Papa invita a fare la professione di fede di Pietro

Nella festa dei santi Pietro e Paolo papa Francesco ha consegnato i palli ai 30 nuovi arcivescovi metropoliti nominati durante l’anno ed ha presieduto la celebrazione eucaristica in piazza san Pietro con i cardinali, gli arcivescovi metropoliti e con i vescovi sacerdoti. Prima della celebrazione eucaristica il papa è sceso alla tomba di Pietro sotto l’altare della Confessione insieme al delegato del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.

Nell’omelia il papa ha ricordato il desiderio del popolo sulla venuta del Messia: “Tutto il Vangelo vuole rispondere alla domanda che albergava nel cuore del Popolo d’Israele e che anche oggi non cessa di abitare tanti volti assetati di vita: ‘Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro? ’…

Pietro, prendendo la parola, attribuisce a Gesù il titolo più grande con cui poteva chiamarlo: ‘Tu sei il Messia’, cioè l’Unto, il Consacrato di Dio. Mi piace sapere che è stato il Padre ad ispirare questa risposta a Pietro, che vedeva come Gesù ‘ungeva’ il suo popolo. Gesù, l’Unto che, di villaggio in villaggio, cammina con l’unico desiderio di salvare e sollevare chi era considerato perduto: ‘unge’ il morto, unge il malato, unge le ferite, unge il penitente. Unge la speranza.

In tale unzione ogni peccatore, ogni sconfitto, malato, pagano, lì dove si trovava, ha potuto sentirsi membro amato della famiglia di Dio. Con i suoi gesti, Gesù gli diceva in modo personale: tu mi appartieni.

Come Pietro, anche noi possiamo confessare con le nostre labbra e il nostro cuore non solo quello che abbiamo udito, ma anche l’esperienza concreta della nostra vita: siamo stati risuscitati, curati, rinnovati, colmati di speranza dall’unzione del Santo. Ogni giogo di schiavitù è distrutto grazie alla sua unzione”.

Per il papa la novità cristiana è una nuova visione del mondo: “L’Unto di Dio porta l’amore e la misericordia del Padre fino alle estreme conseguenze. Questo amore misericordioso richiede di andare in tutti gli angoli della vita per raggiungere tutti, anche se questo costasse il ‘buon nome’, le comodità, la posizione… il martirio”.

Quindi il papa ha sottolineato la reazione negativa di Pietro davanti alla realtà: “Davanti a questo annuncio così inatteso, Pietro reagisce: ‘Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai’ e si trasforma immediatamente in pietra d’inciampo sulla strada del Messia; e credendo di difendere i diritti di Dio, senza accorgersi si trasformava in suo nemico (lo chiama ‘Satana’, Gesù)”.

A questo punto il papa ha invitato i fedeli ad ‘esaminare’ la vita di Pietro: “Contemplare la vita di Pietro e la sua confessione significa anche imparare a conoscere le tentazioni che accompagneranno la vita del discepolo. Alla maniera di Pietro, come Chiesa, saremo sempre tentati da quei ‘sussurri’ del maligno che saranno pietra d’inciampo per la missione.

E dico ‘sussurri’ perché il demonio seduce sempre di nascosto, facendo sì che non si riconosca la sua intenzione, ‘si comporta come un falso nel volere restare occulto e non essere scoperto’ (S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali)”.

La glorificazione di Dio avviene nella crocifissione di Gesù con l’invito ai cristiani di non dividere la gloria dalla croce: “Gloria e croce in Gesù Cristo vanno insieme e non si possono separare; perché quando si abbandona la croce, anche se entriamo nello splendore abbagliante della gloria, ci inganneremo, perché quella non sarà la gloria di Dio, ma la beffa dell’avversario.

Non di rado sentiamo la tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù tocca, Gesù tocca la miseria umana, invitando noi a stare con Lui e a toccare la carne sofferente degli altri.

Confessare la fede con le nostre labbra e il nostro cuore richiede di identificare i ‘sussurri’ del maligno. Imparare a discernere e scoprire quelle ‘coperture’ personali e comunitarie che ci mantengono a distanza dal vivo del dramma umano; che ci impediscono di entrare in contatto con l’esistenza concreta degli altri e, in definitiva, di conoscere la forza rivoluzionaria della tenerezza di Dio”.

Solo abbracciando la Croce si può seguire Gesù: “Contemplare e seguire Cristo esige di lasciare che il cuore si apra al Padre e a tutti coloro coi quali Egli stesso ha voluto identificarsi, e questo nella certezza di sapere che non abbandona il suo popolo”.

Poi durante l’Angelus il papa ha ricordato l’esperienza di fede del cristiano: “Gesù è il Figlio di Dio: perciò è perennemente vivo Lui come è eternamente vivo il Padre suo. E’ questa la novità che la grazia accende nel cuore di chi si apre al mistero di Gesù: la certezza non matematica, ma ancora più forte, interiore, di aver incontrato la Sorgente della Vita, la Vita stessa fatta carne, visibile e tangibile in mezzo a noi.

Questa è l’esperienza del cristiano, e non è merito suo, di noi cristiani, e non è merito nostro, ma viene da Dio, è una grazia di Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo. Tutto ciò è contenuto in germe nella risposta di Pietro: ‘Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivo’. E poi, la risposta di Gesù è piena di luce:

‘Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa’. E’ la prima volta che Gesù pronuncia la parola ‘Chiesa’: e lo fa esprimendo tutto l’amore verso di essa, che definisce «la mia Chiesa». E’ la nuova comunità dell’Alleanza, non più basata sulla discendenza e sulla Legge, ma sulla fede in Lui, Gesù, Volto di Dio”.

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