Il papa per la Giornata ONU dedicata ai rifugiati: responsabilità ed umanità

“Mercoledì prossimo ricorrerà la Giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione su ciò che vivono, spesso con grande ansietà e sofferenze, i nostri fratelli costretti a fuggire dalle loro terre a causa di conflitti e persecuzioni.

Una giornata che, quest’anno, cade nel vivo delle consultazioni tra i governi per l’adozione di un Patto mondiale sui rifugiati che si vuole adottare entro l’anno come quello per una migrazione sicura, ordinata e regolare. Auspico che gli Stati coinvolti in questi processi raggiungano un’intesa per assicurare con responsabilità e umanità l’assistenza e la protezione a chi è forzato a lasciare il proprio Paese.

Ma anche ciascuno di noi è chiamato ad essere vicino ai rifugiati, a trovare con loro momenti d’incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anche essi possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono. In questo incontro e in questo reciproco rispetto e appoggio c’è la soluzione a tanti problemi”:

così papa Francesco durante l’Angelus di domenica scorsa per ricordare la giornata mondiale del rifugiato, che ha come obiettivo la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla condizione di milioni di rifugiati e richiedenti asilo che, costretti a fuggire da guerre e violenze, lasciano i propri affetti, la propria casa e tutto ciò che un tempo era parte della loro vita.

E soprattutto invita a non dimenticare mai che dietro ognuno di loro c’è una storia che merita di essere ascoltata. Storie di sofferenze, di umiliazioni ma anche di chi è riuscito a ricostruire il proprio futuro, portando il proprio contributo alla società che lo ha accolto.

n merito alla questione dei migranti il presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, ha precisato: “La santità non riguarda solo lo spirito, ma anche i piedi, per andare verso i fratelli, e le mani, per condividere con loro. Le Beatitudini evangeliche insegnino a noi e al nostro mondo a non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia; ci portino a non vivere del superfluo, a spenderci per la promozione di tutti, a chinarci con compassione sui più deboli. Senza la comoda illusione che, dalla ricca tavola di pochi, possa ‘piovere’ automaticamente il benessere per tutti”.

Ed ha invitato tutti a non travisare le parole del papa: “Non mi nascondo quanto sia complesso il fenomeno migratorio: risposte prefabbricate e soluzioni semplicistiche hanno l’effetto di renderlo, inutilmente, ancora più incandescente. Crediamo nel diritto di ogni persona a non dover essere costretta ad abbandonare la propria terra e in tale prospettiva come Chiesa lavoriamo in spirito di giustizia, solidarietà e condivisione.

Crediamo altresì che la società plurale verso la quale siamo incamminati ci impegni a far la nostra parte sul versante educativo e culturale, aiutando a superare paure, pregiudizi e diffidenze. Nel contempo, crediamo nella salvaguardia della vita umana: nel grembo materno, nelle officine, nei deserti e nei mari. I diritti e la dignità dei migranti, come quelli dei lavoratori e delle fasce più deboli della società, vanno tutelati e difesi. Sempre”.

Ed ha elogiato il Paese per la solidarietà mostrata: “L’Italia, che davanti all’emergenza ha saputo scrivere pagine generose e solidali, non può essere lasciata sola ad affrontare eventi così complessi e drammatici. Proprio perché crediamo nell’Europa, non ci stanchiamo di alzare la voce perché questa sfida sia assunta con responsabilità da tutti.

Assicuro che le comunità cristiane, forti della loro ‘origine mediterranea’, non mancheranno di offrire, accanto all’accoglienza, un contributo di pensiero in ordine all’elaborazione di una prospettiva di una pacifica convivenza nel Mediterraneo”.

Per l’occasione il report dell’agenzia Easo (European Asylum Support Office), l’ufficio dell’Unione europea che tiene monitorate le richieste di protezione internazionale che giungono ai 28 Paesi membri, più Norvegia e Svizzera, ha segnalato che i numeri, pur elevatissimi, sono in diminuzione.

Infatti Easo ha segnalato significative differenze tra le richieste pervenute ai diversi Stati dell’Unione, e una diversa ‘propensione’ delle autorità nazionali a concedere o meno l’asilo e le altre forme di protezione, anche se sono in crescita i numeri riferiti ai minori migranti (più di 30.000) e in particolari quelli non accompagnati.

Nel 2017 sono state registrate 728.470 richieste di protezione internazionale nell’Ue, con una diminuzione del 44% rispetto al 2016, “ma esse permangono a un livello più alto rispetto al periodo precedente alla crisi dei rifugiati, iniziata nel 2015… Nel 2017, analogamente al 2016, un po’ più dei due terzi di tutti i richiedenti erano uomini e un terzo erano donne. Metà dei richiedenti rientrava nella fascia di età compresa tra i 18 e i 35 anni”.

La Germania continua a essere il Paese che riceve il maggior numero di richieste di protezione internazionale (più di 222.000 lo scorso anno) ed è anche in cima alla lista delle decisioni assunte in materia. Delle 996.000 decisioni complessive nell’Ue nel 2017, 524.000 (53%) sono giunte dalla Germania.

Tra gli altri Paesi che hanno emesso un gran numero di decisioni su asilo e protezione internazionale ‘si annoverano la Francia (11% del totale Ue), l’Italia (8%), la Svezia e l’Austria (6% ciascuno)’. Quindi 5 Paesi (Germania, Italia, Francia, Grecia e Regno Unito) ricevono tre quarti di tutte le richieste d’asilo presentate nell’Unione. L’Italia è stata il secondo principale Paese destinatario, con 128.850 richieste, seguita dalla Francia, con oltre 100.000 domande.

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