Da Aquilea il card. Parolin invita alla testimonianza cristiana

‘Il cristiano non ha manie di persecuzione, non vede nemici dappertutto, non accusa nessuno, non provoca nessuno’: così ha iniziato l’omelia il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, celebrando il 12 luglio la messa nell’antica basilica di Aquileia, in occasione della festa dei santi martiri Ermacora (vescovo) e Fortunato (diacono), patroni della diocesi di Gorizia.

Chiamando i discepoli suoi amici, ha spiegato il cardinale nell’omelia al vangelo di Giovanni, “Gesù li ‘demondanizza’, li sottrae all’amicizia opposta, quella del mondo. E il mondo, il mondo in senso giovanneo, è quell’umanità che siamo tutti noi quando ci rinchiudiamo in una mentalità solo ‘terrena’ e in una cultura incapace di tollerare se non ciò che le assomiglia e le appartiene. In questo senso il mondo ama solamente ciò che conosce e ciò gli è conforme.

Il mondo non ama i discepoli di Gesù, perché capisce di non costituire più il fondamento della loro esistenza. L’atto di elezione di Cristo, infatti, conferisce un fondamento nuovo all’esistenza di quegli uomini e di quelle donne che, mediante il Vangelo, Dio attrae, affascina e, infine, trasforma. L’odio del mondo (argomento quanto mai antipatico e ben poco ‘politicamente corretto’, ma assolutamente evangelico!) è rivolto contro ciò che prima il mondo stesso amava perché era suo, e che ora non lo è più, perché gli è stato strappato”.

Quindi Gesù ha preparato i discepoli all’odio del mondo: “Ma questo odio verso i discepoli è solo un piccolo riverbero dell’odio, ben più radicato, contro Colui che ha fatto della liberazione dell’umanità lo scopo della propria esistenza! Egli è l’Unico che abbia la forza di strappare l’uomo a se stesso e alla perdizione: come lo capivano bene, questo, i primi cristiani!..

In un certo senso, è il segno che contraddistingue il discepolo fedele, ma non quasi che il discepolo sia fatalmente destinato a suscitare odio o debba fomentare di proposito l’odio o, tanto meno, possa vantarsene. L’odio di cui il Vangelo ci parla non è il frutto di una forma di paranoia religiosa: il cristiano non ha manie di persecuzione, non vede nemici dappertutto, non accusa nessuno, non provoca nessuno, sa di essere egli stesso chiamato a continua conversione!”

Dall’odio mondano nasce la testimonianza cristiana: “Fratelli e sorelle, impariamo anzitutto a non odiare, e soprattutto a non odiare coloro che amano veramente, quando constatiamo che la loro vita mette in discussione la nostra. Poi, impariamo a rendere testimonianza nel nome di Gesù, anche se ci può talora apparire una faccenda scomoda e perfino pericolosa.

Testimoniare Gesù è quanto mai urgente ed attuale, poiché è mettersi dalla parte dell’amore contro l’odio, della cura contro l’indifferenza, della vita contro la morte.

Quante guerre (grandi o piccole) si sarebbero potute evitare e si potrebbero evitare, quante vite si sarebbero potute salvare e si potrebbero salvare, se si fosse lavorato e se si lavorasse di più e meglio per rendere testimonianza nel nome di Gesù, cioè per fare posto a Dio, per la giustizia, per la conoscenza reciproca tra i popoli, per la collaborazione, per il bene comune, il bene di tutti, il bene nostro ma anche quello degli altri. Se questo è lo spirito che condividiamo, allora possiamo guardare, oggi, con devozione del tutto autentica e sincera, ai nostri santi patroni, Ermacora e Fortunato”.

Dopo aver delineato alcune caratteristiche cristiane dei patroni di Aquileia, il segretario di stato vaticano ha sottolineato la loro responsabilità della testimonianza: “I due aspetti che delineano l’identità cristiana di questi Santi, cioè il compito pastorale (Vescovo e Arcidiacono) e il martirio, non sono accostati in un modo casuale. Un duplice mistero è racchiuso nel martirio: il mistero del male e il mistero dell’amore.

Ma lo è anzitutto in ciò che è il paradigma di ogni martirio, cioè la croce di Gesù: paradigma di ogni male e, insieme, paradigma di ogni amore. Nel martirio il mistero del male esplode con tutta la sua insensatezza: insensata è la persecuzione, ma anche ogni altra manifestazione della cattiveria umana, a cominciare dalla guerra.

Solo la fragile voce di un papa (Benedetto XV) aveva osato svelare l’insensatezza di quella terminata 100 anni fa, che aveva insanguinato in modo particolare queste terre, definendola ‘inutile strage’… I martiri, anche questi nostri Santi martiri, ci indicano con la loro vita e la loro morte la croce di Gesù.

Lì è la fonte dell’impegno cristiano, della testimonianza, di ogni vocazione, di ogni vero amore, e di ogni autentico progetto di pace. Guardando al crocifisso possiamo amare, possiamo vivere le beatitudini, possiamo, anzi dobbiamo, diventare santi. Ermacora e Fortunato, nostri intercessori presso il Padre, ci ottengano questa grazia”.

Ed ha concluso l’omelia con la recita della preghiera delle ‘Passioni dei martiri aquileiesi e istriani’, attribuita al vescovo Ermacora, chiuso in carcere: “Signore Dio Altissimo, Dio sempre da temere, Dio sempre da adorare, tu che hai ordinato a tuo figlio, il nostro Signore Gesù Cristo, di scendere sulla terra dal tuo cielo santo e di assumere aspetto di servo per liberare noi dal giogo della servitù! Guarda questa mia battaglia, e concedimi di continuarla fino alla fine, di spegnermi nel tuo nome, perché io, che in te confido, non temerò il male; perché sei con me tu, che regni con Dio Padre e con lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen”.

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