Istat: 5.000.000 anziani da assistere nel 2030

Cresce la domanda di assistenza sanitaria e sociale in Italia con un balzo del 16% delle cooperative del settore negli ultimi 5 anni: il dato è emerso da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati della Camera di Commercio di Milano sui nuovi bisogni delle famiglie italiane. Quindi è una crescita record con oltre 101.000 posti di lavoro in più nelle cooperative sociali e di assistenza in Italia dal 2011.

Nel 2050 gli over 65 saranno 20.000.000, ma già adesso, ha sottolineato Uecoop, “siamo di fronte a un trend di invecchiamento che negli ultimi dieci anni ha portato a un aumento del 13% delle persone sopra i 65 anni di cui quasi 1 su 5 non autosufficiente. Una situazione che ha generato una maggior richiesta di assistenza alla quale il mondo cooperativo ha risposto con il boom di occupati che hanno superato quota 328.000 con un balzo del +45% negli ultimi sette anni.

L’aumento della vita media causerà una crescita della spesa per l’incremento di malattie e cure a lungo termine legate anche al fatto che gli anziani non autosufficienti raddoppieranno da 2.500.000 a quasi 5.000.000 entro il 2030.

In questo scenario è strategico un sistema di welfare che metta insieme il meglio del pubblico con il meglio del mondo cooperativo che pur nascendo nel privato svolge da sempre e per tradizione svolge un compito al servizio delle comunità e dei territori, dando risposte ai bisogni della gente e al tempo stesso valorizzando il lavoro e l’occupazione”.

Inoltre Uecoop ha sottolineato il ruolo delle cooperative: “Con 13.500.000 persone sopra i 65 anni e con l’allungamento della speranza di vita salita a quasi 83 anni stanno cambiando le dinamiche dell’assistenza con il mondo cooperativo che con 9.699 realtà si affianca al sistema pubblico nella gestione del sostegno a casa e in strutture residenziali specializzate grazie a un esercito di oltre 328.000 addetti che ogni giorno si prendono cura di anziani di cui 2.500.000 non autosufficienti, malati, disabili e soggetti in difficoltà”.

A fronte di questa mobilitazione del mondo cooperativo, ha sottolineato Uecoop, “restano però scoperte molte aree di crisi a cominciare dai tempi di attesa che per una visita medica specializzata nel pubblico superano i due mesi con 88 giorni per un accertamento oculistico e più di 96 giorni per una colonscopia, secondo l’ultimo rapporto del Crea Sanità”.

Mentre la differenza di spesa fra pubblico e privato si sta progressivamente assottigliando, si conferma una maggiore celerità di servizio da parte dei privati. Le famiglie italiane nell’ultimo anno hanno aumentato dell’8% le spese per i servizi sanitari e la salute che ora toccano € 123 al mese, secondo Istat:

“In un sistema di welfare nazionale integrato l’obiettivo deve essere quello di una sana coesistenza fra pubblico e privato con le cooperative di assistenza che con il loro patrimonio di professionalità e capacità possono dare un contributo fondamentale ad entrambi i settori e a vantaggio di tutti i cittadini, compresi quei 12.200.000 che, secondo il Censis, rinunciano a curarsi per difficoltà economiche, per gli oltre 7.000.000 che si sono indebitati per farlo ed i 2.800.000 che hanno venduto casa per pagarsi cure mediche”.

L’Italia si conferma tra i Paesi che spendono di più per l’assistenza agli anziani (13,5%), come la Francia (13,5%) e in testa la Grecia (16%), contro una media europea di 10,2%. In generale, la spesa per la ‘protezione sociale’ resta la fetta più consistente delle uscite statali dei Paesi Ue (19,1% del pil), seguita dalla spesa sanitaria (7,1%), servizi di interesse pubblico (6%), istruzione (4,9%) ed economia (4%).

Concludendo la presentazione della ricerca Roberto Bernabei, ordinario di geriatria all’Università Cattolica e presidente di Italia Longeva, ha lanciato l’allarme sull’Italia tra 10 anni: “Dobbiamo evitare che l’Italia diventi un enorme ma disorganizzato ospizio nel quale resteranno pochi giovani costretti a lavorare a più non posso per sostenere milioni di anziani soli e disabili”.

Ed ha avanzato alcune proposte tecnologiche per rendere la vita degli anziani e dei ‘futuri’ giovani più ‘vivibile’: “E’ la tecnoassistenza il vero banco di prova per il futuro del Paese, perché se perdiamo questa partita, i numeri che già conosciamo ci schiacceranno e sarà vana qualsiasi riforma della sanità, del lavoro o della previdenza sociale”.

Anche la Corte dei Conti nel Rapporto 2018 sul coordinamento della finanza pubblica presentato alla Camera ha rilevato il fenomeno dell’emergenza ‘demografica’: “Notizie non tranquillizzanti si traggono dall’aggiornamento delle proiezioni di lungo termine effettuato lo scorso settembre dalla Ragioneria generale dello Stato e riproposte nel Def 2018.

Nelle nuove proiezioni, il rapporto spesa per pensioni/Pil aumenta, rispetto alle valutazioni del Def 2017, tra i 2 e i 2,5 punti percentuali intorno al 2040; l’effetto sul rapporto debito pubblico/Pil risulterebbe marcato: un aumento di circa 30 punti nel 2070. Le ragioni alla base del peggioramento sono da ascrivere alla minore crescita del Pil nel lungo periodo, a sua volta dovuta a fattori demografici e di produttività.

D’altra parte, un dato è sufficiente a sottolineare le sfide che l’Italia dovrà vincere per guadagnare migliori prospettive di sviluppo: la prevista riduzione della popolazione, da qui al 2070, per circa 6.500.000 abitanti”.

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