Cnr: per il gioco d’azzardo in calo scommettitori giovani ma boom tra adulti

Cala il gioco d’azzardo tra i giovani mentre si registra un vero boom tra gli adulti: nel 2017 i giocatori-studenti nella fascia 15-19 anni sono diminuiti di 400.000 unità rispetto al 2014, quando i giovani scommettitori raggiungevano la quota di 1.400.000. Complessivamente, nel 2017 hanno giocato almeno una volta 17.000.000 di italiani (di cui 1.000.000 studenti) contro i 10.000.000 del 2014, secondo i dati sono stati forniti dall’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa.

Secondo la ricerca il modo più diffuso per cercare la fortuna resta il ‘gratta e vinci’, mentre il gioco più amato da chi ha problemi con la ludopatia non è più quello definito un tempo videopoker, bensì le scommesse sportive, scelte dal 72,8% di queste persone, come ha commentato Sabrina Molinaro, coordinatrice dell’area ‘epidemiologica e promozione della salute’ dell’Ifc:

“La diffusione del gioco sul telefonino è un dato chiaro, che dà moltissimi spunti a chi deve sviluppare politiche per ridurre i danni correlati a questa attività», commenta La spesa degli italiani per l’azzardo è di circa 100 miliardi l’anno, sui quali lo Stato incassa le sue tasse, non alte per quanto riguarda l’azzardo online. Un terzo degli italiani ritiene che sia possibile diventare ricco con l’azzardo grazie alle proprie abilità. Questa credenza è ancora più diffusa fra i giocatori con un profilo problematico, siano essi adulti o studenti e riguarda circa la metà di loro”.

Il 16% dei giovani, ad esempio, credono sia questione di capacità la vincita al Bingo. Il 47% dei giocatori ‘problematici’ ha un reddito tra € 15/36.000 euro l’anno. In due terzi hanno un lavoro stabile. Quindi in Italia si spende più per il gioco d’azzardo online che per andare allo stadio, o a teatro o al cinema: nello scorso anno gli italiani hanno perso nelle giocate alle slot machine o con le scommesse sportive sul web € 1.038.000.000; di contro per il cinema hanno invece speso € 634.000.000, per il teatro € 396.000.000 e per vedere dal vivo una partita di calcio € 315.000.000, secondo un altro Rapporto sul gioco online del Politecnico di Milano.

Gli italiani che hanno effettuato almeno una giocata on line sono stati 2.200.000 (+22% dal 2016) ed hanno perso in media € 52. Inoltre il rapporto ha tracciato l’identikit del giocatore online: uomo (82% dei casi), residente al Centro Sud (70%) e con un’età tra i 25 e i 44 anni (53%). Più della metà gioca saltuariamente e un terzo un solo mese all’anno. Nel settore dell’online, agli italiani piacciono soprattutto i casinò games come le slot machine (€ 529.000.000 perdite nel 2017), le scommesse sportive (€ 556.000.000) e il poker (€ 144.000.000).

Infine la ricerca ha messo in evidenza che nel 2017 il 29% di coloro che avevano giocato almeno una volta nell’anno precedente ha abbandonato l’online e sono cresciute le richieste di autosospensione da parte dei giocatori: sono stati 56.195 (pari al 3% di tutti i giocatori), nel 2016 erano stati poco più di 53.000. L’autosospensione è una forma di tutela per i giocatori, che possono decidere di ‘vietarsi’ di giocare.

Infine è cresciuto anche il numero di coloro che hanno giocato d’azzardo utilizzando gli smartphone: complessivamente la loro spesa è stata di € 350.000.000 (+50% rispetto al 2016) e si è concentrata sulle scommesse sportive (+65%) e i casinò games (+46%). Secondo l’economista Nicola Matteucci, docente all’Università Politecnica delle Marche, il gioco d’azzardo erode l’economia nazionale, secondo il quale gli effetti dannosi del gioco d’azzardo non si limitano al gioco problematico (la dipendenza del giocatore che non riesce a smettere) ma interessano in generale il sistema socio-economico, perché comportano “costi sociali, distorsioni fiscali ed esternalità…

Si è arrivati a una potenza di fuoco stimata in circa 400.000 slot machine e 50.000 video lottery, per non parlare delle rivendite di gratta e vinci. E’ un’economia sostenuta dall’offerta. In più è un tipo di consumo che crea imitazione sociale, e alcune forme di pubblicità come l’online sono senza controllo. Tanto più è facile farlo, tanto più viene fatto. La deregulation italiana non può essere un modello di liberalizzazione compatibile con l’interesse pubblico… Con il gioco d’azzardo si è fatto quello che nessuno avrebbe fatto con le droghe”.

Quanto al presunto vantaggio di entrate per l’Erario il prof. Matteucci ha sostenuto che “questa è una visione parziale e il saldo netto è tutto da calcolare: lo Stato è come un cittadino che uscendo dalla banca dopo aver ottenuto un prestito dice: ‘Sono ricco’, ma in realtà si è indebitato e dovrà restituire il denaro, prima o poi, con gli interessi.

Vi sono i costi socio-sanitari tangibili che gravano sulla collettività, a cui vanno aggiunti i costi per polizia, giustizia, prevenzione e regolazione del settore. Ancora, vanno aggiunte le perdite di imposte per lo spiazzamento dei consumi tradizionali, e quelle da minore produttività e crescita del sistema economico. Infatti, chi gioca manifesta spesso problemi anche a lavoro, con perdita di concentrazione, assenteismo, e malattia”.

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