Baby gang: la Chiesa di Napoli in campo per la legalità

E’ da alcuni mesi che a Napoli le cronache registrano un numero crescente di episodi di violenza riconducibili a gruppi di minorenni, spesso in azione nelle cosiddette ‘zone bene’ della città, specie nelle notti della movida, anche se le cose stanno diversamente, come ha sottolineato Maria De Luzenberger, procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Napoli:

“Il problema è capire l’incremento, la frequenza di questi episodi e la loro efferatezza. Per la frequenza siamo rimessi ai dati delle denunce, il cui andamento non è crescita ma in diminuzione. Per l’efferatezza, invece, siamo di fronte a episodi sempre più gravi. Questo anche perché si tratta di una generazione di ragazzi molto assuefatti alla violenza”.

Tra i dati più rilevanti ci sono quelli che si riferiscono alla condizione delle famiglie: “Posso dire che i ragazzi che passano dal tribunale dei minorenni di Napoli provengono da determinati quartieri: questo vuol dire che o c’è una contaminazione di quartiere o si tratta di figli di persone che hanno avuto già problemi con la giustizia. E’ che si tratta di famiglie spesso disgregate e di ragazzi che hanno percorsi scolastici disastrosi o accidentati. C’è la necessità di un maggiore collegamento tra i vari soggetti che operano sul fenomeno, a partire dalla scuola”.

A tale disanima risponde con un’alternativa ben precisa la chiesa di Napoli come ha affermato don Pasquale Incoronato, responsabile del Servizio di pastorale giovanile della diocesi di Napoli, parroco della chiesa di Santa Maria del Pilar a Ercolano e impegnato, da 20 anni, con i minori a rischio con la ‘Locanda di Emmaus’:

“Troppa fretta, troppo nervosismo, una vita che scorre tra un impegno e l’altro ci fa dimenticare di curare i nostri ragazzi, che non sono il nostro futuro, ma il nostro oggi. Lo stare insieme rende forti questi ragazzi che esprimono attraverso la rabbia e soprattutto la violenza il loro disagio. Sembrano dire ‘io ci sono’, ma in una modalità che fa solo del male.

Questo purtroppo perché i nostri ragazzi sono abituati a comunicare e farsi sentire solo in questa maniera sbagliata, che va corretta, ma che, a mio avviso, rileva una mancanza di affetto, di attenzione. Al Sud e in Italia, in generale, c’è una ‘parolaccia’, quasi una ‘bestemmia’: emergenza. Su questa parola si creano situazioni transitorie, ma non si pensa a una progettualità. La progettualità, invece, ha bisogno di persone appassionate, che ci credono e vogliono mettersi insieme per il bene di questi giovani”.

Lo scorso anno il card. Sepe ha chiesto attenzione particolare ai giovani: la sua voce è stata ascoltata?
“Lo scorso anno il card. Crescenzio Sepe ha fortemente voluto un grande convegno sul lavoro, dedicato alla disoccupazione giovanile, che costruisce una grave urgenza per tantissimi giovani destinati a restare senza opportunità lavorative e senza futuro.

L’iniziativa ha visto la partecipazione di molte Chiese del Sud, delle istituzioni politiche e della comunità civile. Ovviamente dopo un anno la situazione non sembra cambiata, ma già il semplice mettersi insieme ed attuare idee ed iniziative per il mondo giovanile è un passo in avanti molto importante”.

Quale è la situazione dei giovani a Napoli?
“La situazione dei giovani a Napoli non è per niente semplice. Negli ultimi tempi è andato diffondendosi un pericoloso fenomeno che vede molteplici episodi di violenza con protagonisti giovani ragazzini: le cosiddette ‘baby gang’ di strada. Di fronte a ciò alziamo un grido unico verso le diverse realtà educative, affinché facciano rete per mettere in campo capacità e progettualità. Sentiamo il bisogno di persone appassionate e motivate, che credono fortemente all’unità e alla comunione con il solo scopo di salvare questi giovani”.

Quali percorsi ha avviato la pastorale giovanile nei loro confronti?
“Il servizio diocesano per la pastorale giovanile prosegue il suo percorso della Scuola di Preghiera, come ogni anno nel Seminario Maggiore della diocesi, si è scelti una tematica portante mediata attraverso tre incontri di adorazione eucaristica. Quest’anno il cammino verso il Sinodo dei giovani mette al centro tre verbi: ‘riconoscere’, ‘interpretare’ e ‘scegliere’.

Tali verbi sono il perno di ciascun incontro della Scuola di Preghiera. Inoltre venerdì 16 marzo è stato chiesto a don Michele Falabretti, incaricato nazionale per la pastorale giovanile, di presiedere il momento di adorazione. Oltre ciò, è appena terminato il tour dei decanati attraverso il quale il cardinale ha avuto modo di ascoltare i giovani e rispondere alle loro domande, suscitate previamente attraverso un questionario recapitato in tutte le parrocchie.

Questo è stato un ottimo strumento per poter conoscere i pensieri, i dubbi, e le molteplici domande inerenti alla fede, la religione, la vocazione, le esperienze personali e nella Chiesa, il loro approccio al web e ai social. Per finire è nata la commissione dei responsabili di tutte le realtà giovanili diocesane tra cui: la scuola, gli oratori, la catechesi, i religiosi… In modo da fare ancora più rete e avviare nuovi processi”.

Su quali punti di riferimento possono contare i giovani?
“In base alle risposte che sono emerse grazie al questionario per gli incontri interdecanali, gran parte dei giovani affermano di poter contare su realtà come l’oratorio e i gruppi parrocchiali. Un gran numero, inoltre, afferma di avere molta stima di quei sacerdoti aperti al dialogo e al confronto. I giovani chiedono e sperano in una Chiesa che sia in grado di tirare fuori i loro carismi”.

Nel documento preparatorio del Sinodo si parla dei linguaggi della pastorale: la Chiesa di Napoli quali usa?
“Per far fronte alla modernità la Chiesa di Napoli ha effettuato il suo aggiornamento social, per cui le proposte diocesane sono disponibili su diversi portali social, quali facebook e Telegram, sul web attraverso il sito internet e la posta elettronica”.

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