Papa Francesco festeggia i 50 anni del Cammino Neocatecumenale

Il Cammino Neocatecumenale celebrerà un grande incontro internazionale a Roma per rendere grazie in occasione del 50° anniversario del suo arrivo a Roma, dopo i suoi inizi a Madrid alla fine degli anni ’60, sabato 5 maggio presieduto da papa Francesco nell’area universitaria di Tor Vergata, situata nella periferia di Roma, in omaggio a San Giovanni Paolo II, che sempre ha accolto e sostenuto il Cammino, come è definito nel proprio statuto:

“La natura del Cammino Neocatecumenale viene definita da S.S. Giovanni Paolo II quando scrive: ‘Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni’. Il Cammino Neocatecumenale è al servizio del Vescovo come una delle modalità di attuazione diocesana dell’iniziazione cristiana e dell’educazione permanente della fede”.

All’incontro parteciperanno circa 150.000 persone da tutto il mondo e dai 5 continenti, in rappresentanza delle 135 nazioni in cui è presente il Cammino. In un comunicato stampa del Cammino si è dichiarato che papa Francesco ha accolto con favore la richiesta: “Il Papa ha accolto con favore l’invito e ha espresso il desiderio di partecipare all’incontro, chiedendo anche di presentare il progetto al suo vicario di Roma, mons. Angelo De Donatis, per iniziare quanto prima i preparativi. Il Pontefice ha inoltre esortato Kiko e padre Mario a proseguire nell’impegno per l’evangelizzazione e ha riconosciuto i frutti che il Cammino porta in tutto il mondo”.

Il fondatore, Kiko Arguello, in un libro ha raccontato l’ispirazione della ‘nascita’ del Cammino: “Charles de Foucauld mi diede la formula: vivere in silenzio, come Gesù a Nazareth, ai piedi di Gesù Cristo in mezzo a quella gente. Conobbi un assistente sociale che mi indicò una zona di Palomeras Altas dove c’era una baracca di tavole di legno, rifugio di cani. Mi disse ‘Mettiti lì e non ti preoccupare’.

E lì ha avuto inizio un pò tutto. Nelle baracche io volevo vivere come Charles de Foucauld, in contemplazione: così come uno sta davanti all’Eucaristia, ai piedi della presenza reale, unica di Cristo; io volevo stare ai piedi di Cristo crocifisso, nella gente più povera, miserabile. Il Signore mi portò lì con questo spirito: io ero l’ultimo. Loro erano Cristo”.

L’incontro di sabato prossimo con il Cammino è il terzo di papa Francesco; nel 2015 li aveva invitati a perseverare in alcuni punti fondamentali: “Il Cammino poggia su quelle tre dimensioni della Chiesa che sono la Parola, la Liturgia e la Comunità. Perciò l’ascolto obbediente e costante della Parola di Dio; la celebrazione eucaristica in piccole comunità dopo i primi vespri della domenica, la celebrazione delle lodi in famiglia nel giorno di domenica con tutti i figli e la condivisione della propria fede con altri fratelli sono all’origine dei tanti doni che il Signore ha elargito a voi, così come le numerose vocazioni al presbiterato e alla vita consacrata.

Vedere tutto questo è una consolazione, perché conferma che lo Spirito di Dio è vivo e operante nella sua Chiesa, anche oggi, e che risponde ai bisogni dell’uomo moderno… Quante volte, nella Chiesa, abbiamo Gesù dentro e non lo lasciamo uscire… Quante volte! Questa è la cosa più importante da fare se non vogliamo che le acque ristagnino nella Chiesa.

Il Cammino da anni sta realizzando queste missio ad gentes in mezzo ai non cristiani, per una implantatio Ecclesiae, una nuova presenza di Chiesa, là dove la Chiesa non esiste o non è più in grado di raggiungere le persone”.

Invece il movimento cattolico ha incontrato quattro volte papa Benedetto XVI, di cui una volta per il quarantennale nel 2009: “La vostra già tanto benemerita azione apostolica sarà ancor più efficace nella misura in cui vi sforzerete di coltivare costantemente quell’anelito verso l’unità che Gesù ha comunicato ai Dodici durante l’Ultima Cena.

Abbiamo sentito il canto: prima della Passione, infatti, il nostro Redentore pregò intensamente perché i suoi discepoli fossero una cosa sola in modo che il mondo fosse spinto a credere in Lui, perché tale unità può venire solo dalla forza di Dio. E’ questa unità, dono dello Spirito Santo e incessante ricerca dei credenti, a fare di ogni comunità un’articolazione viva e ben inserita nel Corpo mistico di Cristo. L’unità dei discepoli del Signore appartiene all’essenza della Chiesa ed è condizione indispensabile perché la sua azione evangelizzatrice risulti feconda e credibile”.

Mentre gli incontri con papa Giovanni Paolo II sono stati 30,di cui uno nel 1997 per la celebrazione del trentennale: “Quanti giovani e ragazze grazie al Cammino hanno pure scoperto la propria vocazione sacerdotale e religiosa! La vostra odierna visita offre una felice opportunità anche a me per unirmi al vostro canto di lode e di ringraziamento per le ‘grandi cose’ (magnalia) che Dio va operando nell’esperienza del Cammino.

La sua storia si iscrive nel contesto di quella fioritura di movimenti e di aggregazioni ecclesiali che costituisce uno dei frutti più belli del rinnovamento spirituale avviato dal Concilio Vaticano li. Tale fioritura è stata ed è tuttora un grande dono dello Spirito Santo ed un luminoso segno di speranza alla soglia del Terzo Millennio.

Sia i pastori che i fedeli laici devono saper accogliere questo dono con gratitudine, ma anche con senso di responsabilità, tenendo conto che ‘nella Chiesa, tanto l’aspetto istituzionale, quanto quello carismatico, tanto la Gerarchia quanto le Associazioni e Movimenti di fedeli, sono coessenziali e concorrono alla vita, al rinnovamento, alla santificazione, sia pure in modo diverso’… Il Cammino Neocatecumenale compie trent’anni di vita: l’età direi, di una certa maturità”.

Il primo papa a riconoscere il Cammino Neocatecumenale è stato Paolo VI, incontrandolo due volte nel 1974, in occasione del Sinodo dei vescovi per l’Anno Santo del 1975, che sviluppava il tema ‘L’evangelizzazione nel mondo moderno’: “Sappiamo che nelle vostre comunità voi vi adoperate insieme a comprendere e a sviluppare le ricchezze del vostro Battesimo e le conseguenze della vostra appartenenza a Cristo.

Tale impegno vi porta a rendervi conto che la vita cristiana non è altro che una coerenza, un dinamismo permanente che derivano dall’aver accettato di essere con Cristo e di prolungare la Sua presenza e la Sua missione nel mondo…

Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di “dopo Battesimo” che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento, che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al Battesimo”.

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