Il papa chiede rispetto per la vita

“Sono profondamente commosso per la morte del piccolo Alfie. Oggi prego specialmente per i suoi genitori mentre Dio Padre lo accoglie nel suo tenero abbraccio”: così si è espresso papa Francesco in un tweet in inglese diffuso nel primo pomeriggio del 28 aprile, giorno in cui, dopo polemiche e scontri, appelli e ricorsi in tribunale, è giunta al suo triste epilogo la vicenda del bimbo di 23 mesi ricoverato a Liverpool, affetto da una grave malattia neurodegenerativa di difficile diagnosi.

Il padre, Tom Evans, ricevuto nei giorni scorsi dal papa, aveva dato la notizia della morte in un messaggio su internet: “Il mio gladiatore ha posato lo scudo e ha spiccato il volo alle 2.30”. E del rapporto tra scienza ed etica il papa aveva parlato nella mattinata di sabato, ricevendo in udienza nell’Aula Paolo VI i partecipanti alla conferenza internazionale ‘Unite to Cure’, sottolineando che la scienza ha ‘dei limiti da rispettare per il bene dell’umanità stessa e necessita di un senso di responsabilità etica’ di fronte alla persona che soffre.

A scienziati, ricercatori, medici, operatori sanitari e sociali del mondo il papa ha ribadito i quattro verbi della conferenza internazionale, prevenire, riparare, curare e preparare il futuro: “Prevenire significa avere uno sguardo lungimirante verso l’essere umano e l’ambiente in cui vive.

Significa pensare a una cultura di equilibrio in cui tutti i fattori essenziali (educazione, attività fisica, dieta, tutela dell’ambiente, osservanza dei ‘codici di salute’ derivanti dalle pratiche religiose, diagnostica precoce e mirata, e altri ancora) possono aiutarci a vivere meglio e con meno rischi per la salute. Questo è particolarmente importante quando pensiamo ai bambini e ai giovani, che sono sempre più esposti ai rischi di malattie legate ai cambiamenti radicali della civiltà moderna.

Basta riflettere sull’impatto che hanno sulla salute umana il fumo, l’alcol o le sostanze tossiche rilasciate nell’aria, nell’acqua e nel suolo. Un’alta percentuale dei tumori e altri problemi di salute negli adulti può essere evitata attraverso misure preventive adottate durante l’infanzia.

Questo, però, richiede un’azione globale e costante che non può essere delegata alle istituzioni sociali e governative, ma domanda l’impegno di ciascuno. Urge, perciò, la necessità di diffondere una maggiore sensibilità tra tutti per una cultura di prevenzione come primo passo verso la tutela della salute”.

Poi ha sottolineato l’importanza della ricerca scientifica nella cura dei pazienti: “Negli ultimi anni il progresso nella ricerca cellulare e nell’ambito della medicina rigenerativa ha permesso di raggiungere nuovi traguardi nelle tecniche di riparazione dei tessuti e nelle terapie sperimentali, aprendo un importante capitolo nel progresso scientifico e umano che è stato racchiuso nel vostro convegno in due termini: riparare e curare. Più esteso sarà il nostro impegno a favore della ricerca, più questi due aspetti diventeranno rilevanti ed efficaci, permettendo di rispondere in maniera più adeguata, incisiva e persino più personalizzata ai bisogni delle persone malate”.

Riprendendo le parole di Paolo VI nell’enciclica ‘Popolorum Progressio’ ha invitato i convegnisti al rispetto dei limiti ‘scientifici’: “La scienza è un mezzo potente per comprendere meglio sia la natura che ci circonda sia la salute umana. La nostra conoscenza progredisce e con essa aumentano i mezzi e le tecnologie più raffinate che permettono non solo di guardare la struttura più intima degli organismi viventi, uomo incluso, ma addirittura di intervenire su di essi in modo così profondo e preciso da rendere possibile perfino la modifica del nostro stesso DNA.

In questo contesto è fondamentale che aumenti la nostra consapevolezza della responsabilità etica nei confronti dell’umanità e dell’ambiente in cui viviamo. Mentre la Chiesa elogia ogni sforzo di ricerca e di applicazione volto alla cura delle persone sofferenti, ricorda anche che uno dei principi fondamentali è che ‘non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è per ciò stesso eticamente accettabile’. La scienza, come qualsiasi altra attività umana, sa di avere dei limiti da rispettare per il bene dell’umanità stessa, e necessita di un senso di responsabilità etica”.

In conclusione papa Francesco ha sottolineato il bisogno di ‘preparare il futuro’: “Pensare il futuro significa, quindi, intraprendere un itinerario segnato da un duplice movimento. Il primo, ancorato a una riflessione interdisciplinare aperta che coinvolga molteplici esperti e istituzioni e permetta uno scambio reciproco di conoscenze;

il secondo, costituito dalle azioni concrete a favore di chi soffre. Entrambi questi movimenti esigono la convergenza di sforzi e di idee capaci di coinvolgere rappresentanti di varie comunità: scienziati e medici, pazienti, famiglie, studiosi di etica e di cultura, leader religiosi, filantropi, rappresentanti dei governi e del mondo imprenditoriale. Sono particolarmente felice che questo processo sia già in corso, e che questa iniziativa idealmente unisca già molti per il bene di tutti”.

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