Mani Tese dedica iniziative per sradicare il lavoro minorile

Nel mese di luglio l’ong ‘Mani Tese’ ha presentato il progetto ‘A scuola di mondo’ per recuperare i bambini allo sfruttamento del lavoro, chiedendo agli italiani di aprire le proprie menti:

“A scuola di mondo è il titolo che abbiamo scelto per ribadire, oggi più che mai, che i percorsi di Educazione alla Cittadinanza Globale rappresentano una risposta concreta alle sfide sociali del nostro tempo, per conoscere e imparare a leggere una realtà sempre più complessa, per creare nuovi cittadini e cittadine capaci di cambiare il futuro e per combattere i razzismi…

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione, cioè con la vita di migliaia di persone, e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura”.

E racconta la storia di alcuni bambini deceduti a causa dello sfruttamento nelle fabbriche per confezionare vestiti venduti in occidente, come la storia di Sravani, morta in una fabbrica tessile indiana: “Solo poche settimane fa avevamo denunciato la difficile condizione delle adolescenti impiegate nelle fabbriche tessili in India.

A distanza di breve tempo, purtroppo, Save, il nostro partner di progetto nel Paese, ci comunica la terribile morte di Sravani, una ragazza di 18 anni migrata dallo stato confinante dell’Andhra Pradesh, folgorata mentre scavalcava il muro di recinzione dell’impianto di filatura in cui lavorava nel tentativo di fuggire di nascosto. Attualmente sulla vicenda è in corso un’indagine della polizia.

Sravani lavorava e risiedeva presso un’azienda di filatura a Kangeyam, nel distretto di Tirupur, che attualmente impiega oltre 200 donne che presso l’ostello interno all’azienda stessa… Sravani, dunque, intendeva scappare. Ha scalato il cancello di ferro e si è spostata sul muro per fuggire. Non sapeva però del cavo elettrico che scorreva più in basso e purtroppo è rimasta folgorata.

Si spegne così la vita dell’ennesima giovane donna impiegata nel tessile in India, dove Mani Tese da tempo promuove un progetto di prevenzione del lavoro minorile e di traffico di esseri umani nonché di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro nel settore. Con ancora maggiore convinzione pensiamo che sia necessario cambiare le modalità con cui l’industria tessile recluta e gestisce le risorse umane, e che i committenti internazionali siano più trasparenti e responsabili nella loro filiera produttiva. Nel frattempo non possiamo che proseguire, con maggior forza, il nostro impegno in Tamil Nadu”.

Altro Paese in cui Mani Tese offre sostegno contro il lavoro minorile è la Cambogia con il progetto ‘Bambini al sicuro’ che prevede il supporto ad un centro di accoglienza per minori vittime di trafficking e a rischio di abusi. Ed in un incontro pubblico, organizzato a Milano dalla ong, Sam Sovannarith, direttore di ‘Damnok Toek’, ha raccontato le attività svolte per ‘strappare’ i bambini dal lavoro minorile, parlando di minori non accompagnati:

“Attualmente si stima che ogni giorno 250 migranti cambogiani privi di documenti siano rimpatriati in Cambogia dalla Tailandia. Il 10% di questi migranti sono bambini, dei quali circa il 10% non sono accompagnati… Le condizioni per i migranti diventano ogni anno più difficili e lo sfruttamento peggiora: i trafficanti non si pongono limiti nell’uso e nell’abuso dei bambini.

La novità è rappresentata dal fatto che i migranti ora vengono deportati senza preavviso. I minori, catturati dalla polizia mentre elemosinano o lavorano nelle strade, vengono immediatamente portati nei centri di detenzione e tornano in Cambogia separati dalla loro famiglia, spesso rimasta in Tailandia, e si ritrovano senza alcun posto dove andare. Il Centro di Accoglienza diventa quindi fondamentale per questi minori.

Damnok Toek offre assistenza e un luogo sicuro per riprendersi da abusi e traumi, sia fisici che psichici. Il nostro personale ha le competenze per accoglierli e i mezzi necessari per rintracciare le famiglie dei bambini non accompagnati e quindi reintegrarli oppure, qualora non fosse fattibile, trovare per loro la miglior soluzione possibile… Il nostro primo obiettivo è il reinserimento dei minori delle famiglie di origine.

Facciamo tutto il necessario per supportare questi bambini in modo da renderli indipendenti dal nostro aiuto. Rintracciamo le loro famiglie, li riuniamo e rafforziamo le capacità dei genitori di prendersi cura dei propri figli. Grazie al programma di ‘Educazione non formale’, i bambini possono essere inseriti nella scuola elementare ‘regolare’.

Per i ragazzi più grandi, troviamo opportunità di formazione che permettano loro di imparare una professione e guadagnare uno stipendio. Cerchiamo di usare le nostre risorse per rafforzare questi bambini e far condurre loro una vita indipendente e autosufficiente”.

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