Don Ruccia racconta la parrocchia secondo l’Evangelii Gaudium

Nell’esortazione apostolica ‘Evangelii Gaudium’ (n^ 28) papa Francesco ha chiesto alla parrocchia uno slancio missionario per una nuova evangelizzazione per essere vicina alla gente: “La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà a essere ‘la Chiesa stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie’. Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi”.

Da questo passo prende lo spunto il libro ‘La parrocchia secondo l’Evangelii gaudium – Integrare, accompagnare, discernere’, di don Antonio Ruccia, direttore della Caritas di Bari-Bitonto e docente di Teologia pastorale alla Pontificia Università Urbaniana e alla Facoltà teologica del capoluogo pugliese, con prefazione del vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla.

E nell’incipit del libro don Ruccia ha scritto: “La nuova evangelizzazione non chiede un’eutanasia pastorale, ma un profondo rinnovamento strutturale, radicandosi nelle esperienze delle prime comunità cristiane senza cementarsi in forme che siano inossidabili”. Partendo da questi spunti abbiamo chiesto all’autore di descriverci quali caratteristiche deve avere una parrocchia secondo l’Evangelii Gaudium?

“Spesso ci chiediamo come e soprattutto cosa debba fare una parrocchia per mostrare la sua efficienza. Molto meno ci domandiamo cosa debba essere una parrocchia e soprattutto come deve coniugare le diverse esigenze della nostra società in cui la globalizzazione la fa da padrona incontrastata. Per questo è necessario uscire dalla mentalità del fare e indicare la svolta dell’evangelizzazione come prerogativa essenziale per il rilancio di una struttura che è determinante.

L’unica e solo caratteristica della parrocchia da ‘Evangelii Gaudium’ sta nello spostamento di asse verso l’evangelizzazione attraverso l’esperienza comunitaria che appare deficitaria e marginale nella vita delle attuali situazioni. Si tratta di ricompattare tutti: associazioni, gruppi e movimenti in una progettualità di Chiesa/comunità che abbia le porte aperte e le mani bucate come quelle del Cristo risorto passando da una Chiesa di ‘salvati’ ad una comunità di ‘ritornati’. Il tutto attingendo a quello stile rintracciabile nella comunità delle origini di cui parla diffusamente Luca negli Atti degli Apostoli”.

La parrocchia oggi è presenza viva nel territorio?
“Non si tratta esclusivamente di essere in un territorio, ma di individuare il come la presenza dei cristiani debba mostrare il suo essere all’interno del territorio. Il passaggio dalla struttura alle persone rappresenta il modo concreto per virare in direzione nuova. Non si tratta di cavalcare semplicemente i problemi per ‘emergere’ e diventare in questo modo una ‘parrocchia in uscita’, ma di lavorare comunitariamente per discernere verso quale indirizzo incarnare territorialmente il vangelo. Da qui l’esigenza di una formazione perché emergano nuove figure ministeriali come i catechisti del territorio e gli educatori dei ragazzi e dei giovani non legati ai perimetri parrocchiali”.

La parrocchia risponde ai tre criteri dell’Esortazione apostolica: integrare, accompagnare, discernere?
“Tra le varie fasi di un rinnovamento pastorale e una ‘conversione copernicana’ della parrocchia ciò che va fatto emergere è la frammentarietà dell’azione strutturale e pastorale dell’attuale realtà. Da qui l’importanza della comunità non più intesa esclusivamente con l’idea di un’unica strada percorribile, ma di un attento e lungo lavoro comunitario.

E’ fondamentale il superamento del settorialismo tra associazioni, gruppi e movimenti unitamente alla dicotomica divisione tra adulti, giovani e ragazzi che spesso procedono a compartimenti stagni. Il discernimento pastorale vede a questo punto tutti impegnati nell’evangelizzazione come strumento in atto per la realizzazione di una comunione in grado di permettere che il Vangelo entri nelle case, nelle famiglie, nelle realtà che costituiscono il territorio e soprattutto nel progettare forme di annuncio che siano pro-vocazioni senza che queste creino divisioni ma integrazioni anche con i non frequentanti e i ‘defilanti’ che preferiscono girare al largo piuttosto che lasciarsi coinvolgere”.

Quali possono essere le modalità di accoglimento della parrocchia alla luce dell’esortazione apostolica ?
“In tutto il testo dell’Evangelii Gaudium papa Francesco ha sottolineato come la metodologia ruoti intorno a due metodi fondamentali: mistagogico e kerygmatico. In termini più semplici tra una proposta che coinvolga sia i frequentanti che gli assenti.. in termini teologici si direbbe l’unità tra la sfera ecclesiologica e quella antropologica.

Le modalità dell’attuazione di queste metodologia sta nell’individuare, dopo un’attenta lettura del territorio come tradurre il Vangelo in azione e con esperienze dirette che vedano tutti impegnati per l’edificazione del Regno di Dio con esperienze di carità e con forti accentuazioni di riproposte di vangelo nei caseggiati, nel vicinato, nelle realtà che soprattutto appaiono lontane dalla parrocchia stessa. Di qui la puntualizzazione di una costruzione di un itinerario di fede annuale e una continua verifica del lavoro in una progettualità attuativa di evangelizzazione”.

Quali compiti hanno il parroco e i laici nella parrocchia?
“Dobbiamo necessariamente uscire da queste divisione. Non si tratta di superare la diversità dei ruoli e dei ministeri, ma di progettare il rinnovamento parrocchiale in chiave comunitaria. E’ la comunità il soggetto della nuova evangelizzazione. E’ dalla comunità che devono generarsi le vocazioni.

E’ la comunità di Chiesa e quella di strada che deve rivitalizzare l’annuncio del Cristo morto e risorto. Tutto ciò richiede il passaggio del non vivere il cristianesimo da solo, ma di essere parte integrante della comunità passando dalla sterilità alla fecondità. Il tutto permette di diventare discepoli fecondi della Parola e generatori di salvezza. Il Vangelo non è una notizia da barattare, ma un’esperienza da vivificare attraverso una generosità incondizionata.

I grappoli della fecondità sono generati in comunità vivono e che si vivificano in famiglie aperte all’accoglienza e si rigenerano in esperienze alternative di vagiti che stimolano a fecondare il mondo. Sono i grappoli non lasciati marcire sotto il sole, né trattati con i pesticidi inquinanti, ma quelli derivanti dalle attenzioni che sono ‘ali di riserva’ e che non hanno a che fare con i compromessi delle spartizioni di potere a livello economico e politico.

Sono i grappoli che non rimangono acini singoli nei panieri di qualcuno, ma che sulle tavole di tutti sono il segno di quelle croci non lasciate per bella mostra sui calvari delle indifferenze.

I grappoli fecondi sono le croci sradicate dalle strade delle indifferenze e che finiscono per santificare anche gli specialisti delle perplessità dove tutto diventa esperienza di fede rapportata all’attenzione verso gli ultimi; agli ammalati; alla vita nascente da non deturpare in qualche cassonetto di spazzatura o nei bidoni dei rifiuti delle sale operatorie; ad un’educazione cristiana dei giovani affinché siano testimoni del Vangelo e non superficiali ‘cristianelli’ del quieto vivere e per ricominciare il giorno seguente a quello passato. Questo è un lavoro lungo, ma necessario e mi auguro che il testo provochi un dibattito aperto e una svolta reale e nuova”.

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