Truffelli, presidente AC, e l’invito alla Politica

‘Mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola!’: è l’invito rivolto da papa Francesco agli aderenti dell’Azione cattolica italiana il 30 aprile 2017: un’indicazione importante, che assume ancor di più significato in una stagione in cui il tema del contributo dei cattolici alla vita dell’Italia è al centro di molti dibattiti.

E così è nato il libro ‘La P maiuscola. Fare politica sotto le parti’ che è un dialogo con Gioele Anni, studente della Scuola di giornalismo ‘Walter Tobagi’ dell’Università Statale di Milano, e consigliere nazionale per il Settore Giovani dell’Azione cattolica italiana , in cui Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione Cattolica offre alcune indicazioni per capire in che modo l’associazione cristiana, e più ampiamente la comunità dei credenti, siano chiamate a concorrere alla costruzione del bene comune.

Quindi per l’oggi la buona politica è, per Truffelli, “una politica che mette al centro delle proprie preoccupazioni le persone, nella loro concreta esistenza, e l’intero Paese, il Bene comune, non l’interesse di parte. Bisogna guardare al nostro tempo con un sguardo contemplativo, lo sguardo di chi non si pone come estraneo rispetto alla realtà, non la guarda dall’esterno per esprimere un giudizio, ma sa di appartenerle e di esserne pienamente parte.

E che però, proprio per questo, è capace di gettare sulla realtà un sguardo critico, che sa scorgere difficoltà e risorse, fatiche e speranze presenti in essa. E da queste prendere le mosse, come necessario punto di partenza per costruire il bene possibile”.

In un incontro sul suo libro con le presidenze diocesane marchigiane a Loreto il prof. Truffelli ha affermato che occorre andare oltre l’apparenza: “Non ci nascondiamo, del resto, che questo è un percorso difficile e tutt’altro che scontato. Ma la risposta alla difficoltà che molti possono legittimamente incontrare rispetto al tentativo di formarsi un’opinione criticamente consapevole non può essere quella di offrire loro giudizi chiari preconfezionati, dei sì o dei no pronunciati da qualcun altro.

Vorrebbe dire, in fondo, rimanere legati a un modo ‘clericale’ di pensare l’Azione cattolica e il suo rapporto con la cultura, ma anche con i propri aderenti, rispetto ai quali l’associazione finirebbe per autoattribuirsi il compito di fornire un’opinione autorevole cui ispirarsi o, peggio, adeguarsi.

Anche questo secondo me è clericalismo, a prescindere che sia praticato dai chierici o da noi laici: la convinzione di essere chiamati a pensare e decidere per altri, spiegando loro cosa pensare, illudendoci, così, di concorrere realmente a cambiare le cose… Certamente tra le responsabilità di una realtà come l’Azione cattolica c’è anche quella di offrire delle riflessioni e valutazioni, se questo può servire al confronto pubblico su ciò che riguarda il bene di tutti e ad aiutare le persone a formarsi un’opinione in merito.

Limitarci a questo, però, vorrebbe dire rimanere fermi a un modo vecchio di concepire il ruolo dell’associazione in questo campo. Un ruolo che è stato forse importante esercitare in un’altra stagione politica, culturale e anche ecclesiale, ma che probabilmente non è più adatto per questo tempo, in cui ci viene chiesto di fare uno sforzo autentico per cambiare paradigma e imparare a mettere sul serio in pratica la convinzione che ‘il tempo è superiore allo spazio’, e che quello che importa è ‘occuparsi di iniziare processi’ lavorando a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati”.

Al termine gli abbiamo chiesto di spiegare cosa significa fare politica con la P maiuscola?
“La politica con la P maiuscola significa tante cose, ma fondamentalmente significa fare politica per il bene di tuti, sapendosi prendere cura della realtà e facendosi carico dei reali bisogni e delle reali risorse del nostro tempo”.

Il sottotitolo recita ‘stare sotto le parti’: in quale senso?
“Occorre sapere che in una realtà in cui tutti siamo coinvolti la parte decisiva è la parte più debole. Fare politica stando sotto le parti vuol dire guardare la realtà da sotto, cioè dalla posizione di chi ha meno diritti e meno voce”.

Con quale stile si può vivere la politica?
“Occorre lo stile di chi lo fa mettendosi in questo atteggiamento: non di chi cura un interesse della propria parte, ma di chi ha la capacità di guardare in prospettiva, pensando alla costruzione di un futuro come progetto”.

Allora come guardare la realtà con uno sguardo contemplativo?
“Guardare la realtà con uno sguardo contemplativo significa, come ha scritto papa Francesco nell’Evangelii Gaudium’, guardare alle nostre città con la capacità di vedere dentro alla città la capacità di bene che c’è, che va scoperto e far crescere. E si può vedere attraverso uno sguardo che contempla la città”.

E l’Azione Cattolica come può aiutare gli italiani?
“L’Azione Cattolica può aiutare gli italiani formando ed accompagnando le persone che vivono il proprio essere cittadini consapevoli ed offrendo loro spazi di confronto, luoghi di elaborazione ed occasioni di incontro con altre culture; infine opportunità di progettare insieme il nostro vivere comune”.

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