Il card. Bassetti e l’Europa di san Benedetto

Nel mese di luglio, celebrando i 1000 anni di fondazione dell’abbazia di san Miniato al Monte, il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha ricordato che l’Europa non può accantonare i valori cristiani: “L’Europa ha ancora bisogno dei valori cristiani, gli unici capaci di governare davvero i popoli verso la pace e il bene”.

Ripercorrendo la vita di san Benedetto il card. Bassetti ha indicato in lui “le tracce di ogni vocazione: come san Pietro, chi sceglie il Signore deve lasciare molte cose. Ma ciò che viene lasciato è restituito con il centuplo…. E’ così che il santo di Norcia, seguendo Cristo, trovò una nuova casa, una nuova famiglia, e soprattutto, lui che aveva anche abbandonato gli studi mondani, divenne per l’Italia e per tutta l’Europa, grazie alla fondazione dei monasteri e delle scuole monastiche, il centro propulsore della cultura cristiana”.

Nell’omelia il presidente della Cei ha sottolineato il valore della cultura cristiana per l’Europa, leggendo la Regola del santo di Norcia: “Ecco un altro tratto della biografia del santo di Norcia: il bene compiuto verso il prossimo, in particolare nella forma dell’accoglienza. Sappiamo quanto il santo insistesse perché i monasteri fossero aperti agli ospiti, e addirittura nella Regola esiste un intero paragrafo dedicato a loro: quando giungono in monastero, scrive san Benedetto, ‘siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: Sono stato ospite e mi avete accolto’ (Regola, cap. LIII).

Di ospitalità c’era particolarmente bisogno nel tempo in cui il monachesimo occidentale compiva i suoi passi durante il tempo delle cosiddette ‘invasioni barbariche’. L’ospite non era però visto come un pericolo, ma come Cristo stesso che bussava alla porta. Ci viene qui in aiuto il suono della parola ospite nella lingua latina, hospes, che si associa a un’altra parola, hostis, che però significa ‘nemico’… Mille anni fa, questo santuario fu affidato ai monaci che seguivano la Regola di san Benedetto e che tra il X e l’XI secolo ebbero un enorme sviluppo in tutta l’Europa”.

Ed ha ripercorso la millenaria storia dell’abbazia: “Si ritiene che i primi monaci a San Miniato fossero legati ai Cluniacensi della celebre abbazia di Cluny, in Borgogna, che aveva migliaia di dipendenze in Francia, in Lombardia, fino a san Paolo fuori le Mura, a Roma, e a Farfa, in Sabina. Se questo monastero di San Miniato non dipendeva direttamente da Cluny, certamente ne seguiva le consuetudini, lo spirito di fedeltà rigorosa alla Regola di san Benedetto, lo stile della preghiera liturgica e del canto sacro detto gregoriano, che trovò in Guido d’Arezzo colui che ha codificato il tetragramma e le sette note musicali.

Sono lieto perciò anche in questo di rallegrarmi con l’attuale comunità, che prega eseguendo le melodie gregoriane. Dopo trecento anni e più di esistenza, di cui si occupano gli storici nei convegni e nelle celebrazioni per il Millenario, nel 1373 questo monastero accolse i monaci della Congregazione di Monte Oliveto, fondata pochi decenni prima da san Bernardo Tolomei, sulle colline senesi.

Questa basilica, nella sua bellezza ed evoluzione artistica, conserva le memorie più sacre ed antiche della Chiesa fiorentina, come testimoniano il mosaico della facciata e dell’abside, con Cristo Pantocratore, la Vergine Santissima alla sua destra e san Miniato alla sua sinistra.

Sappiamo infatti che i monaci Olivetani hanno una particolare devozione verso la Madonna, alla quale è dedicato il monastero principale di Monte Oliveto Maggiore. In questi 650 anni di presenza, i monaci Olivetani hanno perfezionato e completato la bellezza della basilica e della cripta con le splendide opere d’arte che la arricchiscono. Siamo oltremodo lieti che di recente il monastero sia rifiorito per la presenza di nuove giovani vocazioni”.

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