La stampa italiana invita a non dimenticare padre Dall’Oglio

“Signore, ascolta la mia preghiera, porgi l’orecchio alla mia supplica, tu che sei fedele, e per la tua giustizia rispondimi. Non chiamare in giudizio il tuo servo: nessun vivente davanti a te è giusto. Il nemico mi perseguita, calpesta a terra la mia vita, mi ha relegato nelle tenebre come i morti da gran tempo”: con il salmo 142 gli ‘amici di padre Paolo Dall’’Oglio’ hanno ricordato i 5 anni della sua scomparsa, avvenuta a Raqqa il 29 luglio 2018.

Anche la Rai lo ha ricordato con alcuni ‘speciali’, trasmessi nel giorno del suo rapimento. Ed in particolare la sua figura è stata ricordata dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), che ha chiesto di non dimenticarlo: “l 29 luglio è il giorno in cui un italiano, Paolo Dall’Oglio, è stato sequestrato in Siria. Sequestrato dall’Isis dopo essere stato espulso da Assad. Una vicenda che parla da sola. Ma quello che ha da dirci è stato largamente rimosso.

E rimuovere lui ha significato rimuovere l’enormità della tragedia della Siria e dei siriani. Al sequestrato occorre di non essere solo un cittadino italiano. E’ anche, o soprattutto, un gesuita. Cosa voglia dire vivere la missione sui confini e ‘nei’ confini lo ha dimostrato con la sua vita e con la sua sfida, rientrando in Siria per una missione umanitaria, a Raqqa, nel momento in cui Raqqa stava per cadere nelle mani dei terroristi, ansiosi di spegnere quella voce libera come ansioso di spegnerla era il regime di Damasco”.

I giornalisti hanno sottolineato il suo operato nella costruzione di ‘ponti’ tra le fedi: “Padre Dall’Oglio non va dimenticato, ma va anche capito. Non va ‘beatificato’, va recuperato come simbolo italiano di una verità molto semplice: costruire di ponti tra fedi, culture, uomini, donne, è possibile. Non siamo condannati ad assistere all’ineluttabile, basta scoprire che c’è tra noi, intorno a noi, chi nella quotidianità si impegna per cambiare in meglio, e non in peggio, per unire, e non per dividere, per dimostrare solidarietà e non per esigerla. Che è il modo migliore poi per ottenerla”.

Anche il presidente dell’associazione ‘Giornalisti amici di padre Paolo Dall’Oglio’, Riccardo Cristiano, che ha evidenziato la sua figura ‘intellettuale’ a proposito dei reportage dedicatigli : “Sono stati programmi pensati sull’attualità, che attraverso il dramma sin qui rimosso di un grande ‘instancabile costruttore di ponti sequestrato proprio per questo’ hanno parlato del dramma di milioni di uomini, di milioni di donne, di milioni di vecchi, di milioni bambini, una generazione cancellata, distrutta, mandata in esilio, il dramma cioè di un popolo perseguitato e scacciato senza avere alcuna terra promessa.

Tutto questo ha restituito la patente di grande intellettuale prima che di rapito a un grande italiano, per il quale in cinque anni non si è saputo neanche chiederne la liberazione, anche perché i suoi presunti sequestratori non si sa neanche chi siano. Sono sequestratori rimasti orrendamente nell’ombra più tetra, come rimangono, troppo spesso ingiustamente, nelle tenebre i responsabili di bombardamenti di centri abitati, di ospedali, di scuole, come rimangono nelle tenebre i torturatori, i seviziatori, i carnefici, i responsabili di massacri chimici, tutti coloro che si accaniscono da sei anni contro gli abitanti di Raqqa, di Homs, della Ghouta, di Idlib, di Aleppo, di Qusayr, di Hama, di Daraa, di Deir ez Zoor, di Yarmouk e di tantissimi altri quartieri e città siriani”.

Ed ha ricordato il suo essere ‘sentinella del mattino’ nella denuncia di un movimento di profughi in anni non ‘sospetti’ attraverso un suo intervento: “Ma non li senti i rumori di questi milioni di profughi che si preparano ad arrivare in Europa? Non senti i colpi dei remi, il respiro ansimante dei fuggiaschi, i motori lenti dei barconi? Sono milioni, capisci? E’ il nuovo esodo dalle terre del Faraone, ma non ha Terre Promesse.

Credi che l’Europa sia pronta ad accoglierli? Credi che l’idea stessa di Europa possa sopravvivere accanto al più grande terreno di pulizia etnico-confessionale della storia recente? E’ evidente che questo riporterà la xenofobia, l’isteria. Il negazionismo di ieri, mai morto, si unirà al negazionismo di oggi, per impedirci di vedere.

Ma in questo mondo globale c’è un vecchio proverbio arabo che è divenuto un proverbio universale, e ci dice che una mano da sola non applaude. E’ proprio così. Se lasceremo senza solidarietà cittadina i nostri vicini, finiremo inghiottiti dal loro destino. E sarà, quello sì, un applauso terrificante”.

Riccardo Cristiano ha chiuso chiedendo di non ‘spegnere’ nella propria coscienza la voce di chi ha saputo vedere ‘i segni dei tempi’: “Ricordare padre Paolo Dall’Oglio vorrà dire chiedere ai giovani europei d’oggi, come papa Francesco ha chiesto ai giovani del Caribe: ‘I giovani sono giovani, o sono giovani invecchiati? Perché se sono giovani invecchiati non possono fare alcunché. Devono essere giovani ‘giovani’.

Con tutta la forza della gioventù per trasformare. E la prima cosa che devono fare è vedere se sono installati. Perché se sono installati la cosa non va. Devono disinstallarsi quelli che sono installati. E cominciare a lottare’. Ricordare Paolo vorrà così dire, e finalmente, disinstallare da noi l’oblio di tutte le decine di migliaia di figli del Mediterraneo inghiottiti nel buio di questi conflitti, di questi muri, di questi silenzi, di queste catastrofi umane e ambientali.

Ricordare Paolo non sarà fare un santino di poche righe, o pochi secondi, tanto per onorare una ricorrenza. Ricordarlo vorrà dire riaprire la memoria per capire il presente e impegnarsi a costruire, grazie al dialogo, un futuro diverso. Nel nome del vivere insieme”.

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