Card. Parolin a Monreale ha invitato a scoprire la bellezza cristiana

Lo scorso 26 aprile la diocesi di Monreale ha chiuso il Giubileo del 750^ anniversario della dedicazione della Cattedrale di Monreale con la celebrazione eucaristica del segretario di stato vaticano, card. Pietro Parolin.

Questa è stata per l’Arcidiocesi di Monreale la prima volta che un segretario di stato papale fa visita al Duomo dopo che nel lontano 25 aprile 1267, primo lunedì dopo l’ottava di pasqua, la cattedrale fu consacrata alla Madonna dal card. Rodolfo Grosparmi, vescovo cardinale di Albano e Legato Apostolico di papa Clemente IV.

Nel ringraziare il card. Parolin, mons. Michele Pennsi, arcivescovo di Monreale, ha ricordato che questa diocesi è una terra di santi: “Dobbiamo essere grati al Signore che ha arricchito la nostra Chiesa non solo di pietre d’oro ma di tante figure di santità. San Leoluca e san Bernardo da Corleone, la laica di Azione Cattolica beata Pina Suriano, la beata madre Maria di Gesù Santocanale. Il venerabile arcivescovo Antonio A. Intreccialagli, il venerabile parroco mons. Giovanni Bacile, il venerabile fra Innocenzo da Chiusa Sclafani, la venerabile suor Maria Teresa di Gesù Cortimiglia. In questa cattedrale ha celebrato la sua ultima Eucaristia il beato don Pino Puglisi”.

Nell’omelia il card. Parolin ha sottolineato la bellezza della cattedrale: “Lo scenario che si apre all’occhio del visitatore di questa cattedrale, fosse anche il più distratto o il più lontano dalla fede, suscita meraviglia per l’armoniosa e radiosa concentrazione di perfetta bellezza. Lo splendore di ori e di figure indirizza l’attenzione sul Pantocrator, il Cristo onnipotente e benedicente del catino absidale, immenso, sereno, glorioso, che non ci si stanca di contemplare. Tante personalità furono toccate da questo incanto, tra le quali il teologo tedesco Romano Guardini, colmo di gratitudine per l’esistenza di questo tempio, il padre David M. Turoldo, che chiamò Monreale ‘mirabile tesoro’ e tanti altri”.

Tale bellezza è stata sempre messa in grande rilievo fin da subito perché permette di ‘gustare’ la bellezza di Dio: “Il Duomo di Monreale suscita i medesimi sentimenti provati dagli ambasciatori del Principe Vladimir di Kiev, quando, nel 987, partecipando ad una liturgia in una chiesa di Costantinopoli, riferirono al re che pareva loro di essere rapiti tra cielo e terra.

La magnificenza dei mosaici e dell’intera costruzione, infatti, diventa più viva e vivificante partecipando all’azione liturgica, quando il popolo cristiano e il suo Pastore celebrano uniti le lodi del Signore e rinnovano il suo sacrificio sulla Croce. Le energie e l’ingegno profusi per la costruzione del tempio sono al servizio dell’azione della preghiera della comunità cristiana.

Allo splendore del luogo, che ripercorre attraverso immagini la storia della salvezza, corrisponde il miracolo quotidiano che ci fa gustare l’Eucaristia. Le meraviglie create dall’arte ispirata dalla Parola di Dio diventano luogo ideale per accogliere la presenza del Signore divenuto cibo e bevanda di vita per il suo popolo”.

E proprio la bellezza della Cattedrale è testimonianza dello stretto rapporto tra Dio ed il popolo: “Possiamo entrare in una benedetta terra di confine, dove Dio comunica con noi e noi con Lui. Grazie all’Eucaristia di cui ci nutriamo, formiamo una vera comunità che cammina insieme e supera sterili egoismi e vuoti personalismi. Il fulgore della Cattedrale ci fa risalire alla fede che lo rese possibile.

