cercate di essere amici, con gratuità, di chi è attorno a voi, perché un raggio della luce di Gesù possa arrivare a loro attraverso il vostro cuore innamorato di Lui. Carissimi ragazzi e ragazze, non c’è bisogno di tante parole, sono più importanti i fatti, la vicinanza, il servizio, lo sguardo silenzioso davanti al Santissimo Sacramento”.

Ad un’altra domanda sull’importanza della fede il papa ha risposto che la fede è vita: “La fede è essenziale, la fede mi fa vivere. Direi che la fede è come l’aria che respiriamo. Non pensiamo ad ogni respiro quanto sia necessaria l’aria, ma quando manca o non è pulita ci accorgiamo di quant’è importante! La fede ci aiuta a cogliere il senso della vita: c’è qualcuno che ci ama infinitamente, e questo qualcuno è Dio. Lui ci ama infinitamente.

Possiamo riconoscere Dio come nostro creatore e salvatore; amare Dio e accogliere la nostra vita come dono suo. Dio vuole entrare in una relazione vitale con noi; vuole creare relazioni, e noi siamo chiamati a fare altrettanto. Non possiamo credere in Dio e pensare di essere figli unici! Il solo Figlio Unico che ha Dio è Gesù. Unico perché è Dio. Ma fra gli uomini, non ci sono figli unici di Dio. Pensate a questo! Tutti siamo figli di Dio. Siamo chiamati a formare la famiglia di Dio, cioè la Chiesa, la comunità di fratelli e sorelle in Cristo, siamo ‘familiari di Dio’, come dice san Paolo”.

Infine dal gruppo della Serbia è stato chiesto al papa di insegnare il cammino per la santità: “Sì, ci vuole fatica per fare sempre il bene e diventare santi… Sai, la strada per la santità non è per i pigri: ci vuole fatica. Vedo che voi ministranti vi impegnate in questo cammino. Il Signore Gesù ci ha dato un programma semplice per camminare sulla via verso la santità: il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo.

Cerchiamo di essere ben radicati nell’amicizia con Dio, grati per il suo amore e desiderosi di servire Lui in tutto, e così non possiamo fare altro che condividere il dono del suo amore con gli altri. E per concretizzare il comandamento dell’amore, Gesù ci ha indicato le opere di misericordia. Mi piacerebbe domandare qui se tutti voi conoscete le opere di misericordia… Sono una via impegnativa ma alla portata di tutti. Per fare un’opera di misericordia, non è necessario andare all’università, prendere una laurea.

Tutti, tutti possiamo fare le opere di misericordia. Sono alla portata di tutti. Basta che ciascuno di noi cominci a chiedersi: ‘Che cosa posso fare io, oggi, per venire incontro ai bisogni del mio prossimo?’, di questo prossimo: dei miei fratelli, di mio papà, di mamma, dei nonni, dei miei amici, dei poveri, degli ammalati…; ma uno, uno al giorno.

Che cosa posso fare io per venire incontro ai bisogni del mio prossimo? E non importa se sia amico o sconosciuto, connazionale o straniero, è il prossimo. Credetemi, così facendo potete diventare davvero santi, uomini e donne che trasformano il mondo vivendo l’amore di Cristo. E’ vero, non è facile, costa fatica”.

L’incontro è stato concluso con una celebrazione eucaristica, durante la quale papa Francesco ha incoraggiato i ministranti a ‘farsi imitatori di Cristo’ nel giorno della festa di sant’Ignazio di Loyola: “ì, possiamo vivere questa missione imitando Gesù come hanno fatto l’apostolo Paolo e tutti i santi.

Guardiamo ai santi, che sono il Vangelo vissuto, perché hanno saputo tradurre il messaggio di Cristo nella propria vita. Il santo di oggi, Ignazio di Loyola, che da giovane soldato pensava alla propria gloria, al momento buono è stato attirato dalla gloria di Dio, e ha scoperto che lì è il centro e il senso della vita. Facciamoci imitatori dei santi; facciamo tutto per la gloria di Dio e per la salvezza dei fratelli”.

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