Da Lucca mons. Castellani invita a collaborare nel servizio ai poveri

“Nelle comunità si metta al primo posto l’ascolto della Parola di Dio, una lettura continuata, in gruppi di ascolto stabili, preferibilmente nelle famiglie, in un continuo dialogo tra il Vangelo e la vita”: lo ha indicato l’arcivescovo di Lucca, mons. Italo Castellani, nella lettera pastorale ‘Senza indugio’ rivolta alla città durante il lavoro sinodale svolto nei mesi scorsi dalle comunità zona pastorale urbana della città.

Nella lettera il vescovo ha invitato i cittadini a ‘stare nella storia senza paura’: “Da molto tempo abbiamo preso coscienza, almeno a livello intellettuale, che stiamo vivendo un vero cambiamento di epoca: situazione che ci pone in sospeso tra un passato che dava stabilità e un futuro ancora incerto. Questa situazione riguarda tutto l’Occidente e anche la vita ecclesiale.

Ci troviamo forse sconcertati, davanti a un fenomeno inaspettato: la vita cristiana con i linguaggi che la esprimono, la sua ‘grammatica’…, è diventata incomprensibile ed estranea per molti, anche per quanti si dicono credenti e perfino per chi frequenta le chiese. Il Vangelo, la nostra ‘grammatica’ di vita per scrivere e interpretare la vita, di fatto sembra non segnare più il sentire e l’agire dell’uomo del nostro tempo, nonostante tutto ‘cercatore di Dio”. L’esito, prima mentale e poi fisico, è il costante abbandono dalla vita ecclesiale, a cominciare dalle liturgie, dei giovani e degli adulti; le chiese sono frequentate quasi esclusivamente da anziani”.

Quindi ha chiesto di ripensare la missione della Chiesa diocesana, partendo dalla vita parrocchiale: “Di conseguenza bisogna ripensare a ravvivare, organizzando al meglio, la vita delle parrocchie luoghi dove si fa piena esperienza di fede. La parrocchia non è dunque il luogo in cui soddisfare le proprie esigenze religiose, ma una comunità viva dove si incontra il Signore e da lui si accoglie il mandato di continuare nella storia, nella vita di ogni giorno, la sua missione.

La Chiesa, infatti, è posta sulla strada e di conseguenza comprende se stessa e si organizza nei ministeri e nel contenuto del messaggio evangelico che porta perché ha una missione. La Chiesa è un corpo vivo e nel corso della storia è stata ispirata a incarnarsi nelle situazioni modificando le modalità dell’annuncio e la sua organizzazione secondo le necessità dettate dal tempo e dai luoghi; questa flessibilità e adattabilità della parrocchia nel territorio della sua missione non è solo una sua caratteristica fondamentale ma è anche la sua risorsa”.

Poi ha invitato alla partecipazione alla celebrazione domenicale dell’Eucarestia ed all’ascolto della Parola di Dio: “Questo è l’evento più alto della vita ecclesiale, la presenza del Risorto in mezzo ai suoi con i quali spiega la Parola e spezza il pane. In questo incontro nella Pasqua settimanale la Chiesa riceve la sua identità ed è compaginata come corpo di Cristo arricchito dai carismi che si esercitano nei ministeri; si scopre comunità di fratelli sperimentata nell’accoglienza di tutti, dai più fedeli ai saltuari; si scopre comunità di fratelli sperimentata nell’accoglienza di tutti, dai più fedeli ai saltuari; si lascia illuminare dalla Parola che accoglie per annunciarla al mondo”.

Mentre la Parola di Dio “si manifesta nello scegliere come prima e privilegiata ‘attività’ la lettura stabile della Parola di Dio riflettuta comunitariamente, in un continuo dialogo con la vita reale perché sia luce ai propri problemi, risposta alle proprie domande, allargamento ai propri valori e soddisfazione alle proprie aspirazioni: solo se il Vangelo è compreso come buona novella per la vita quotidiana si realizza la missione di evangelizzare”.

E nella lettera ‘particolare’ alla comunità di Lucca, in occasione della festa del patrono san Paolino ha ribadito che la buona notizia parte dall’Eucarestia, che ha una proposta di salvezza: “Sappiamo quanto è faticoso porre questo fondamento della fede in una cristianità tradizionale, ma è in gioco la maturità della fede stessa che, senza fondamento biblico, è soggetta ad erosione come una casa costruita sulla sabbia.

La ‘Buona Notizia’ del Vangelo è affidata per essere portata all’umanità. Come vi dicevo nella veglia di Pentecoste di quest’anno ‘Interrogatevi, tutte le comunità insieme, diventate un osservatorio permanente per ascoltare le ‘periferie esistenziali, sociali e culturali’ di questo nostro territorio. Non indugiate, non perdetevi su sillogismi puramente razionali, ragionamenti ed intellettualismi fine a se stessi, inconcludenti che finiscono per incartarvi’”.

Ed infine un invito a ‘spendere’ le energie per trasmettere la fede ai giovani: “Senza trasmissione della fede la chiesa muore! Tutti sperimentiamo la difficoltà ad accompagnare i ragazzi e i giovani all’incontro con il Cristo… Ma le migliori energie datele per stare con i giovani, essi non sono il futuro, ma il presente della Chiesa e la loro assenza dice quale sarà il futuro della Chiesa stessa.

Ogni comunità deve essere ambiente educativo di crescita che coinvolge nell’unica avventura di crescita adulti e ragazzi; in tale ambito è preziosa l’esperienza degli oratori. Ma anche l’attenzione ai giovani studiatela insieme, confrontando le esperienze, scambiando con generosità e senza gelosie i doni”.

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