In Italia aumentano i piccoli ‘schiavi’

“La tratta di minori rappresenta uno dei grandi drammi del nostro tempo; è diffusa in tutto il mondo e l’Italia, come il resto dell’Europa, non ne è immune. A subire le violazioni più devastanti sono, in particolare, bambini, bambine e adolescenti in fuga da Paesi gravati da povertà, guerre, discriminazione, disuguaglianza di genere e mancato accesso all’istruzione.

La tratta è una grave violazione dei diritti fondamentali ed è anche un crimine transnazionale estremamente redditizio che fonda il suo modello di business nella vendita e nell’acquisto di donne e uomini, ragazze e ragazzi, trattati come schiavi con il solo scopo di sfruttarli sessualmente, lavorativamente e nelle economie illegali. La ‘domanda’ crescente continua ad alimentare l’offerta”: così inizia il rapporto ‘Piccoli schiavi invisibili’ di ‘Save the children’ per ricordare la Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, che si celebra il 30 luglio di ogni anno.

Il rapporto ha stimato che quasi 10.000.000 bambini e adolescenti, nel mondo, solo nel 2016 siano stati costretti in stato di schiavitù, venduti e sfruttati principalmente a fini sessuali e lavorativi. Un numero che corrisponde al 25% del totale delle persone in questa condizione, oltre 40.000.000, di cui più di 7 su 10 sono donne e ragazze. Circa 1.000.000, secondo le stesse stime, sono i minori vittime di sfruttamento sessuale nel 2016, mentre in 5 anni, tra il 2012 e il 2016, 152.000.000 bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni sarebbero stati coinvolti in varie forme di lavoro minorile, di cui oltre la metà in attività particolarmente pericolose per la loro stessa salute.

A livello europeo, il numero delle vittime registrate (accertate e presunte) nei 28 Stati dell’Unione europea nel triennio 2010-2012 si è attestato a 30.146, di cui oltre 1.000 minori, principalmente giovani ragazze europee vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. Da allora il fenomeno ha subito profonde trasformazioni, sia per quanto riguarda i profili socio-demografici, che per quanto riguarda i comparti illeciti di sfruttamento.

Presentando il rapporto Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, ha affermato: “Si tratta di ragazze giovanissime e particolarmente a rischio che fanno parte del flusso invisibile dei tanti minori migranti non accompagnati in transito alla frontiera nord italiana i quali, nel tentativo di ricongiungersi ai propri familiari o conoscenti in altri Paesi europei, privati della possibilità di percorrere vie sicure e legali, sono fortemente esposti a gravissimi rischi di abusi e sfruttamento, in molti casi ritrovandosi a vivere in condizioni di grande degrado e promiscuità.

E’ fondamentale garantire loro tutta la protezione di cui hanno bisogno e per questo, in rete con le organizzazioni attive sul campo, stiamo potenziando i nostri interventi nelle aree di confine settentrionale, con una unità mobile grazie alla quale, a partire dai prossimi giorni, i nostri operatori raggiungeranno i minori più vulnerabili per offrire loro supporto e assistenza e tutelarli dai gravi rischi in cui incorrono”.

In Italia nel 2017, secondo i dati del Dipartimento per le Pari Opportunità, nell’ambito della Piattaforma Nazionale Anti-Tratta, le vittime minorenni inserite in programmi di protezione sono state complessivamente 200 (quasi il doppio rispetto all’anno precedente, 111 vittime), di cui la quasi totalità (196) sono ragazze. In circa la metà dei casi (46%) si tratta di vittime di sfruttamento sessuale e in più del 93% delle situazioni si tratta di ragazze nigeriane tra i 16 e i 17 anni.

Le operatrici della ong, tra gennaio 2017 e marzo 2018, in alcuni territori chiave nel fenomeno tratta e sfruttamento come le regioni Abruzzo, Marche, Sardegna, Veneto e la città di Roma, sono entrate in contatto con 1.904 vittime, di cui 1.744 neomaggiorenni o sedicenti tali e 160 minorenni, in netta prevalenza (68%) nigeriane, seguite dalle rumene (29%).

Tra le ragazze nigeriane che giungono via mare in Italia 8 su 10 sarebbero potenziali vittime di tratta a fini di sfruttamento sessuale, un numero che ha fatto registrare, tra il 2014 e il 2016, un incremento del 600 per cento. Indotte dai loro sfruttatori a dichiararsi maggiorenni al momento delle operazioni di identificazione in seguito allo sbarco, molte giovanissime nigeriane sfuggono così al sistema di protezione per minori. Le unità di strada dei servizi anti-tratta stimano una presenza media di vittime di tratta richiedenti asilo pari a circa il 30%, quasi 1 su 3.

Allo stesso modo, le evidenze raccolte da Save the Children provano che spesso i trafficanti utilizzano i Centri di accoglienza straordinari (Cas) per reclutare le giovani e sfruttarle anche nelle vicinanze delle stesse strutture. Al 31 maggio 2018, 4.570 minori sono risultati irreperibili in Italia, abbandonando le strutture di accoglienza in cui erano stati inseriti, in particolare nelle regioni del sud. Si tratta per lo più di minori eritrei (14%), somali (13%), afgani (10%), egiziani (9%) e tunisini (8%).

Nel mondo del lavoro i casi emersi di lavoro minorile nello scorso anno, riguardanti sia minori italiani che stranieri, ammontano a 220, in particolare, oltre il 70% delle violazioni riguarda il settore terziario in cui si producono o forniscono servizi, come nei servizi di alloggio e ristorazione, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, in agricoltura e in attività manifatturiere. Le regioni italiane con il maggior numero di segnalazioni per lo sfruttamento del lavoro minorile sono la Lombardia (73), la Puglia (69), la Campania (12), l’Emilia-Romagna (11).

Tra i minori stranieri vittime di sfruttamento lavorativo in Italia, la maggior parte sono ragazzi egiziani. Si tratta di ragazzi che sentono l’incombenza di iniziare a lavorare per inviare i soldi a casa e ripagare il debito contratto per il viaggio. Per questo tendono ad abbandonare precocemente il sistema di accoglienza (al 31 maggio 2018 si registrano 421 min

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