Suor Bernardinis: santa Rita donna per la nostra città

Santa Rita da Cascia, la cui festività è il 22 maggio, è una delle sante piene di una straordinaria devozione perché è molto amata dal popolo che la sente molto vicina per la ‘normalità’ dell’esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana. Morì il 22 maggio 1457, dopo aver pacificato le famiglie della sua città e fu canonizzata il 24 maggio 1900 da papa Leone XIII: per questo è stata definita la ‘santa delle cose impossibili’.

Partendo da questa definizione abbiamo chiesto alla Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia (dal 2017), suor Maria Rosa Bernardinis, di spiegarci il significato della definizione: “Questo termine è stato coniato dai devoti di Santa Rita della Spagna; si canta in una strofa del Responsorio, in latino, della Santa. L’esistenza di Santa Rita è stata segnata dalla croce.

Le prove affrontate: la morte del marito assassinato per ragioni politiche, la morte dei due figli, con molta probabilità di peste, desiderosi di vendicare il padre, la solitudine ed emarginazione per la scelta fatta di perdonare l’assassino del marito, sono prove davvero dure e impossibili da superare senza una grande fede in Dio. Una fede che nasce dalla contemplazione di Gesù Crocifisso e Risorto.

Da questo amore sconfinato di Gesù, che è espressione dell’amore del Padre per lei e per tutta l’umanità, si è sentita attratta e ha vinto il male con il bene. Non si è fermata al Venerdì Santo, ma si è aggrappata alla speranza della Risurrezione. Quello che più mi affascina di lei, è che non si è accontentata di superare il male provocato dalle circostanze della vita, ma ha chiesto al Signore di associarla alla Sua Passione!…

Masochismo? No, ma amore puro, per ricambiare l’amore ricevuto. ‘Non te parve ancor esse(re) ben monda che XV anni la spina patisti per andar alla vita più iocunda’ è scritto sull’Epitaffio dipinto sulla cassa solenne di Santa Rita. Tutto è possibile per chi crede, spera e ama”.

Rita è donna del dialogo: quanto sacrificio le è costato per pacificare la città?
“Saper dialogare è un’arte che richiede capacità di ascolto e grande umiltà. Vivere il Vangelo non è facile. Seguire Gesù, è imitarlo nella via dell’umiltà e della mitezza. Tutto ciò però non è sforzo nostro, ma è opera dello Spirito di Cristo; al cristiano è chiesto solo di essere docile alla sua opera trasformante. Un cuore pacificato dalla grazia del Signore, sa andare incontro all’altro, perché non ha nulla da perdere e, forte del bene ricevuto, lo dona. Santa Rita è riuscita a realizzare l’impossibile proprio per questa docilità. In questo modo tutti possiamo percorrere il cammino della santità”.

Seppur in monastero in quale modo Rita è stata anche una donna di azione?
“Il cuore di Santa Rita era già animato dalla carità cristiana, assistendo i poveri e gli ammalati, prima di entrare nel Monastero. Consacrandosi a Dio nella vita religiosa il suo amore si è dilatato oltre i confini del monastero, con la preghiera, il sacrificio di una vita nascosta con Cristo in Dio, la vita con le Consorelle. Può sembrare paradossale la scelta, ma questa è la logica di Dio. Lui sceglie sempre ciò che altri scartano. Confonde i sapienti con la stoltezza della croce. Sono convinta che Santa Rita sia entrata pienamente in questa logica. E oggi continuiamo a sperimentare la sua forza vitale che l’ha sempre animata”.

Anche la beata Madre Fasce è stata una donna di preghiera e di azione: come intendeva la santità?
“Gli uomini e le donne di preghiera e di contemplazione di tutti i tempi, sono stati anche uomini e donne di azione, perché è l’amore di Dio che li spinge. Così l’amore per Dio e l’amore per il prossimo sono vissuti nella totalità. L’amore per Dio è la sorgente, l’amore per il prossimo ne è l’attuazione. Allora si arriva anche a dire: ‘Ama e fa’ ciò che vuoi!’ (Sant’Agostino).

La beata Teresa è entrata in questa logica quando, dopo un tempo di ripensamento della sua vocazione vissuto in famiglia, è rientrata in monastero per compiere la volontà di Dio, che era la sua santificazione, sull’esempio di Santa Rita. E’ da ricordare che ciascuno ha il suo cammino di santità, anche se la Chiesa ci propone dei modelli, per non lasciarci scoraggiare dalle difficoltà.

Vivere nella volontà di Dio, appoggiarsi alla Divina Provvidenza, essere attenta alle necessità delle monache, aprire il cuore alle necessità del prossimo che bussa al monastero, accettare la malattia, un tumore al seno, e altre malattie, come un tesoro geloso, questo è stato il motivo di fondo della Beata Teresa, che ha reso grande il suo cuore, fino al punto che per tutti è stata ‘la Madre’.

Questo cuore di madre si apre all’accoglienza: verso i devoti di santa Rita e pensa, insieme alla Comunità, a costruire una Chiesa più grande alla Santa. Di fronte alla richiesta di una madre vedova e povera, apre le porte ad una orfana e da lì ad altre bambine e lo chiamerà Alveare (oggi l’Alveare è una casa d’accoglienza che si prende cura di bambine e ragazze provenienti da famiglie in disagio sociale ed economico).

Altri progetti pensati per l’accoglienza, ma non visti perché è sopraggiunta la morte, felice di essere stata ‘la serva inutile’ per la gloria del Signore, ha lasciato alle Consorelle l’impegno di portare avanti l’opera da lei iniziata”.

Ad ottobre si svolgerà il Sinodo dei giovani: quale esempio essi possono trarre della vita delle due sante agostiniane?
“Non è facile per i giovani di oggi capire cosa desiderano realizzare nella loro vita. La società dei consumi non li aiuta e spesso li delude nei loro progetti. Eppure ci sono giovani che si impegnano nello sviluppo, che sognano un futuro migliore, che dedicano energie nell’impegno sociale. Occorre saper presentare dei modelli vincenti. L’esempio trascina, dice il proverbio.

Quello che conta è che presentiamo Gesù, e il suo messaggio e come i Santi hanno risposto al suo invito. Sono sicura che il Signore chiama anche oggi giovani che dedichino la loro vita a Lui nel dono totale di sé. E’ una sfida avvincente. Neppure per me è stato facile scegliere se una vita di coppia, famigliare o la consacrazione religiosa. C’è sempre la nostra libera scelta di fronte alla proposta di Gesù: ‘Se vuoi’. Però sia Santa Rita, sia la Beata Maria Teresa Fasce ci testimoniano che il Signore è fedele alle sue promesse, ed è sempre vicino in ogni necessità. E questo rende possibile l’impossibile anche oggi”.

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