La grande arte cristiana è davvero, insieme alla testimonianza del martirio e alla carità operosa, la prova più convincente della verità della fede, del fatto che Cristo non è un personaggio relegato nel passato, ma è il Risorto vivente, che guida la storia. Il Duomo di Monreale invita a prendere sul serio la Rivelazione cristiana, perché una tale cascata di bellezza rimanda alla fonte che l’ha ispirata, a generazioni di credenti che seppero, attraverso la pietra e il mosaico, manifestare la gioia interiore del discepolo redento da Cristo”.

Ed il fulgore del duomo cittadino è uno ‘scrigno’ da conservare: “Il Duomo di Monreale è orgoglio e fierezza della città, dell’Arcidiocesi e di tutta la Sicilia, è uno scrigno di fede che si è fatto pietra e mosaico a testimonianza perenne dell’attaccamento dei siciliani alla loro Chiesa e richiede speciale cura, premura e generosità.

Le tessere splendenti postulano però qualcosa di più importante… Esse mettono in rapporto l’edificio chiesa con il popolo di Dio che in esso si raduna. La bellezza esteriore del tempio trova riscontro nella bellezza dell’anima di ogni fedele, santificata dalla grazia attraverso il battesimo e gli altri sacramenti, che ci rendono membra del Corpo di Cristo”.

La storia millenaria di tale opera permette di essere ‘pietre vive’ nell’economia salvifica: “Non si può però essere pietre vive rimanendo nell’isolamento, sconnessi dalla comunità che ci trasmette i doni del Signore. Non si vive nella Chiesa come atomi indipendenti ed autoreferenziali, perché ognuno è in relazione vitale con Dio che lo ha creato e redento e con i fratelli.

Lo Spirito Santo ci ha radunati in un solo popolo, di cui siamo membra vive. E’ necessario perciò assecondarne il soffio e sforzarci di creare armonia, di fare coro, per diffondere un concerto melodioso che moltiplichi le energie al servizio del bene”.

Ma la bellezza esteriore è tale se è sostenuta dalla bellezza interiore: “Il terzo pilastro è lo spezzare il pane con i fratelli nell’Eucaristia in letizia e semplicità di cuore. Esercitando la virtù dell’umiltà, partecipando alle gioie e ai dolori della comunità, facendo della liturgia la principale fonte della carità per assomigliare sempre più al pane eucaristico di cui ci nutriamo, la fede diventa luce che diffonde la carità…

L’Eucaristia, fonte e centro della comunità, genera una carità fattiva, sulle orme di Cristo, che si è fatto carità del Padre verso di noi. L’assiduità alle preghiere nel tempio, specialmente in alcuni momenti significativi della vita della comunità cristiana, è il quarto pilastro. Nel riunirsi dei fedeli, Dio opera segni e prodigi, rinsalda e fa crescere la comunità e disperde le forze disgregatrici.

Ne nasce una vita bella e gioiosa, che sa affrontare le vicende umane, nella loro alternanza tra gioie e dolori, alla luce del Vangelo, senza fughe dalla realtà, ma con la gioia pasquale nel cuore, che irradia una speranza indistruttibile di vita senza fine, con Dio, con la Beata Vergine Maria e tutti i santi”.

Ed è per questo che il duomo di Monreale; chi lo ha costruito è stato contagiato dalla grazia dello Spirito Santo: “Non è decisivo adorare Dio in un determinato luogo. E’ decisivo invece adorarlo nella docilità allo Spirito Santo, con una coscienza limpida, lontana dal male perché redenta da Cristo.

Lo splendore del tempio e della liturgia si rivolgono alle anime perché diventino a loro volta splendide per l’azione della Grazia in loro. In tal modo, la preghiera e l’adorazione diverranno vita e carità. Esse hanno bisogno, prima che della bellezza del tempio di pietre, della bellezza di un cuore docile, che ami il Signore ed il prossimo e faccia spazio a Dio in ogni momento dell’esistenza”.

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