Papa Francesco: Eucarestia ‘prenotazione’ del paradiso

Nella solennità del Corpus Domini papa Francesco ha celebrato l’Eucarestia nella piazza antistante la parrocchia di Santa Monica ad Ostia, ripetendo un gesto compiuto 50 anni fa dal beato Paolo VI ed ‘interrompendo’ la tradizione degli ultimi anni di celebrare questa festa a San Giovanni in Laterano.

Nell’omelia il papa ha esortato ad abbattere i ‘muri dell’indifferenza’ riprendendo il passo del Vangelo odierno, che pone l’attenzione sui preparativi della Cena: “I discepoli vanno a preparare, ma il Signore aveva già preparato. Qualcosa di simile avviene dopo la risurrezione, quando Gesù appare ai discepoli per la terza volta: mentre pescano, Egli li attende a riva, dove già prepara del pane e del pesce per loro. Ma al tempo stesso chiede ai suoi di portare un po’ del pesce che hanno appena preso e che Lui stesso aveva indicato come pescare. Anche qui, Gesù prepara in anticipo e chiede ai suoi di collaborare”.

Comunque anche se Gesù prepara al tempo stesso chiede agli apostoli la collaborazione: “Gesù, insomma, prepara per noi e chiede anche a noi di preparare. Che cosa prepara per noi? Un posto e un cibo. Un posto, molto più degno della ‘grande sala arredata’ del Vangelo. E’ la nostra casa spaziosa e vasta quaggiù, la Chiesa, dove c’è e ci dev’essere posto per tutti.

Ma ci ha riservato anche un posto lassù, in paradiso, per stare insieme con Lui e tra di noi per sempre. Oltre al posto ci prepara un cibo, un Pane che è Lui stesso: ‘Prendete, questo è il mio corpo’. Questi due doni, il posto e il cibo, sono ciò che ci serve per vivere. Sono il vitto e l’alloggio definitivi. Entrambi ci vengono dati nell’Eucaristia”.

Infatti è l’Eucarestia il centro della Chiesa, cibo che non si consuma: “Qui Gesù ci prepara un posto quaggiù, perché l’Eucaristia è il cuore pulsante della Chiesa, la genera e la rigenera, la raduna e le dà forza. Ma l’Eucaristia ci prepara anche un posto lassù, nell’eternità, perché è il Pane del cielo…

E’ il pane che sfama le nostre attese più grandi e alimenta i nostri sogni più belli. E’, in una parola, il pegno della vita eterna: non solo una promessa, ma un pegno, cioè un anticipo concreto di quello che ci sarà donato. L’Eucaristia è la ‘prenotazione’ del paradiso; è Gesù, viatico del nostro cammino verso quella vita beata che non finirà mai”.

L’Eucarestia è l’alimento essenziale che fa sentire vitali: “Nell’Ostia consacrata, oltre al posto, Gesù ci prepara il cibo, il nutrimento. Nella vita abbiamo continuamente bisogno di nutrirci, e non solo di alimenti, ma anche di progetti e affetti, di desideri e speranze. Abbiamo fame di essere amati. Ma i complimenti più graditi, i regali più belli e le tecnologie più avanzate non bastano, non ci saziano mai del tutto.

L’Eucaristia è un alimento semplice, come il pane, ma è l’unico che sazia, perché non c’è amore più grande. Lì incontriamo Gesù realmente, condividiamo la sua vita, sentiamo il suo amore; lì puoi sperimentare che la sua morte e risurrezione sono per te. E quando adori Gesù nell’Eucaristia ricevi da Lui lo Spirito Santo e trovi pace e gioia”.

Quindi l’invito a riscoprire le cose essenziali per la vita: “Cari fratelli e sorelle, scegliamo questo cibo di vita: mettiamo al primo posto la Messa, riscopriamo l’adorazione nelle nostre comunità! Chiediamo la grazia di essere affamati di Dio, mai sazi di ricevere ciò che Egli prepara per noi”.

Ma dove? Anche qui il papa ha tracciato una linea ben precisa: “Gesù non predilige luoghi esclusivi ed escludenti. Egli ricerca posti non raggiunti dall’amore, non toccati dalla speranza. In quei luoghi scomodi desidera andare e chiede a noi di fargli i preparativi. Quante persone sono prive di un posto dignitoso per vivere e del cibo da mangiare!

Ma tutti conosciamo delle persone sole, sofferenti, bisognose: sono tabernacoli abbandonati. Noi, che riceviamo da Gesù vitto e alloggio, siamo qui per preparare un posto e un cibo a questi fratelli più deboli. Egli si è fatto pane spezzato per noi; chiede a noi di donarci agli altri, di non vivere più per noi stessi, ma l’uno per l’altro”.

Ed alla gente di Ostia ha chiesto di affidarsi al Signore: “Vuole visitare le situazioni, entrare nelle case, offrire la sua misericordia liberatrice, benedire, consolare. Avete provato situazioni dolorose; il Signore vuole esservi vicino. Apriamogli le porte e diciamogli: Vieni, Signore, a visitarci. Ti accogliamo nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nella nostra città.

Grazie perché ci prepari il cibo della vita e un posto nel tuo Regno. Rendici preparatori attivi, portatori gioiosi di Te che sei la via, per portare fraternità, giustizia e pace nelle nostre strade. Amen”.

E nell’Angelus papa Francesco aveva sottolineato il valore dell’Eucarestia: “Ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, mediante questo Sacramento così sobrio e insieme così solenne, noi facciamo esperienza della Nuova Alleanza, che realizza in pienezza la comunione tra Dio e noi…

Pertanto, la festa del Corpus Domini è un mistero di attrazione a Cristo e di trasformazione in Lui. Ed è scuola di amore concreto, paziente e sacrificato, come Gesù sulla croce. Ci insegna a diventare più accoglienti e disponibili verso quanti sono in cerca di comprensione, di aiuto, di incoraggiamento, e sono emarginati e soli.

La presenza di Gesù vivo nell’Eucaristia è come una porta, una porta aperta tra il tempio e la strada, tra la fede e la storia, tra la città di Dio e la città dell’uomo”.

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