A Nomadelfia e a Loppiano papa Francesco indica la via della fraternità cristiana

Oggi papa Francesco ha visitato Nomadelfia e Loppiano, guidato dal passo degli Atti degli Apostoli sulla fraternità: “Il carisma dell’unità è uno stimolo provvidenziale e un aiuto potente a vivere questa mistica evangelica del noi, e cioè a camminare insieme nella storia degli uomini e delle donne del nostro tempo come un cuore solo e un’anima sola”, due cittadelle legate anche dall’amicizia tra don Zeno Saltini e Igino Giordani.

A Nomadelfia il papa è stato accolto dall’entusiasmo dei suoi abitanti, come ha detto nel saluto il presidente Francesco Materrazzo, ricordando don Zeno: “Già da giovane sentiva l’urgenza di ‘saltare a piedi pari 20 secoli di cristianesimo e ricominciare da capo, facendo tesoro delle esperienze fatte’.

Rifacendosi alle prime comunità cristiane, ci ricordava che tutti siamo chiamati a seguire Cristo sulle strade delle Beatitudini evangeliche, e sul Vangelo abbiamo sperimentato che nasce un mondo diverso… La sua intuizione per una Nuova Civiltà evangelica ha preso forma appunto in Nomadelfia, questo piccolo popolo di famiglie con tanti difetti che si sono fraternizzate per testimoniare con la vita l’amore gratuito di Dio”.

Nel ringraziare per l’accoglienza papa Francesco ha sottolineato la visione profetica del fondatore: “Nomadelfia è una realtà profetica che si propone di realizzare una nuova civiltà, attuando il Vangelo come forma di vita buona e bella. Il vostro fondatore si è dedicato con ardore apostolico a preparare il terreno alla semente del Vangelo, affinché potesse portare frutti di vita nuova. Cresciuto in mezzo ai campi delle fertili pianure dell’Emilia, egli sapeva che, quando arriva la stagione adatta, è il tempo di mettere mano all’aratro e preparare il terreno per la semina”.

Tra i canti festosi dei bambini ha ricordato l’importante legge evangelica della fraternità: “Di fronte alle sofferenze di bambini orfani o segnati dal disagio, don Zeno comprese che l’unico linguaggio che essi comprendevano era quello dell’amore. Pertanto, seppe individuare una peculiare forma di società dove non c’è spazio per l’isolamento o la solitudine, ma vige il principio della collaborazione tra diverse famiglie, dove i membri si riconoscono fratelli nella fede. Così a Nomadelfia, in risposta a una speciale vocazione del Signore, si stabiliscono legami ben più solidi di quelli della parentela”.

Ricordando l’attenzione che la comunità offre agli anziani, papa Francesco ha concluso la sua tappa mattutina sollecitando i ‘nomadelfi’ ad essere fedeli alla gioia evangelica: “Di fronte a un mondo talvolta ostile agli ideali predicati da Cristo, non esitate a rispondere con la testimonianza gioiosa e serena della vostra vita, ispirata al Vangelo. Vi ringrazio tanto per il calore e il clima di famiglia con cui mi avete accolto. E’ stato un incontro breve ma carico di significato e di emozione; lo porterò con me, specialmente nella preghiera. Porterò i vostri volti: i volti di una grande famiglia col sapore schietto del Vangelo”.

Salutato animatamente dai bambini papa Francesco ha intrapreso la strada verso la cittadella di Loppiano, dove è stato accolto dalla musica dei Gen e dalla presidente del Movimento dei Focolari, Maria Voce: “Siamo a Loppiano: la cittadella ‘prototipo’ di altre 24 cittadelle presenti in tutti i continenti, nei più svariati contesti sociali e culturali, come negli Stati Uniti, nel Camerun, nelle Filippine, in Germania, Brasile, Argentina…

In questo momento siamo preoccupati per quella del Camerun per il conflitto che vi è in atto e i nostri rischiano la vita come tutto il resto della popolazione. Chiara Lubich ha sempre desiderato vedere realizzate queste piccole città, laboratori di convivenza umana, bozzetti di mondo unito, testimonianza di come potrebbe essere la società se fosse basata sull’amore reciproco del Vangelo”.

E rispondendo alle domande papa Francesco ha sottolineato che in questa cittadella ‘tutti si sentono a casa’, consegnando loro due parole chiave: “Ecco due parole-chiave del cammino della comunità cristiana: parresia e hypomoné. Parresia, nel Nuovo Testamento, dice lo stile di vita dei discepoli di Gesù: il coraggio e la sincerità nel dare testimonianza della verità e insieme la fiducia in Dio e nella sua misericordia.

La parresia esprime la qualità fondamentale nella vita cristiana: avere il cuore rivolto a Dio, credere nel suo amore, perché il suo amore scaccia ogni falso timore, ogni tentazione di nascondersi nel quieto vivere, nel perbenismo o addirittura in una sottile ipocrisia. No”.
Nel sottolineare la seconda parola-chiave ha invitato i focolarini a testimoniare la bellezza di Dio:

“Occorre chiedere allo Spirito Santo la franchezza, sempre unita al rispetto e alla tenerezza, nel testimoniare le opere grandi e belle che Dio compie in noi e in mezzo a noi. E anche nelle relazioni dentro la comunità occorre essere sempre sinceri, franchi, non paurosi né pigri. Non stare in disparte per seminare zizzania e mormorare, ma sforzarsi di vivere da discepoli sinceri e coraggiosi in carità e verità… E poi hypomoné, che possiamo tradurre come il sotto-stare, sopportare, il rimanere e imparare ad abitare le situazioni impegnative che la vita ci presenta. L’Apostolo Paolo con questo termine esprime la costanza e la fermezza nel portare avanti la scelta di Dio e della vita nuova in Cristo”.

Ed ha concluso la sua visita mettendo in evidenza la visione della città da parte di Chiara Lubich: “Chiara Lubich ha sentito da Dio la spinta a far nascere Loppiano (e poi le altre cittadelle che sono sorte in varie parti del mondo) contemplando, un giorno, l’abbazia benedettina di Einsiedeln, con la sua chiesa e il chiostro dei monaci, ma anche con la biblioteca, la falegnameria, i campi…

Lì, nell’abbazia, Dio è al centro della vita, nella preghiera e nella celebrazione dell’Eucaristia, da cui scaturisce e si alimenta la fraternità, il lavoro, la cultura, l’irradiazione in mezzo alla gente della luce e della energia sociale del Vangelo. E così Chiara, contemplando l’abbazia, è stata spinta a dar vita a qualcosa di simile, in forma nuova e moderna, in sintonia col Concilio Vaticano II, a partire dal carisma dell’unità: un bozzetto di città nuova nello spirito del Vangelo.

Una città in cui risalti innanzitutto la bellezza del Popolo di Dio, nella ricchezza e varietà dei suoi membri, delle diverse vocazioni, delle espressioni sociali e culturali, ciascuno in dialogo e a servizio di tutti. Una città che ha il suo cuore nell’Eucaristia, sorgente di unità e di vita sempre nuova, e che si presenta agli occhi di chi la visita anche nella sua veste laica e feriale, inclusiva e aperta: con il lavoro della terra, le attività dell’impresa e dell’industria, le scuole di formazione, le case per l’ospitalità e gli anziani, gli ateliers artistici, i complessi musicali, i moderni mezzi di comunicazione”.

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